Archivio San Bernardo

” C’è bisogno di un Catechismo Templare ” è il titolo della conferenza di presentazione del Libro, scritto da fra Diego per i tipi dell’Editore Bastogi di Roma, che si è tenuta nel corso della Fiera del Libro di Torino in data 18 Maggio 2015.

Dovrei innanzitutto partire dal titolo e spiegare perché ho chiamato questo libretto “catechismo templare”. Non è che io abbia scoperto un insegnamento segreto dei templari o che i chierici dell’Ordine templare insegnassero un catechismo particolare, specifico, differente agli adepti.
Il titolo nasce da una riflessione che io ho ritenuto necessaria nove secoli dopo la fondazione dell’Ordine.
Oggi la parola templare è molto inflazionata e vuole dire molto poco. Si tratta di un termine svilito, abusato. Non c’è giornalaio o edicola che non abbia in bella mostra titoli quali: il segreto dei templari, i templari ed il santo graal, il tesoro dei templari, l’insegnamento occulto dei templari, ecc.
Non c’è film sui templari in cui non si vedano cavalieri dalle lunghe chiome, elmi impreziositi da piume e pennacchi, e destrieri con gualdrappe colorate. Ebbene questa non è la realtà ma una visione distorta.

Attorno alla vicenda dei Cavalieri del Tempio si è creata una specie di mitologia, un alone di mistero che il più delle volte è fuorviante. Per lo più si tratta di ciarlatanate, di fantasticherie che non ci restituiscono la dimensione autentica dell’Ordine del Tempio.
Spesso questa ricerca a tutti i costi del sensazionale, del misterioso, confonde e fa perdere di vista la natura vera del movimento templare che va ritrovata nella lettura della Regola così come nella lettura di quella breve opera di Bernardo dal nome De Laude Novae Militiae ad Milites Templi.

Ora, dovendo parlare di catechismo templare ad un pubblico composito, spesso fatto da soggetti antidogmatici, la domanda che sgorga spontanea è: si tratta di un testo dogmatico? Io credo proprio di sì. Ma come è un testo dogmatico? E’ un testo in cui alcuni punti o tutto il testo va preso così come è stato formulato da chi lo ha scritto e non è soggetto a discussione da parte di coloro che seguono quei dettami, quella filosofia, quella religione, quella disciplina.

Oggi noi viviamo in un mondo caratterizzato dal relativismo, da una profonda crisi dei valori tradizionali, dallo sgretolarsi delle ideologie, dalla presenza di sempre minori certezze. Termini quali Patria, fede, famiglia paiono perduti per sempre e sostituiti da termini quali egoismo, interesse personale, identità di genere. Tutto diventa relativo e, quindi, tutto si può riferire al proprio convincimento, al proprio piacere. Anche la morale e la giustizia diventano concetti relativi. Mentre la religione dei nostri padri sembra essere sempre più lontana, scorgiamo un imbarbarimento della società dove l’avere e l’apparire dominano e sovrastano l’essere.

Certamente oggi avere una visione dogmatica non è “trendy”, essere Cristiano non è “trendy”, parlare di catechismo non è “trendy” e neppure parlare di Templari. Perché allora parlare di Catechismo Templare? Perché io ritengo che tra noi esista una sparuta schiera di individui, che hanno preso coscienza o stanno prendendo coscienza che sia giunto il momento di scendere in campo per difendere le nostre tradizioni, quelle che ci appartengono da sempre, ed in primis le nostre tradizioni cristiane. Si tratta di soggetti laici, alcuni dei quali hanno avuto un passato anticlericale.

nelle nostre fila ci sono anche soggetti con trascorsi massonici i quali hanno capito che è venuto il momento di lasciare quella istituzione e di scendere in campo con le forze della Luce dal momento che la nostra tradizionale fede in Gesù Cristo è in grave pericolo e che l’islamismo sta entrando silenziosamente in Europa dopo avere sovvertito tutto il medio oriente e cancellato 2000 anni di presenza cristiana.

Coloro che in epoca recente si sono avvicinati all’ordine non sono fanatici né integralisti cristiani. Sono presenti con noi fratelli cristiani dal passato non esemplare, ma dopo Paolo abbiamo capito che il passato non voglia dire molto quando è seguito da una profonda conversione. Oggi ciò che conta è che si deve impedire con ogni mezzo che orde islamiste continuino a sgozzare preti, decapitare soggetti di ogni età colpevoli solo di essere cristiani, profanare e distruggere chiese, violentare donne e venderle come schiave.

Le ragioni per cui ho deciso di scrivere questo libro sono dettate dal desiderio di mettere a disposizione uno strumento che io ritengo utile a tutti coloro che intendono percorrere, nel ventunesimo secolo, la via del Tempio.
Il catechismo illustra e commenta quello che potremmo definire il codice comportamentale dei cavalieri del Tempio, nella visione del suo mentore, san Bernardo di Chiaravalle.

Come voi sapete, l’Ordine nasce nel 1118 con caratteristiche e peculiarità ben definite. Questo è un punto che va sottolineato: tutti coloro che nei secoli successivi hanno portato la croce patente sul petto non hanno mai messo in discussione la missione dell’Ordine che è difendere i pellegrini Cristiani del Medio Oriente, difendere i Luoghi Santi del Cristianesimo, vivere con uno stile di vita basato sull’obbedienza di tipo militare alle gerarchie dell’Ordine, condurre una vita semplice, sobria e morigerata.

Il “Catechismo Templare” non è altro che il commento analitico al De Laude Novae Militiae ad Milites Templi di san Bernardo di Chiaravalle. Se vogliamo, di mio c’è stata la ricerca approfondita dei riferimenti biblici alle parole di Bernardo. Per me questo è stato molto importante perché ha permesso di rispondere a coloro che, anche dall’interno del mondo della Chiesa, non sono vicini al pensiero di Bernardo (pur essendo questi non solo Santo ma anche Dottore della Chiesa). Con la ricerca condotta ho potuto affermare che ogni frase del suo testo è in linea perfetta con i testi sacri, con l’Antico e con il Nuovo Testamento ed in particolare con la visione paolina del cristianesimo.

Ciò l’ho fatto ben sapendo che la cosa non sarebbe piaciuta a coloro che nella Chiesa di Roma percorrono la via “buonista ad oltranza” e che io chiamo “buonista suicida” che quindi è lontana dalla visione di Bernardo. Per fortuna ho trovato sulla mia strada, e lo debbo dire e lo voglio dire, i monaci cistercensi dell’abazia Dominus Tecum di Pra’d’Mill i quali hanno avuto la pazienza di leggere il testo e di darmi utili suggerimenti: Padre Gabriele, grazie.

Chi entra nell’Ordine è un soldato di Cristo e la cerimonia che riceve all’ingresso non è un’iniziazione ma una investitura cavalleresca che ha un suo peso dal punto di vista religioso giacché avviene in chiesa essendo un sacramentale e cioè la prosecuzione del sacramento della cresima. Quindi il Catechismo Templare oltre a riportarci ai valori originari dell’Ordine ci dice come l’accettazione e la condivisione di questi valori siano una condizione “sine qua non”.

Non vi può essere Cavaliere del Tempio che non sia un convinto cristiano, pronto combattere fino alla morte per il suo unico comandante, il Signore Gesù Cristo. Ritenete che ci sia qualcosa di negativo in questa visione, qualcosa di anacronistico? E’ probabile che qui qualcuno avrà pensato: “… come sono rigidi questi qua, al limite dell’intolleranza. Non si potrebbe essere più tolleranti e allargare un po’ le maglie?” La risposta è NO!

Nel nostro Paese ci sono tante altre organizzazioni culturali, i Rotary, i Lyons, il Kivanis, circoli, confraternite, associazioni a cui potrà aderire chi non la pensa come noi, ma se un soggetto vuole militare nell’Ordine del Tempio deve accettare ciò che il Tempio è e ciò che il Tempio propone. Pensiamo alla matematica: essa si basa su postulati, accettati e condivisi. Così come da secoli si ritiene che tra due punti passi una sola retta, dobbiamo convincerci che se noi dicessimo che per due punti passano più rette, avremmo distrutto la matematica che conosciamo e dato origine a un’altra cosa, a matematiche parallele, a matematiche diverse dalla matematica euclidea.

Se noi mettessimo in discussione il catechismo templare, daremmo vita ad altri ordini,  ad esperienze sicuramente interessanti ma che certamente non hanno nulla a che fare con l’Ordine della Povera Milizia di Cristo.

Nel mondo contemporaneo vi sono parecchie contraddizioni: da un lato vogliamo essere liberi, fare ciò che ci pare, però dall’altro vogliamo essere tutelati, garantiti, protetti. Oggi che abbiamo a disposizione una tecnologia avanzata, conoscenze profonde in vari settori del sapere, che sappiamo molte più cose dei secoli addietro, paradossalmente abbiamo bisogno di maggiori garanzie, di maggiori tutele. Oggi sappiamo che in assenza di una bandiera azzurra quella spiaggia è verosimilmente sporca, inquinata. Sappiamo che senza il sigillo “ gallo nero “ un chianti è probabilmente fasullo, che senza il marchio dopg quella forma di parmigiano è robaccia.

C’è da chiedersi: questo modo di procedere può essere mutuato anche per il mondo templare odierno? Io rispondo: sì. L’essere templare è uno stato di coscienza particolare cui corrisponde uno stile di vita ben definito e specifico, allora come oggi. Ne consegue che la militanza in un gruppo o in un altro può fare la differenza.

Ecco un’altra ragione del libro: fornire sia a colui che già sta percorrendo la via templare o a colui che è desideroso di intraprenderla, uno strumento per comprendere meglio il suo percorso. Ciò si è reso necessario in quanto oggi, purtroppo, dietro alla parola templare c’è di tutto. Tanti gruppi, molto diversi tra loro, non tutti cristiani, non tutti cattolici, molti si definiscono “ noi siamo i soli, i veri, gli unici discendenti di Jacques de Molay ”, alcuni elegantissimi nei loro mantelli riccamente ricamati, altri soggetti senza arte ne parte, solitamente soggetti senza una professione che cercano di sbarcare il lunario vendendo onorificenze ed investiture, altri ancora cavalieri dai mantelli straripanti di medaglie e di nastrini.

Negli anni ho conosciuto personalmente “ cavalieri ” che mi hanno detto: “ ma perché non accettare un islamico o un ebreo? Noi ne abbiamo due nella nostra Prioria. Perché avremmo dovuto dire loro di no! Se è una persona libera e di buoni costumi, perché non accettarla? “

Dopo nove secoli va rispiegato che quello del Tempio è un Ordine (e cioè di una struttura ordinata e organizzata, pertanto non disordinata o caotica o anarchica), ordine di derivazione militare (dove si richiede l’obbedienza alle gerarchie né più né meno dell’obbedienza che un maggiore deve al suo colonnello) dove i comportamenti sono scanditi da una Regola (che certamente è stata riletta e commisurata alla mutata e diversa situazione sociale, politica, culturale odierna) che è pur sempre una regola da rispettare.

L’Ordine del Tempio non è un “fai da Te” ove ognuno fa ciò che gli piace. I fondamentali del Templarismo non possono essere ignorati o dimenticati né by-passati. Ecco quindi che il “ catechismo templare “, non vuole essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza di un percorso ben preciso e definito. Esso costituisce il denominatore comune, cioè quell’insieme di regole accettate e condivise da parte di tutti coloro che intendano fregiarsi del titolo di Cavaliere del Tempio.

Ed ecco allora che i termini greci kata (con) èchos (voce), che sono alla base della parola italiana catechismo, stanno proprio a indicare che ci troviamo dinnanzi a qualche cosa di importante, di così importante da mandare a memoria.
Così come il chirurgo non va a leggersi ogni mattina come eseguire un intervento giacché conosce la materia o il panettiere non va a leggersi ogni mattina la ricetta per fare il pane giacché sa come si fa il pane, così il cavaliere del Tempio, quello non farlocco, sa perché egli combatte, sa come si combatte e sa esattamente per chi combatte. Non c’è nulla da inventare e nulla da improvvisare.

La sua missione è ben definita e non lascia spazio alla fantasia. Non basta fare raduni con tanto di spadoni e di mantelli, fare sfilate, o fare sventolare il baussant dai balconi. Occorre essere consapevoli che si dal momento dell’investitura si è al servizio dell’Ordine, all’obbedienza e non in senso figurato. Abbiamo già detto come il raggiungimento del cavalierato templare preveda un certo restringimento delle libertà individuali (restringimento richiesto, cercato e liberamente accettato). Ciò in quanto l’adozione della Regola fa sì che da quel momento in avanti il Cavaliere debba tenere un comportamento consono al suo rango, al suo status e in questo senso si capisce già fin d’ora come templarismo e massoneria siano due realtà non conciliabili, prima ancora dei pronunciamenti di alcuni papi.

Quella templare è una via stretta, tutta percorsa nella tradizione cristiana, quella che secondo Isaia contraddistingue il “ servo di Jahvè “. Tutte quelle forme di templarismo che prescindono da questa impostazione sono altra cosa.
Dal punto di vista storico in realtà le strade del templarismo e della massoneria si sono incrociate più volte, a partire dal XVIII secolo e cioè dopo che il reverendo James Anderson, (era il 24 Giugno nel 1717) definì le costituzioni che stanno alla base della Gran Loggia di Inghilterra, dando l’avvio della massoneria speculativa partendo dagli “old charges” della massoneria operativa.

Un momento importante è stato certamente il discorso di André Michel de Ramsay (24 marzo 1737) dal titolo “ Discorso sui cavalieri crociati alle logge francesi ”. Fu Ramsay il primo a dare vita a quell’alone di magico, di misterioso e di esoterico che troverà nei secoli successivi un numero crescente di epigoni.

Il de Ramsay sosteneva che i massoni giacobiti fossero gli eredi dei crociati i quali nel ‘200 si erano rifugiati in Scozia dando origine, nel 1286, alla loggia di Kilwinning. Secondo il de Ramsay, nella lunga permanenza in Oriente i crociati avevano appreso conoscenze segrete che poi portarono in Europa e tra queste un nuovo e diverso metodo di costruire gli edifici.

Nel 1740 il cavaliere inglese Radcliffe, V° Conte di Derwentwater, introduce nelle logge i “gradi della vendetta” che hanno un riferimento alla vicenda templare. Siccome il mondo nord europeo protestante non amava i Crociati, sarà la massoneria tedesca a sostituire i Crociati con i Templari. I Templari piacevano ai Protestanti perché, come loro, i Templari avevano sofferto a causa delle decisioni del papa Clemente V di dare vita all’Inquisizione e di sopprimere l’Ordine.

Nel 1750 un cavaliere sassone, il barone Carlo von Hund rifonda l’Ordine del Tempio dando vita alla Stretta Osservanza Templare ed aggiunge ai tre gradi azzurri “canonici” quattro gradi templari.

Questa commissione tra massoneria e templarismo non è mai piaciuta alla chiesa, allora come ora. Il relativismo, l’occultismo, l’alchimia, le filosofie ermetiche studiate nelle logge non piacciono a papa Clemente XII il quale (1738) scomunica la stretta Osservanza. Nonostante ciò la massoneria trova facile espansione in Inghilterra e in Scozia.

Nel 1779 I massoni di discendenza giacobita e pertanto cattolici insigniti del grado di Cavalieri del Tempio, ricevono dal Maestro della Loggia madre Kilwinning la facoltà di fondare una Loggia a Dublino chiamata “Loggia degli Alti Cavalieri del Tempio di Irlanda”.

Potremmo andare avanti a lungo citando personaggi che hanno lasciato un segno nella massoneria templare o nel templarismo massonico che dir si voglia. Tra gli altri dovremmo citare Jean Baptiste Willermoz, Fabrè-Palaprat, Alistar Crowley, Eliphas Levi ed altri ma ciò esula dalla presentazione del libro.

E’ indubbio il Templarismo massonico, dal momento della sua comparsa sulla scena, non si è limitato alla visione cristiana ma ha introdotto tutta una serie di derive che negli anni hanno preso il nome di:  New Age, culto millenarista, Teosofia, Rosacrucianesimo, Martinismo. Per noi templari “tradizionali” tutte queste nuove esperienze sono inconciliabili.

Tra le cose mirabili e meritorie portate avanti dalla Libera Muratoria ritengo il tentativo di fare sedere nella stessa sede (officina), cattolici, ortodossi, ebrei, islamici in un clima di uguaglianza e di affratellamento. Ciò è stato possibile con l’adozione del metodo massonico basato sulla adozione di una figura quale il Grande Architetto dell’Universo e applicando una tolleranza verso tutte le fedi. Questo metodo inclusivo della massoneria, in grado di accogliere praticamente i seguaci di tutte le religioni, è stato poi trasportato fuori delle logge, nella società, dando vita a quello che gli inglesi chiamano il “melting pot” (versione moderna dell’athanor”).

Se tuttavia ci fermiamo ad osservare quanto succede oggi nelle grandi città nordamericane vediamo che l’obiettivo del “melting pot”, se dal punto di vista concettuale è affascinante e idealmente valido, dal punto di vista operativo è stato un fiasco. A New York i cinesi si frequentano tra di loro, i cubani altrettanto, i portoricani e gli italiani lo stesso. La grande mela è fatta di tanti piccoli ghetti autoprodotti.

Io ritengo che se nelle logge, questa è la mia particolare visione, regna l’armonia e a New York ebrei, cattolici ed islamici sono seduti fianco a fianco tra le colonne, ciò lo si deve anche al fatto che in quelle società a lungo democratiche non si sono verificati fatti gravi capaci di minare questi equilibri. La storia purtroppo ci insegna che, quando si arriva a menare le mani, quando qualcuno tenta di prevaricare sull’altro, si è costretti a fare scelte dolorose, scelte solitamente effettuate in base al credo politico, alla religione o all’etnia di appartenenza.

Potremmo sintetizzare il pensiero di Bernardo in queste parole: come sarebbe bello che i pellegrini desiderosi di visitare Gerusalemme potessero arrivare colà sani e salvi. Invece vengono regolarmente rapinati ed uccisi. Vi abbiamo detto più volte di smetterla; voi non ci averte ascoltao ed allora non ci resta che venire in Terra Santa ed occuparla militarmente. Ecco allora comparire nel De Laude Novae Militiae temi quali la guerra giusta, la vendetta, l’uso delle armi, la lotta al male e cioè il malecidio.

Questo di Bernardo è certamente un testo oggi molto scomodo. Il De Laude è la risposta di Bernardo al pressante invito di Hugues de Payns, primo maestro della Milizia, a scrivere qualche pagina in favore della Povera Milizia di Cristo.  Si tratta di un testo esortativo, un libretto che si può leggere in un solo giorno ma che per capirne appieno la portata ci può volere molto di più.

Nella Chiesa di Roma vi sono coloro che ritengono che la visione bernardiana sia oggi stonata, fuori luogo, da dimenticare. Ciò in quanto oggi la Chiesa ha come punto di riferimento del proprio operato la visione francescana.

Riprendo dalla Prefazione alcune frasi di Mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi, il quale dice a riguardo: “ Sono sentimenti che vorremo non fossero mai nati nel cuore di Bernardo e mai passati nella sua penna ”. Queste sono certamente parole dure, tanto più se riferite non solo a un Santo ma ad uno dei non molti Dottori della Chiesa Cattolica.

Sempre il Vescovo di Assisi, nella sua opera di teologia pastorale prosegue così: “ il più che imbarazzante trattatello De Laude Novae Militiae è un’opera che non si può leggere, con la nostra sensibilità ormai maturata secondo le linee maestre del Concilio Vaticano II, senza provare un senso di sconcerto ”.

In un altro passo del suo trattato sull’Esperienza di Dio il Vescovo Sorrentino dice: “ il minimo che possa venire alla mente è un interrogativo amaro: come è stato possibile un rovesciamento della logica evangelica in un animo pur così grande, evangelico e tenero come quello del Santo di Clairvaux?”

Con queste premesse è chiaro che io ho potuto cimentarmi nel commento al De Laude Novae Militiae solo a causa del mio elevato senso di incoscienza e a causa del convincimento che oggi spesso ci si confronti non con l’essere buoni e pacifici ma con la caricatura di questi valori e cioè con il buonismo e il pacifismo.

Perché allora il De Laude dovrebbe essere un testo sconcertante? Dove nasce lo sconcerto? Dal fatto che cavalieri abbiano deciso di farsi monaci? Dal fatto che una certa classe militare abbia deciso di professare i voti di obbedienza, povertà e castità e di combattere i pagani? Dal desiderio di intervenire a favore di fratelli in Cristo massacrati in Medio Oriente? Ma allora è scandaloso e sconcertante difendere gli innocenti?

Ma perché qualcuno oggi ritiene scandaloso che cavalieri, dediti alle giostre e ai tornei, abbiano deciso di andare a combattere per liberare il Santo Sepolcro occupato da orde islamiste? Non è forse che la storia di ogni singolo cavaliere dell’Ordine sia sovrapponibile alla storia di Paolo, il quale da persecutore diventa il paladino della Cristianità?

I cavalieri del Tempio, come molti uomini d’arme, avendo conosciuto la guerra in ogni sua bruttura sono tra i primi a cercare e desiderare la pace. Essi sanno anche che una pace duratura deve poggiare su elementi di giustizia.

Ma allora, che cosa emerge dalla lettura del libro? Emerge che i Templari sono cavalieri particolari in quanto seguono una regola. Una regola rigida che partendo dai 72 articoli iniziali arriverà in seguito a 682 articoli.
I templari sono militari diventati monaci, non sono chierici e cioè non sono sacerdoti, per cui non hanno alcun problema a combattere i pagani mentre non possono alzare la spada contro un confratello in Cristo. Per questa ragione non saranno mai coinvolti nelle persecuzioni contro Albigesi e Catari.

Ma com’è possibile che Francesco e Bernardo, tra loro così differenti, siano entrambi santi? In realtà essi sono i due lati di una stessa medaglia. Io sintetizzo le differenze così: mentre Francesco ha la fortuna di parlare a persone e/o animali che lo ascoltano, Bernardo parla a persone che non ascoltano le sue dolci parole e imperterrite continuano ad uccidere inermi pellegrini.

Mentre il Lupo di Agubbio ascolta Francesco, i pagani che ammazzano i pellegrini sulla strada che da Accri va a Gerusalemme non si fermano davanti a nulla. Ecco allora Bernardo dire: “ E’ del tutto giusto che questi (il cavaliere), quando uccida un malfattore non venga considerato un omicida ma oserei dire un malecida e cioè un vendicatore per conto di Cristo nei confronti di coloro che operano il male e difensore del popolo cristiano. Nel caso in cui egli venga ucciso si deve affermare che egli non perisce ma che ha raggiunto il suo scopo “.

Il resto lo troverete nel libro.

fra Diego, GM del VOSS

 

San Bernardo di Chiaravalle

I cavalieri del V.O.S.S. sono sempre vicini al loro Santo protettore ed estimatore. Questo anno il nostro Gran Maestro Fra Diego ha deciso di evidenziare questa lettera, che riportiamo integralmente, inviata il 09 Novembre del 2007 da S.E. il Card. Tarcisio Bertone al Padre Abate D. Simone M. Fioraso in occasione del II Convegno “Bernardo di Clairvaux”, organizzato dall’Abbazia di Santa Croce in Gerusalemme e dalla Pontificia Università San Tommaso.

Le parole del Rev.mo Card. Bertone sono illuminanti. Bernardo ci viene descritto come uomo umile ma al tempo stesso pilastro dell’umanesimo cristiano, assetato di spiritualità, con un cuore straripante di amore per Dio, per il suo Ordine e per il prossimo. Ma sentiamo le parole del Cardinale.

Reverendissimo Padre Abate,

grato per l’invito rivoltomi e non potendo purtroppo intervenire come avevo preventivato al 2° Convegno “Bernardo di Clairvaux”, organizzato da codesta Abbazia e dalla Pontificia Università San Tommaso, sono lieto di far pervenire con il presente messaggio il beneaugurante saluto del Santo Padre Benedetto XVI alle Autorità, ai relatori e a tutti i convenuti.

Il tema del Convegno – “Attualità di un messaggio e di un’esperienza” – offre l’opportunità di riflettere sul ruolo svolto da San Bernardo nella sua epoca, quando l’Europa stava entrando in una fase importante della sua storia ed il pensiero filosofico stava mutando l’attenzione nei confronti dell’uomo. Con la sua autorevole parola, Bernardo di Chiaravalle ha posto bene in luce la radice del vero umanesimo cristiano, fondato sulla dignità dell’uomo, che si manifesta nella creazione e nella redenzione.

Volendo mettere in rilievo l’attualità del messaggio di San Bernardo per l’uomo di oggi, che è assetato di veri fondamenti spirituali talora persino inconsapevolmente, giova ricordare l’intimo nesso esistente nel pensiero e nella vita di questo grande Dottore della Chiesa, tra la ricerca della verità e l’esercizio dell’umiltà, ed insieme il triplice amore, al centro della spiritualità cistercense, per Dio, per se stessi e per il prossimo.

San Bernardo insegna che la conoscenza della verità su se stessi, sul prossimo e su Dio procede di pari grado con lo sviluppo di un triplice amore nel cuore umano. L’uomo, quando rientra in sé e si converte, sente il bisogno di ricambiare l’amore di Dio, totalmente manifestatosi in Cristo, ed è spinto ad imitarne a sua volta l’amore misericordioso, amando tutti gli uomini.

Singolarmente attuale è pure l’intuizione profonda di colui che qualcuno ha definito “ultimo Padre della Chiesa non inferiore ai primi” concernente l’unione tra azione e contemplazione: la contemplazione non è puro esercizio dell’intelletto, bensì vera pratica dell’amore verso Dio. E l’azione, a sua volta, non è semplice prassi, ma contemplazione dell’immagine di Dio presente nei fratelli da amare e servire, anzi da amare servendoli.

Le illuminazioni ricevute nell’esperienza contemplativa, insegna San Bernardo, sono così elevate da non poter divenire oggetto di predicazione: vanno allora offerte a Dio per il bene dei fratelli. Ai monaci, in particolare, egli ricorda che la loro vita, in forza della professione monastica, non può consistere soltanto in un esercizio privato di spiritualità, ma è missione e servizio ecclesiale da compiere a vantaggio di tutto il Popolo di Dio e dell’intera umanità.

Sua Santità auspica di cuore che quanti si ispirano al grande Santo di Chiaravalle possano continuare sulla sua stessa scia, sì da essere per gli uomini di questo tempo testimonianza credibile del fatto che non possiamo vivere senza Dio. Il primato della contemplazione, che orienta tutta la vita monastica, incoraggi ogni monaco a subordinare qualsiasi interesse ed attività all’amicizia con il Signore, dalla quale sgorga l’impegno a coltivare un’autentica carità fraterna. Quanto ha bisogno il nostro mondo di una simile testimonianza! Possa il vostro incontro contribuire a diffondere ancor più nella Chiesa il messaggio di San Bernardo, insigne per santità e per zelo, cantore ammirabile di Maria, Vergine Madre. Mediatore nella Chiesa di concordia, di unità e di pace, egli interceda per ogni Comunità perché sia fucina di ardente fervore evangelico.

Mentre assicuro la mia spirituale partecipazione, ben volentieri trasmetto la Benedizione di Sua Santità a Lei ed a tutti i partecipanti a così significativo incontro, ed unisco il mio cordiale saluto.

 

Il testo qui riportato è tratto e tradotto dal testo latino delle Sentenze (III , 101) di San Bernardo.

Ma vi sono anche quattro livelli di preghiera, cui corrispondono rispettivamente quattro disposizioni d’animo.

Nel primo livello rientra colui che sta per porsi sulla strada di Dio e prega allo stesso modo di Giobbe. E’ una preghiera rivolta a mettere fine alle cattive abitudini delle quali è vittima e spesso anche artefice.

Nel secondo livello rientrano coloro che sono ormai già liberi dalle cattive abitudini; costoro hanno raggiunto la forza di pregare per il perdono dei peccati.

Nel terzo livello si trovano coloro che, una volta ottenuto il perdono, pregano con fiducia affinchè vengano loro concesse le virtù. In questo livello si inizia a pregare anche per gli altri.

Coloro che hanno raggiunto il quarto livello sono già vicini a Dio. Coloro che si trovano in questo stadio non pregano più per ottenere ma la preghiera è una forma di ringraziamento per quanto hanno già ottenuto.

Bernardo ci ricorda che il primo tipo di preghiera si fa con vergogna. Quando infatti si combatte contro le cattive disposizioni intime, ma spesso si torna ad esse e si ricade nei vecchi peccati, ci si vergogna ed il soggetto non osa presentarsi al cospetto di Dio….

Il secondo tipo di preghiera si fa con una disposizione pura. Una volta liberatosi da ogni cattiva abitudine, colui che prega si trova libero da ogni desiderio di inganno. Si inizia a parlare con purezza ed in modo aperto, senza ipocrisie. E’ come il malato che scopre per intero la sua piaga al medico in modo ch’essa possa esser risanata.

La preghiera di terzo livello si fa con una disposizione d’animo generosa. In questo livello cominciano ad affievolirsi gli egoismi e ci si impegna a pregare sia per se stessi che per gli altri.

Il quarto tipo di preghiera si fa con devozione. Infatti colui che prega, per la grande devozione che prova nei confronti di Dio è sicuro che quel che egli intende ottenere pregando è già suo, e perciò comincia a ringraziare così come Gesù nostro Signore dice: « O Padre, Ti ringrazio perché mi hai sempre ascoltato ».

Secondo san Bernardo (Sentenze III – 92)  anche l’umiltà ha tre gradi.

Il primo grado consiste nel pensare ai propri difetti, per cui il salmista dice: « Affinchè sappia quel che mi manca ». E ciò si può apprendere facilmente, guardando a chi è migliore di noi. Le giuste compagnie ed i giusti maestri aiutano in questa fase. Si cercano i modelli da copiare.

Il secondo grado consiste nel considerare quel che non dipende da noi: il che si comprende guardando ai peggiori di noi. Guardando con distacco a comportamenti abbietti comprendiamo quanto sia brutta e sgradevole la via che porta alla perdizione. 

Il terzo consiste nel pensare alla nostra volubilità e alla nostra debolezza, e al fatto pertanto che tutto quel che si ha e quel che si è si può perdere: il che si comprende pensando ai demoni o ai progenitori.

Nel primo gradino, mi scopro imperfetto; nel secondo constato che di niente sono padrone; nel terzo, temo la caduta.

San Bernardo di Chiaravalle, nel capitolo XV° dell’opera “De diligendo Deo”, definisce l’amore come una forza il cui fine ultimo, il più alto e nobile, è quello di portare l’individuo ad una fusione totale in Dio. Lo spirito di Dio possiede una particolarità in quanto è circolare: non solo esso è il punto di origine, di partenza, la sorgente d’ogni amore, ma ne è anche il punto di arrivo, la foce. La particolarità dell’amore di Dio è che il punto di partenza e di arrivo dell’amore divino coincidono.

Saint Bernard de Clairvaux (San Bernardo di Chiaravalle)

Saint Bernard de Clairvaux (San Bernardo di Chiaravalle)

Nel pensiero di Bernardo il peccato non è dato da un sentimento di odio verso qualcuno, ma piuttosto dalla volontà di dirigere egoisticamente verso noi stessi, l’amore che si dovrebbe dedicare a Dio.
Ecco così che invece di rapportarsi ad un amore puro e spirituale, l’uomo si adagia banalmente a piaceri di livello più basso quali quelli connessi all’amore materiale e carnale. Così facendo non riusciamo ad offrire a Dio quell’amore che lui merita e cioè l’Amore sublime, disinteressato, che non vuole nulla in cambio: l’amore d’amore.

Bernardo, analizzando il sentimento di amore, ne identifica quattro gradi i quali nel loro insieme definiscono un percorso circolare. Il sentimento di amore che inizialmente è rivolto verso noi stessi (amor proprio) esce dal sé, per mettersi poi alla ricerca di Dio e da ultimo ritornare al sé, ma solo per Dio.  Vediamo un po’ meglio come sono strutturati questi quattro gradi:

1) L’amore proprio o l’amore verso se stessi: « […] bisogna che il nostro amore cominci dalla carne. Se poi è diretto secondo un giusto ordine, […] sotto l’ispirazione della Grazia, sarà infine perfezionato dallo spirito. Infatti non viene prima lo spirituale, ma ciò che è animale precede ciò che è spirituale. […] Perciò prima l’uomo ama sé stesso per sé […]. Vedendo poi che da solo non può sussistere, comincia a cercare Dio per mezzo della fede, come un essere necessario e lo ama».

2) L’amore di Dio per se stessi: « Nel secondo grado, quindi, ama Dio, ma per sé, non per Lui. Cominciando però a frequentare Dio e ad onorarlo in rapporto alle proprie necessità, viene a conoscerlo a poco a poco con la lettura, con la riflessione, con la preghiera, con l’obbedienza; così gli si avvicina quasi insensibilmente attraverso una certa familiarità e gusta pura quanto sia soave».

3) L’amore di Dio per Dio: « Dopo aver assaporato questa soavità l’anima passa al terzo grado, amando Dio non per sé, ma per Lui. In questo grado ci si ferma a lungo, anzi, non so se in questa vita sia possibile raggiungere il quarto grado».

4) L’amore di sé per Dio: “. […]« Quello cioè in cui l’uomo ama sé stesso solo per Dio. […] Allora, sarà mirabilmente quasi dimentico di sé, quasi abbandonerà sé stesso per tendere tutto a Dio, tanto da essere uno spirito solo con Lui. Io credo che provasse questo il profeta, quando diceva: “Entrerò nella potenza del Signore e mi ricorderò solo della Tua giustizia” ».

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