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"Sono risorto! Ora starò sempre con Te!"

“Sono risorto! Ora starò sempre con Te!”

Cristo è risorto, alleluja! La Pasqua è il tempo in cui Dio stesso ci viene incontro per darci una risposta ad una delle domande più inquietanti della nostra vita, domande che ci intimoriscono e che ci creano ansia: quale è il senso della morte? Quale il nostro futuro? Perché si raccontano menzogne? Perché si uccide? La risposta è la morte e la risurrezione di Cristo.  Risposta chiara, certa che tuttavia è anche ammantata da un alone di mistero.

Un fatto è certo: Gesù si è fatto carico dei nostri peccati ed ha sconfitto la morte. Gesù si è preso su di sé il fardello della disobbedienza di Adamo, dell’omicidio di Caino come di molti altri che in tutti i tempi hanno peccato. A costoro il Cristo risorto porta una certezza: la loro anima potrà vivere in eterno proprio perché risorta con Cristo. Tutto ciò che il peccato ci aveva tolto: la nostra umanità, la bontà, la dedizione, l’umiltà, l’obbedienza, in altre parole tutte quei valori che avevamo persi con il peccato sono ritornati con il Cristo risorto. “… questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15:24).

La risurrezione che oggi noi testimoniamo è innanzitutto una rinascita del cuore, la fine di un dubbio; oggi con Lui acquisiamo un nuovo senso della nostra vita, nuova speranza. Oggi il Vangelo ci parla di Giovanni, il giovane discepolo, quello preferito da Gesù. Egli ci da una testimonianza di che cosa sia la fede del Cristiano. Non ci vanno complesse definizioni: bastano le sue scarne parole. Egli entrò nel sepolcro vuoto: “vide e credette” (Gv 20,8).

 La fede è indubbiamente un grazia, un dono di Dio, la quale ci permette di accontentarsi e di gioire da piccoli segni. Così come da qualche fiocco di neve si può intuire che ci sarà una lunga nevicata così Giovanni non vede il Cristo risorto tuttavia gli basta vedere il sepolcro vuoto per capire che cosa è successo. Il Maestro non è sparito. Gesù non potrà mai abbandonare i suoi discepoli.

In questo momento tragico della morte di Cristo sulla croce noi tocchiamo con mano quanto le sue non siano state vuote parole ma solide certezze. Gesù ci fa entrare in una nuova dimensione, quella della sua misericordia ed del suo amore. Amore non per i primi della classe ma per gli ultimi, per i peccatori.

In occasione del Santo Natale 2013 fra Diego, Maestro dell’Ordine, invia ai confratelli Cavalieri, alle Dame ed a tutti gli Uomini di buona volontà il seguente messaggio:

buon-natale1Negli anni, la festa del Natale ha subito modificazioni non sempre condivisibili: a fianco del Bambinello nella grotta è giunto Babbo Natale con le renne. Questa contaminazione nordica stride con la tradizione cristiana.  Diciamo pure che se da un lato non c’è alcun modo di inserire Babbo Natale nella grotta è altrettanto difficile allontanare questa simpatica tradizione che piace tanto ai bambini in quanto Babbo Natale è colui che porta loro i giocattoli.

Gesù, Giuseppe e Maria, la Sacra Famiglia.

Gesù, Giuseppe e Maria, la Sacra Famiglia.

 Va detto però chiaramente che la storia del Bambinello è diversa. Non dimentichiamoci che colui il quale viene chiamato famigliarmente il “bambin Gesù”, è pur sempre Gesù, l’unigenito figlio di Dio. Gesù non nasce tra le palline colorate dell’albero o tra le luci multicolori ad intermittenza. Lo ricordiamo invece come ce lo riporta la tradizione cristiana e cioè  in una grotta fredda, poco illuminata posto sulla paglia della mangiatoia, tra un bue ed un asinello, per la gioia di Maria e di Giuseppe.

Oggi si dice anche che il Natale costituisca il culmine della “stagione natalizia”. Questo termine quantunque tanto utilizzato, non ci piace. Esso ricorda uno dei periodi di vendita in cui i negozianti dividono l’anno: la festa del papà, della mamma, la stagione natalizia, la stagione dei saldi, ecc. periodi temporali in cui molti si dedicano ad andare nei centri commerciali per estenuanti ricerche dei regali da fare.

Per il Cavaliere, il Natale è altra cosa. Il Natale non è bello perché si mangia il panettone con lo spumante. Facciamo pure un regalino ai bimbi o a chi ne ha bisogno (inteso come atto di carità), ricordandoci specialmente di coloro che non hanno nulla, ma il vero motivo per cui dopo duemila anni ancora ricordiamo quella nascita e per testimoniare la gioia che Dio ci ha dato con la Sua decisione di scendere sulla terra e di nascere come uomo in una famiglia economicamente modesta ancorché ricca di spiritualità.

Quando facciamo riferimento allo “spirito del Natale” vogliamo dire che questa festa presuppone in noi il raggiungimento ed il mantenimento di uno stato della coscienza particolare, caratterizzato dall’avere nel cuore una gioia immensa e tanta  misericordia.

Il Cavaliere di Cristo in questo momento di gioia e di festa si ricorda tuttavia il male non si ferma. In varie parti del mondo persone malvagie si preparano per compiere attentati, per fare saltare in aria le chiese, per uccidere fedeli cristiani o religiosi, oppure in modo meno violento ma altrettanto devastante operano nel tentativo di sradicare le radici cristiane dell’Europa.

Noi portiamo la spada per ricordarci che quella contro il male è una lotta vera e non è pacifica.VOSS-libro-1 bozza 1 b

L’Ordine non può stare a guardare. La lotta va portata contro coloro che non si accorgono o che fanno finta di non accorgersi della presenza del male, delle sofferenze e dei disagi, contro coloro che non vedono quanto la nostra società sia corrotta, ingannatrice, immorale,  prevaricatrice e violenta. La nostra lotta è rivolta a coloro che che negano che il mondo necessiti di amore, di moralità, di pace e di spiritualità.

La nostra testimonianza di fede in Gesù Cristo non può limitarsi a generiche e vuote parole ma deve tradursi in opere concrete. Il Cavaliere sa che Natale è una festa che si rinnova ogni giorno.  Nell’aiutare gli ultimi, i sofferenti, i bisognosi, nel vivere modestamente, in umiltà ed obbedienza, lontano dal lusso, dai clamori e testimoniando quotidianamente la nostra fede noi comprendiamo il senso profondo del Natale.

Cristo è risorto.  Alleluja!

Cristo è risorto.
Alleluja!

Cari Fratelli,

dobbiamo essere grati al Padre Celeste che, nella sua infinita compassione, ha inviato all’umanità il suo figlio Gesù Cristo. Egli è venuto tra noi per condividere le esperienze umane e parlare al nostro cuore e alla nostra anima. Egli è venuto non solo per raccontarci ma a farci toccare con mano che la morte può essere vinta e che la Resurrezione è possibile.

La vita speso ci chiama a prove difficili e senza una guida diventiamo fragili, facilmente confusi nel cuore e obnubilati nella ragione. Gesù ci ricorda che dobbiamo risorgere dal sepolcro quotidiano in cui noi stessi ci siamo calati. Ricordiamoci che la resurrezione ha inizio nel cuore, con le vittorie quotidiane sulle meschinità e su quei comportamenti guidati da un ego accecato dalla volontà di possesso.

Sono invece le buone azioni quotidiane, la preghiera, il servizio amorevole agli altri, l’impegno sincero a superare quelli che sappiamo essere i nostri punti deboli a farci capire che, attraverso la grazia divina, la nostra resurrezione è possibile, anzi si sta già compiendo.

Cogliamo quest’occasione di rinascita per permeare ogni atto della nostra vita col Suo amore. Impariamo a utilizzare le nostre armi di Cavalieri: la fede e la determinazione.

Possa ciascuno di noi sperimentare in questa Santa Pasqua l’abbraccio del nostro Signore che ci risveglia e ci fa risorgere. Possa questo amore infiammare il cuore, la mente e l’anima, infondendo in noi il coraggio di sopportare le nostre croci quotidiane e la saggezza necessaria per non perdere il nostro cammino.

Questo è il nostro sentito augurio a ciascuno di voi.

Oggi la Chiesa di Roma ha un nuovo Papa. Si tratta di Jorge Mario Bergoglio SJ già Cardinale presso la Diocesi di Buenos Aires.  Al Nuovo Papa giungano gli auguri più fervidi affinché possa guidare con dolcezza e fermezza la Chiesa. I fratelli Cavalieri del Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri ringraziano il Padre celeste per aver posto ancora una volta una grande persona alla guida della Chiesa.

Sua Santità Papa Francesco

Sua Santità Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio)

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Carissimi fratelli,

questa mio messaggio è per ricordare a ciascuno di Voi che stiamo entrando in un periodo magico ed affascinante dell’anno, periodo di grande speranza per tutti gli uomini e certamente per i cavalieri.E’ tempo di Avvento (adventus) e cioè di venuta.

La storia la conosciamo. Una coppia di giovani israeliti sta tornando nella terra dei genitori, a Betlemme  a causa del censimento voluto dai Romani. Dopo un lungo viaggio, parte a piedi e parte sull’asinello lungo strade affollate e polverose, Giuseppe e la sua sposa hanno finalmente raggiunto la meta. Maria, così si chiama lei, è incinta.

Il viaggio è stato pesante. Certamente Maria avrebbe preferito non fare un viaggio di circa cento chilometri, non in quel modo, non in quelle condizioni, e poi per i censimento! Forse avrebbero preferito qualche comfort. Lo stesso viaggio,da Nazareth a Betlemme, fatto oggi, in una comoda autovettura con aria condizionata, non sarebbe un problema. Giunti a Betlemme, finalmente, il meritato riposo: un albergo, un letto, acqua per lavarsi. Invece no! A Betlemme tutto è già preso. Anche l’ultima la più infima locanda non ha più posto. Per loro non resta che trovare rifugio in una grotta. Anche perché le doglie stanno iniziando.

Possiamo immaginare quanto dispiaciuta possa essere stata Maria: vedere nascere il figlio lontano dalla famiglia, dai parenti e poi in quelle condizioni. Non una linda cameretta, non un lettino, non copertine ricamate. Neppure la presenza della mamma, conforto da sempre delle partorienti. L’unico “letto” a disposizione è un mucchio di fieno. Scarsa l’ illuminazione. Nullo il riscaldamento. A Dicembre in Palestina non fa caldo ed una stufa sarebbe andata certamente bene. Invece l’unico tepore possibile, l’unico a disposizione in quella limpida e fredda notte, è quello prodotto da un bue e da un asino presenti nella grotta.

Il neonato, cui verrà imposto il nome di Gesù, lo sappiamo, è il Re dei Re. Ciò rende l’evento ancora più misterioso. Egli avrebbe potuto scegliere di nascere in una famiglia ricca, di avere una culla con lenzuola di seta, domestici a disposizione tutto intorno…invece niente di tutto questo. Gesù aveva già deciso. Nascerò in una stalla.

... e fu che il Re dei Re nacque in una stalla...

Comunque anche Lui opera delle scelte. Si scelse infatti la madre, e che madre: una donna giovane, pura, umile, onesta, religiosa. Lo stesso dicasi per il padre terreno, quello che noi abbiamo sempre chiamato “padre putativo”: un giovane lavoratore, umile, religioso, onesto. Queste le sue scelte. Gesù non sceglie di nascere a mezzogiorno, in un giorno mite, primaverile, in una casa lussuosa, in una famiglia di re ma a mezzanotte di uno dei giorni più freddi e bui dell’anno.

Questo già ci dice che Gesù adotta una scala di valori nuovi, diversi, dirompenti.

Di questa nascita e delle sue modalità posiamo forse dire che si è trattato di un caso? Di una coincidenza? Trattandosi del nostro Signore non credo proprio. Gesù, il Dio fattosi uomo, inizia a darci insegnamenti fin dal momento della sua venuta sulla terra. Ci insegna il valore ed il senso dell’amore vero, disinteressato, della modestia, dell’umiltà e della mitezza. Questi sono i valori che esprimono ed irradiano Maria e Giuseppe, le persone che lui ha scelto per dare inizio alla sua vicenda terrena.

 

Il volto di Maria, Nostra Signora, nella immaginazione di Franco Zefirelli

Maria ha forti motivazioni ed una fede incrollabile e per questo accetta la gravidanza, il peso del viaggio, un parto dai contorni miseri e soprattutto il fardello di una vita difficile. Lei comprende appieno, prima di altri, il mistero e la ricchezza di questa nascita: atto grandioso non solo per lei ma per l’Umanità a venire.

Gesù non ha mai amato trionfi e trionfalismi e la sua nascita ne è una anticipazione. Il suo messaggio, testimoniato dalla sua intera vita, non lo indirizza a eruditi, a cultori di esoterismo. Il Vangelo si presenta comprensibile e chiaro ai più, ma non per questo modesto o meno grandioso. “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Matteo, 16, 24,)”.

Sulla mangiatoia, nella stalla non sono necessarie torce o lumi particolari a dare risalto all’evento. Agli occhi di chi ricerca la verità, la via è già illuminata. E’ Lui, vera luce, a squarciare le tenebre ed illuminare il mondo intero. Gesù non ci ha lasciato nulla di scritto come per dirci che per raggiungere le più alte vette della compassione, dell’amore, non è necessario sapere scrivere. L’Amore cristiano non si scrive ma si pratica. Non è infatti della conoscenza ma della sapienza che godono i benedetti da Dio.

Gesù ci ha fatto capire che per crescere spiritualmente la purezza d’animo, l’umiltà, l’onestà, l’obbedienza, la giustizia sono virtù essenziali. Non è un caso che questi valori di vita cristiana siano anche i modelli per una vita “cavalleresca”. Da Maria, la Nostra Signora, noi impariamo come con un “si” sia possibile avvicinarsi a Dio.  Ricordiamoci che senza quel “sì”, incondizionato, senza avere risposto alla sua chiamata, non è possibile sperimentare appieno l’amore di Dio. Ricordiamoci di chi ha bisogno, ricordiamoci che essere Cavaliere del Tempio vuol dire avere più doveri, vuole dire ricordarsi ogni giorno di quel “si” pronunciato in chiesa, dinnanzi a Dio, alla presenza dei confratelli.

Esultiamo quindi, fratelli, in questo periodo di avvento che sta per condurci al Santo Natale. A breve, dalla mangiatoia, approssimativamente vestito, il Bambinello ci guarderà negli occhi e ci benedirà.