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Tiziana e Daniele in Municipio

Tiziana e Daniele in Municipio

Auguri agli sposi. In una giornata tersa e fredda, nella bella cornice di Moriondo, la nostra Dama Tiziana convolava a nozze con il suo Daniele.

In chiesa, nel corso del rito del matrimonio.

In chiesa, nel corso del rito del matrimonio.

Tanti gli amici, grande la partecipazione del paese. Al rito ha preso parte una delegazione dell’Ordine a testimoniare la vicinanza e la comunione con la sorella Tiziana.

Al rito civile che si è svolto in Comune, dove lavora il marito Daniele, rito presieduto dal Sindaco, ha fatto seguito il rito religioso cattolico officiato nella chiesa parrocchiale da padre Lorenzo.

Grande la gioia per i Cavalieri del V.O.S.S. non solo per avere assistito e partecipato al coronamento del sogno di Tiziana e Daniele ma anche per avere avuto la possibilità di venerare una reliquia di San Bernard de Clairvaux gelosamente custodita nella chiesa di Buttigliera e portata nell aparrocchia di Moriondo da padre Lorenzo.

Sorella Tiziana si reca in chiesa accompagnata dai fratelli cavalieri

Sorella Tiziana si reca in chiesa accompagnata dai fratelli cavalieri

Gli sposi, con un atto di grande coraggio e a testimonianza della loro grande caratura spirituale, hanno chiesto agli amici di non fare regali ma di effettuare libere donazioni in denaro a favore di sacerdoti e comunità cattoliche estremamente sofferenti in questa confusa situazione politica ed economica a livello globale. Le offerte sono partite così per comunità cattoliche di Siria, Iraq e Pakistan.

Sorella Tiziana

Sorella Tiziana si intrattiene con Padre Lorenzo al termine del rito del matrimonio religioso.

La delegazione dei Cavalieri del V.O.S.S. all'uscita dalla chiesa.

La delegazione dei Cavalieri del V.O.S.S. all’uscita dalla chiesa.

René Guénon

René Guénon

Il testo qui sotto riportato è certamente di interesse culturale per i Cavalieri. Si tratta di uno scritto di René Guénon, filosofo francese (1886 – 1951) certamente a noi non vicino ma non per questo da non conoscere.  Guénon, dopo avere iniziato lo studio della matematica, frequenta successivamente i corsi di occultismo dell'”École hermétique” di Gérard Encausse [Papus]. Partecipa attivamente alla vita di quell’ambiente di chiara matrice massonica. Diventa poi membro della “Église gnostique”. Nonostante il suo peregrinare fisico in paesi del nord Africa e del Medio Oriente ed una chiara confusione spiirituale pubblica alcuni articoli sul simbolismo cristiano (Il Simbolismo della Croce, 1931). Nel 1930 si reca al Cairo alla ricerca di testi sufii e là abbraccia la religione mussulmana assumendo il nome di Sheikh Abdel Wahêd Yahia e diventando cittadino egiziano. Ancora oggi è considerato un grande studioso di esoterismo. Oltre alle molte opere pubblicate in vita, apparvero postume: “L’Esotérisme du Graal” (1951) e “Aperfus sur l’ésotérisme chrétien” (1954). Tratto da: Enciclopedia Italiana Treccani.

 

 Tra le attribuzioni degli Ordini di cavalleria, e più particolarmente dei Templari, una delle più note, ma non delle meglio comprese, è quella di « Guardiani della Terra Santa ». Se ci si attiene al suo significato più esteriore, una spiegazione immediata è certamente data dalla connessione esistente tra l’origine di questi Ordini e le Crociate, poiché sia per i cristiani che per gli ebrei la « Terra Santa » non designa nient’altro che la Palestina. Tuttavia la questione diventa più complessa quando si tiene presente che diverse organizzazioni orientali dall’indubbio carattere iniziatico, come quelle degli Assassini e dei Drusi, assunsero ugualmente la denominazione di « guardiani della Terra Santa ».

Evidentemente qui non si tratta più della Palestina; v’è inoltre da notare che tali organizzazioni presentano molti tratti in comune con gli Ordini di cavalleria occidentali, e che storicamente alcune di esse ebbero relazioni con questi. Ci si potrebbe a questo punto chiedere che cosa si debba intendere in realtà con l’espressione « Terra Santa » e a che cosa corrisponda esattamente la funzione di «guardiani», propria di un determinato genere di iniziazione che potremmo chiamare «cavalleresca», dando a questo termine un’estensione più ampia di quella che gli si da ordinariamente, ma che le analogie esistenti fra le sue diverse forme giustificano ampiamente.

In altri scritti e in particolare nel nostro studio sul Re del Mondo, abbiamo spiegato che l’espressione «Terra Santa» possiede un certo numero di sinonimi quali «Terra Pura», «Terra dei Santi», «Terra dei Beati », « Terra dei Viventi », « Terra d’Immortalità », che queste disegnazioni equivalenti s’incontrano nelle tradizioni di tutti i popoli e che esse sempre si applicano essenzialmente a un centro spirituale, la cui localizzazione in una determinata regione può a seconda dei casi essere intesa letteralmente o simbolicamente o nei due sensi contemporaneamente. Ogni « Terra Santa » è anche designata con espressioni come « Centro del Mondo » o « Cuore del Mondo », ma ciò richiede qualche chiarimento, poiché tali designazioni, sebbene uniformi, trovano applicazioni diverse e possono facilmente dar adito a confusioni.

Se consideriamo ad esempio la tradizione ebraica, notiamo che nel Sefer letsirah si parla del « Santo Palazzo» o «Palazzo interiore», che è il vero «Centro del Mondo », nel senso cosmologico del termine, e che questo « Santo Palazzo » ha quale sua immagine nel mondo umano la dimora della Shekinah, o la « presenza reale della Divinità » ‘. Per il popolo d’Israele, questa dimora della Shekinah era il Tabernacolo (Mishkan), il quale per tale ragione, era considerato il «Cuore del Mondo», perché era effettivamente il centro spirituale della sua propria tradizione.

Questo centro, d’altronde, all’inizio non era un luogo fisso; quando si tratta di un popolo nomade, com’era il caso, il suo centro spirituale deve spostarsi con esso, pur-tuttavia restando lo stesso nel corso degli spostamenti. La residenza della Shekinah, afferma il Vulliaud, divenne fissa soltanto il giorno in cui fu costruito il Tempio per il quale Davide aveva approntato l’oro, l’argento e tutto quanto era necessario a Salomone per portare a termine l’opera.

Il Tabernacolo delta Santità di Jehovah, la dimora della Shekinah, è il Santo dei Santi che è il cuore del Tempio, il quale è a sua volta il centro di Sion (Gerusalemme), così come la Santa Sion è il centro della Terra d’Israele e come la Terra d’Israele è il centro del mondo ». Si può. rilevare che si tratta di una serie di estensioni graduali dell’idea di centro nelle applicazioni che successivamente ne son fatte, di modo che la denominazione di « Centro del Mondo » o di « Cuore del Mondo » è infine estesa alla Terra d’Israele tutta intera, in quanto questa viene intesa come la «Terra Santa »; aggiungeremo che essa, fra le altre denominazioni, riceve anche quella di « Terra dei Viventi ». Si parla della « Terra dei Viventi che comprende sette terre», e il Vulliaud osserva che « questa Terra è Canaan in cui abitavano sette popoli », il che è esatto in senso letterale, anche se un’interpretazione simbolica è egualmente possibile.

L’espressione « Terra dei Viventi » è l’esatto sinonimo di «soggiorno d’immortalità», e la liturgia cattolica l’applica al soggiorno celeste degli eletti, che era in effetti raffigurato dalla Terra promessa, poiché Israele, varcandone i confini, doveva vedere la fine delle sue tribolazioni. Da un altro punto di vista ancora, la Terra d’Israele, in quanto centro spirituale, era un’immagine del Ciclo, dacché, secondo la tradizione ebraica, « tutto ciò che fanno gli Israeliti sulla terra è compiuto a imitazione di ciò che avviene nel mondo celeste ».

Quel che è detto qui degli Israeliti può ugualmente dirsi di tutti i popoli che posseggono una tradizione ortodossa; infatti il popolo d’Israele non è il solo ad aver assimilato il suo territorio al « Cuore del Mondo » e ad averlo considerato un’immagine del Ciclo, due idee che in fondo coincidono. L’impiego dello stesso simbolismo si ritrova presso altri popoli che possedevano una «Terra Santa», cioè un territorio in cui era stabilito un centro spirituale avente una funzione paragonabile a quella che il Tempio di Gerusalemme aveva per gli Ebrei. Ve cioè una corrispondenza fra la « Terra Santa » e l’Omphalos, che era l’immagine visibile del « Centro del Mondo » per il popolo abitante la regione in cui era collocato.

Il simbolismo che stiamo esaminando si ritrova anche presso gli antichi Egiziani: si legge in Plutarco che «gli Egiziani davano al loro paese il nome di Chémia e lo paragonavano a un cuore». La ragione che ne da l’autore è molto strana: «Questo paese è infatti caldo e umido, si trova nella parte meridionale delle terre abitate, si estende verso il mezzogiorno, così come nel corpo umano il cuore si trova a sinistra » poiché « gli Egiziani considerano l’Oriente il volto del mondo, il settentrione la sua destra e il mezzogiorno la sua sinistra». Tali similitudini sono piuttosto superficiali e la vera ragione della corrispondenza dev’essere tutt’altra, perché questo stesso paragone con il cuore è stato attribuito a ogni terra cui fosse riconosciuto un carattere sacro e « centrale », nel senso spirituale, a prescindere dalla sua posizione geografica.

D’altronde, sempre secondo Plutarco, il cuore, che rappresentava l’Egitto, rappresentava nello stesso tempo il Ciclo: « Gli Egiziani – egli scrive – raffigurano il Ciclo, che mai invecchia, perché eterno, con un cuore posto su di un braciere dalla fiamma costante¬mente alimentata ». Questo cuore è raffigurato da un vaso, il quale non è altro che quello che le leggende del Medioevo occidentale avrebbe designato con il nome di « Santo Graal », e tale vaso è nel contempo il geroglifico dell’Egitto e del Ciclo.

Si può dunque concludere che esistono tante « Terre Sante » particolari quante sono le forme tradizionali regolari, poiché rappresentano i centri spirituali corrispondenti rispettivamente a queste diverse forme; ma, se lo stesso simbolismo si applica uniformemente a tutte le « Terre Sante », vuoi dire che questi centri spirituali hanno tutti un’analoga costituzione, che sovente si riscontra persino nei minimi particolari, perché sono altrettante immagini d’uno stesso centro unico e supremo, il quale soltanto è veramente il « Centro del Mondo»; tali centri ricevono da esso i loro attributi, partecipando alla sua natura mediante una comunicazione diretta che costituisce la garanzia dell’ortodossia tradizionale, e rappresentandolo effettivamente con diversi gradi d’esteriorità in epoche e luoghi determinati.

In altri termini, esiste una « Terra Santa » per eccellenza, prototipo di tutte le altre, centro spirituale al quale tutti gli altri centri sono subordinati, seggio della Tradizione primordiale donde tutte le singole tradizioni sono derivate tenendo conto delle caratteristiche dei popoli e delle epoche. Questa « Terra Santa» per eccellenza è la «contrada suprema», che è il significato del termine sanscrito Paradéska, donde i Caldei trassero Pardes e gli Occidentali Paradiso; è il «Paradiso terrestre», il punto di partenza di tutte le tradizioni, nel cui centro sgorga la fonte unica da cui nascono i quattro fiumi che scendono verso i quattro punti cardinali”, ed è anche il «soggiorno d’immortalità», com’è facile rendersi conto dalla lettura dei primi capitoli della Genesi.

Non pensiamo di ritornare su tutte le questioni riguardanti il Centro supremo e che abbiamo già trattato altrove con una certa completezza: la sua conservazione, in un modo più o meno nascosto a seconda delle epoche, dall’inizio alla fine del ciclo, cioè a partire dal « Paradiso terrestre ». sino alla « Gerusalemme celeste », che ne rappresentano le due fasi estreme; i molteplici nomi che lo designano, come Tuia, Luz, Salem, Agartha, e i diversi simboli che lo raffigurano, la montagna, la caverna, l’isola ed altri ancora, aventi quasi tutti un rapporto immediato con il simbolismo del «Polo» o dell’«Asse del Mondo».

A queste raffigurazioni dobbiamo aggiungere quelle che lo identificano a una città, a una cittadella, a un tempio o a un palazzo, a seconda del particolare aspetto che si vuoi considerare; ricorderemo pure sia il Tempio di Salomone, il quale si ricollega direttamente al nostro argomento, sia il « triplice recinto » di cui abbiamo recentemente parlato indicandolo quale simbolo della gerarchia iniziatica di certi centri tradizionali, ed infine il misterioso labirinto, il quale sotto una forma più complessa si ricollega a una concezione similare, con la differenza che in questo caso a esser messa soprattutto in evidenza è l’idea d’un « incamminarsi » verso il centro nascosto.

Dobbiamo ancora aggiungere che il simbolismo della «Terra Santa» ha un duplice significato: sia che si riferisca al Centro supremo o a un centro subordinato, non rappresenta solo il centro in questione, ma anche, per un’associazione del tutto naturale, la tradizione che da esso emana o vi è conservata, e cioè, nel primo caso, la Tradizione primordiale e nel secondo una certa particolare forma tradizionale. Questo duplice senso si ritrova anche, e in modo molto netto, nel simbolismo del « Santo Graal », il quale è nello stesso tempo un vaso (grasale) e un libro (gradale o graduale); quest’ultimo aspetto designa evidentemente la tradizione, mentre l’altro riguarda più direttamente lo stato corrispondente al possesso effettivo di questa tradizione, cioè lo « stato edenico » se si tratta della Tradizione primordiale; e chi è pervenuto a tale stato si trova per ciò stesso reintegrato nel Pardes, per cui si può dire che la sua dimora è ormai nel « Centro del Mondo ».

Non senza motivo abbiamo avvicinato questi due simbolismi poiché la loro stretta similitudine sta ad indicare che quando si parla della «cavalleria del Santo Graal » o dei « guardiani della Terra Santa », con queste due espressioni si deve intendere esattamente la stessa cosa; dobbiamo solo più spiegare, per quanto possibile, in che cosa consiste propriamente la funzione di questi «guardiani», funzione che fu in particolare quella dei Templari.

A tal fine occorre anzitutto distinguere tra i detentori della tradizione, la cui funzione è di conservarla e di trasmetterla, e coloro che ne ricevono soltanto, in diverse misure, una comunicazione e una partecipazione.

I primi, depositari e dispensatori della dottrina, sono collegati alla fonte, che è propriamente il centro stesso; di là, la dottrina si comunica e si ripartisce gerarchicamente ai diversi gradi iniziatici, seguendo le correnti rappresentate dai fiumi del Pardes, o, se ci si vuoi riferire a un simbolo da noi studiato in altra occasione, dai canali che, partendo dall’interno, uniscono tra loro i successivi recinti che corrispondono a questi diversi gradi.

Tutti coloro che partecipano alla tradizione non pervengono dunque allo stesso grado, né svolgono la stessa funzione. Occorre anzi fare una distinzione tra queste due cose, le quali, sebbene in generale si corrispondano in un certo modo, non sono tuttavia strettamente solidali, perché può avvenire che un uomo sia intellettualmente qualificato per raggiungere i gradi più elevati, ma non sia con ciò adatto a svolgere tutte le funzioni esistenti in un’organizzazione iniziatica.

Poiché qui ad interessarci sono soltanto le funzioni, diremo che i « guardiani » sono coloro che si situano sul confine del centro spirituale, preso nel senso più ampio, o nel recinto più esterno, quello da cui tale centro è nel contempo separato dal « mondo esteriore » e messo in relazione con quello. Di conseguenza, questi « guardiani » hanno una duplice funzione: da un lato, sono propriamente i difensori della « Terra Santa ». nel senso che ne impediscono l’accesso a coloro che non posseggono le qualificazioni per penetrarvi, e ne costituiscono così quella che abbiamo chiamato la sua « copertura esteriore », cioè la nascondono agli sguardi dei profani; dall’altro, assicurano anche certe relazioni regolari con l’esterno, come spiegheremo in seguito.

Il Leone, da sempre simbolo di fierezza, coraggio e lealtà.

Il Leone, da sempre simbolo di fierezza, coraggio e lealtà.

È evidente che la funzione di difendere è, per esprimerci nei termini della tradizione indù, un compito degli Kshatriya; ed, in effetti, ogni iniziazione « cavalieresca » è essenzialmente adatta alla natura propria degli uomini appartenenti alla casta guerriera. cioè agli Kshatriya. Così si spiegano le speciali caratteristiche di questa iniziazione, il particolare simbolismo che le è proprio e, specialmente, la presenza in essa d’un elemento affettivo, indicato in modo esplicito con il termine «Amore»; su quest’ultimo punto non ci soffermiamo, avendolo già trattato esaurientemente in altra occasione.

Nel caso dei Templari, v’è qualcosa di più di cui tener conto: sebbene la loro iniziazione fosse essenzialmente «cavalleresca», così come s’addiceva alla loro natura e alla loro funzione, essi possedevano un duplice carattere nel contempo militare e religioso; e così doveva essere se, come abbiamo buone ragioni di pensarlo, essi facevano parte dei « guardiani » del Centro supremo, in cui l’autorità spirituale e il potere temporale sono riuniti nel loro principio comune e che a tutto ciò che vi è direttamente ricollegato conferisce il marchio di tale unione.

Nel mondo occidentale, in cui lo spirituale ha assunto la forma specificamente religiosa, i veri « guardiani della Terra Santa », fino a quando ebbero un’esistenza in qualche modo « ufficiale», dovevano essere dei cavalieri, ma dei cavalieri che fossero nello stesso tempo dei monaci, come in effetti furono i Templari.

Ciò ci porta a parlare della seconda funzione dei « guardiani » del Centro supremo, quella che consiste, come abbiamo già visto, nell’assicurare certe relazioni esteriori e soprattutto, aggiungeremo, nel mantenere il legame tra la Tradizione primordiale e le tradizioni secondarie e derivate. A tal fine, occorre che per ogni forma tradizionale vi siano una o più organizzazioni costituite in seno a questa forma secondo le apparenze, ma composte da uomini aventi coscienza di quel che è al di là di tutte le forme, cioè di quella dottrina unica che è la fonte e l’essenza di tutte le altre e che coincide con la Tradizione primordiale.

In un mondo di tradizione ebraico-cristiana, tale organizzazione doveva naturalmente prendere per simbolo il Tempio di Salomone; questo, del resto, avendo da tempo cessato d’esistere materialmente, poteva ave¬re un significato soltanto ideale, essendo un’immagine del Centro supremo, com’è per ogni centro spirituale secondario, e l’etimologia stessa del nome Gerusalemme indica chiaramente che era solo un’immagine visibile della misteriosa Salem di Melchissedec. Se tale fu il carattere dei Templari, essi dovevano, per svolgere la funzione loro assegnata e che riguardava una determinata tradizione, quella dell’Occidente, conformarsi esteriormente alla forma di questa tradizione; ma, nel contempo, l’esser coscienti della vera unità dottrinale doveva renderli capaci di comunicare con i rappresentanti delle altre tradizioni: così si spiegano le loro relazioni con certe organizzazioni orien¬tali, e soprattutto, com’è naturale, con quelle che adempivano a un compito analogo al loro.

D’altra parte, si può comprendere allora che la distruzione dell’Ordine del Tempio comportò per l’Occidente la rottura delle relazioni regolari con il « Centro del Mondo »; ed è proprio al XIV secolo che bisogna far risalire la deviazione che doveva inevitabilmente risultare da tale rottura e che è andata sempre più accentuandosi sino alla nostra epoca. Il che non vuoi dire che tutti i legami furono troncati d’un colpo solo; ancora per lungo periodo, le relazioni poterono essere mantenute in una certa misura e nascostamente attraverso organizzazioni come la Fede Santa, i «Fedeli d’Amore», la «Massenia del Santo Graal », e senza dubbio ben altre ancora, tutte eredi dello spirito dell’Ordine del Tempio e quasi tutte ad esso ricollegate mediante una filiazione più o meno diretta.

A conservare in vita questo spirito e a ispirare tali organizzazioni, senza mai costituire essi stessi un gruppo definito, furono coloro che vennero chiamati con il nome essenzialmente simbolico di Rosa-Croce; ma venne un giorno in cui i Rosa-Croce stessi dovettero abbandonare l’Occidente, le cui condizioni erano diventate tali da impedire che la loro azione potesse ancora esercitarsi, e si dice che si ritirarono allora in Asia, riassorbiti in qualche modo nel Centro supremo di cui essi erano un’emanazione.

Per il mondo occidentale non vi è più una « Terra Santa » da proteggere, poiché il sentiero che vi conduce è ormai da tempo del tutto cancellato. Quanto tempo ancora durerà questa situazione e si può sperare che la comunicazione verrà presto o tardi ristabilita? È una domanda a cui non spetta a noi dare una risposta; a parte il fatto che non vogliamo fare nessuna previsione, la soluzione dipende soltanto dall’Occidente stesso, poiché è con il ritorno a condizioni normali e con il ritrovamento dello spirito della sua propria tradizione, se vi è ancora in esso tale possibilità, che potrà vedere riaprirsi la via che conduce al « Centro del Mondo ».

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INRI ovvero ” Jesus Nazarenus Rex Judeorum “.

I.N.R.I. è un tetragramma cristiano le cui iniziali derivano dalla frase latina : ” Jesus Nazarenus Rex Iudaeorum” e cioè: ” Gesù il Nazareno Re dei Giudei “. Secondo la tradizione religiosa  cristiana questo acronimo sarebbe stato posto sulla sommità della croce, a titolo dispregiativo, da Ponzio Pilato.

Questi vrebbe dato ordine di posizionare l’insegna di condanna di Gesù scritta in ebraico, greco e latino. Questo è quanto ricaviamo principalmente dalla lettura del Vangelo di Giovanni (19, 19) anche se tutti gli evangelisti riportano la stessa frase (” titulus “) pur con sfumature diverse. Vedi Matteo (27, 37), Marco (15, 26) e Luca (23, 38).

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Al Pellicano, uccello di colore bianco dal caratteristico lungo becco adunco,  presente in Europa orientale, Asia sud-occidentale ed in Africa, si attribuisce un importante significato allegorico.

Esso è stato utilizzato come forte simbolo di amore filiale, carità e devozione filiale totale, capace di arrivare al sacrificio estremo. La ragione di ciò la si deve al fatto che il pellicano, nel momento in cui fornisce ai suoi piccoli il cibo contenuto nella sua ampia sacca presente sotto il becco pare donare loro le proprie carni a nutrimento. In realtà, fu la posizione ricurva del becco verso il petto, favorevole alla apertura della sacca contenete i pesci pescati da donare alla prole, a dare vita alla credenza che il pellicano si squarciasse il petto per nutrirli addirittura con il proprio sangue.

Il pellicano della simbologia templare nutre la prole con il proprio sangue

E’ probabile che la credenza abbia origine remote sia per l’assonanza del nome dell’uccello con le parole greche e sanscrite relative all’ascia (“pelekus” e “paraçu” rispettivamente), oggetto simbolico del sacrificio di sangue,che per l’analogia di forme tra la linea del becco e la linea di taglio dell’ascia. Il pellicano, simbolo dell'amore incondizionato pronto al sacrificio

Gli antichi greci chiamavano il pellicano Onocrotalo, a causa del suo suo particolare verso “krotos” con qualche somiglianza al raglio di un asino.

Il Sommo Poeta, nella sua Divina Commedia ( Paradiso canto XXV, 112-114 ) dinnanzi all’Apostolo Giovanni si riferisce a Cristo chiamandolo il “nostro Pellicano” :  «Questi è colui che giacque sopra’l petto del nostro Pellicano, e Questi fue di su la croce al grande officio eletto».

Il pellicano si presta  ad una duplice simbologia: da un lato è inteso come immagine di Cristo che si lascia crocifiggere e dona il suo sangue per redimere l’umanità, dall’altro come immagine di  Dio Padre che sacrifica suo unico Figlio facendolo risorgere dalla morte dopo tre giorni.

 Nella simbologia templare il pellicano, pur comparendo solo una volta nell’Antico Testamento (Salmi, 102.7) e pur non essendo mai citato nei Vangeli, è un supremo simbolo di amore, fedeltà, carità; esso è la rappresentazione simbolica del Cristo sofferente, con il petto squarciato. Il collegamento col simbolo cristiano del Sacro Cuore di Gesù è evidente. Il sacrificio del Maestro, atto supremo di amore e carità, è per tutti i cavalieri del V.O.S.S. e della Cavalleria di Cristo fonte incessante di perfetto amore, di vita esemplare e di nutrimento spirituale.

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Nella Bibbia l’agnello identifica il simbolo sacrificale per eccellenza. Basti ricordare il celebre passo in cui Abramo opta per immolare l’animale in luogo del figlio Isacco. Nel Cristianesimo questo episodio viene traslato nella figura del Cristo il quale diventa lui stesso agnello, sacrificato senza colpa per la salvezza dell’Umanità intera. Nella religione cristiana l’agnello è anche utilizzato come emblema degli apostoli e in genere di tutti  gli innocenti immolati, martirizzati senza colpa.

Ancora oggi Ebrei e Cristiani usano almentarsi ritualmente nel giorno della festa di Pesah (o del Passaggio) e della Pasqua cristiana con questo animale (l’agnello) che assume così un significato simbolico e religioso.

Nella iconografia medioevale cavalleresca della Paupera Militia Christi un posto centrale è occupato dall’Agnello trionfale. L’Agnello è rappresentato con il capo rivolto all’indietro e con lo zoccolo destro che trattiene il vessillo della croce, simbolo di martirio ed al tempo stesso di Risurrezione.

L’Agnello altro non è che il Cristo risorto e trionfante. L’Agnello/Gesù che era stato immolato è risorto, per la salvezza dell’umanità.  Egli trionferà al di sopra del bene e del male rappresentati dal punto di vista del colore come l’eterno dualismo del bianco e del nero.

Sigillo della Paupera Militia Christi

L’Agnello/Gesù avanza con il capo rivolto all’indietro. Egli non ha necessità di guardare innanzi giacché lui conosce bene la strada che porta nei celi. Guarda invece con attenzione, in modo amorevole e caritatevole allo stesso tempo il suo gregge. Per coloro che non riescono a capire/vedere che è l’agnello la nostra vera guida egli agita un vessillo, il vessillo della croce. L’Agnello/Gesù inoltre non è statico, fermo ma in cammino come il suo popolo e con il suo sguardo mite ci invita a seguirlo.

Nell’Apocalisse (21, 22-26) viene riportato che : …(la Gerusalemme celeste) “ non ha bisogno del sole né della luna che risplendano per essa; perché la gloria di Dio l’ha illuminata e la sua lampada è l’agnello….. e le sue porte non saranno chiuse di giorno; perché non ci sarà notte colà ”.

L’Agnello è al tempo stesso simbolo di Luce. La luce spirituale che l’Agnello emana è guida nella notte per tutto il suo gregge. Non a caso in diverse chiese l’Agnello veniva scolpito sui portali od in posizione elevata. Secondo San Bernardo dall’Agnello proviene così tanta Luce ed in modo così incessante da potere creare un “eterno solstizio“.
Sempre dall’Apocalisse (22,1) impariamo che alla fine dei tempi il posto di Gesù Cristo ovvero l’Agnello non sarà più quello alla destra di Dio padre ma addirittura sul trono che per l’appunto si chiamerà il “trono di Dio e dell’Agnello“.

Dobbiamo pertanto abituarci a considerare Gesù (il Figlio) non solo più come il rappresentante, l’inviato di Dio padre ma come tutt’uno con il padre. Ed è per ciò che egli avrà a disposizione, a pieno titolo, lo stesso trono del Padre.  Alla fine dei tempi Gesù Cristo riceverà atti di “adorazione vera e propria”.

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