Archivio Riflessioni

Riceviamo e pubblichiamo queste breve considerazioni pervenutemi da un fratello.

Caro Maestro,

il  Natale è rinascita che sgretola il male, è nuova energia che dissuade da nuovi errori, è forza trainante  nel nome dell’Amore…    

Nel  silenzio della flebile luce, seduto in questa Chiesa un po’ fredda, ripercorro il mio vissuto senza rammarico, libero da azioni scorrette, sicuro di non aver disatteso alle aspettative di  alcuno…

Ma non è così. 

Eccomi qui, prossimo al clamore della festa, esposto alle intermittenze della città, coinvolto nel frastuono del traffico; qui senza ripensamenti, infallibile nella situazione, a testa alta di fronte all’imprevisto…

Questa nostra esistenza non concede soste né riflessioni; ad ogni domanda una risposta, ad ogni desiderio una soddisfazione, ad ogni malanno la guarigione. Ma proprio ora cerco la pace nel mio cuore ma non la trovo, ricordo le delusioni che ho procurato, rammento le offese che ho ricevuto  e sopporto i dolori mai sopiti.

Il riposo tra una fatica e l’altra non ristora, il silenzio tra un grido e l’altro è troppo breve…  

Caro Maestro dov’è la rinascita dell’ Amore intorno a noi? Dov’è la sconfitta del male in questo mondo? Dov’è oggi il S.Natale tra gli uomini?

Questa lettera che mi ha inviato uno Scudiero mi è piaciuta subito innanzitutto perché è vera,  carica di interrogativi, di dubbi, di rimpianti, di rimorsi. Chi di noi non ha disatteso le aspettative di qualcuno? Chi di noi non si è trincerato dietro e dentro una corazza in grado di nascondere i propri sentimenti, le proprie paure, le proprie debolezze?

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Certamente noi non siamo stati fatti con lo stampino. La sensibilità, le emozioni, la capacità di incassare gli eventi negativi sono abilità molto diverse da individuo ad individuo. Alcuni soggetti sono duri come la roccia, a volte troppo duri, mentre altri al contrario sono fragili, talvolta troppo fragili. Alcune persone posseggono una forte ed innata tendenza a vedere il bicchiere, anche quello pieno, sempre mezzo vuoto se non addirittura completamente vuoto.

Il Natale è festa di amore, di misericordia, anche per chi stenta ad accorgersene. Il tema del Male e della lotta dei Cavalieri della Luce contro quelli delle Tenebre è storia lunga e complessa. Intere scuole filosofiche i sono dedicate a questo argomento.

Il Cristiano sa che cosa fare: accettare il calice che ci viene offerto, anche quando esso è amaro. Quando diciamo che il male verrà sconfitto lo diciamo in modo convinto proprio perché abbiamo una certezza: Dio si è fatto uomo, per noi, per guidarci lungo una via, per insegnarci una verità, per ridarci la vita oltre la morte.

Ricordiamoci sempre che mentre alcuni alberi cadono al suolo, tagliati, con grande fragore, molti altri crescono silenziosamente.

La redazione è lieta di offrire ai Cavalieri del Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri così come ai lettori del sito questo interessante articolo scritto da Enzo Bianchi, Priore della comunità di Bose ed estratto da www.avvenire.it

Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose

Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose

Nelle sante Scritture ci sono parole dure, espressioni che ai nostri orecchi suonano sgradevoli, testimonianze su sentimenti dei credenti ma anche di Dio che ci urtano e qualche volta forse ci scandalizzano. Le Scritture non allettano, raramente seducono, anzi spesso contestano le nostre certezze religiose fino a contraddirle. È vero, numerosi sono i passi delle Scritture in cui Dio appare nella collera, irato, sdegnato fino a punire con la rovina, la morte e l’annientamento chi contraddice la sua volontà e la sua legge, e non pochi sono i passi in cui Dio stesso, il nostro Dio, ordina l’uccisione, lo sterminio di uomini…

Nel II secolo d.C., quando ormai si imponeva una Chiesa fatta di gojim, di pagani passati alla fede in Gesù Cristo, Marcione, di fronte a queste difficoltà presentate soprattutto dall’Antico Testamento alla fede dei credenti, rigettò il Dio e le Scritture dell’Antico Testamento e cercò di vedere nel Dio di Gesù Cristo un Dio nuovo. Naturalmente il suo tentativo di epurare le Scritture non poté fermarsi all’Antico Testamento, ma continuò nella discriminazione dei libri del Nuovo Testamento. Una logica che mai può essere arrestata quando si intraprende la via marcionita…

Si può dire che da allora l’Antico Testamento ha sempre fatto problema ai cristiani che provengono dalle genti, e in ogni stagione ecclesiale, all’apparire di un’emergenza o di un’urgenza nella fede o nella Chiesa, spuntano i marcioniti e sempre appaiono «nuovi», perché ripartono ogni volta da capo nel contestare tutto ciò che precede il Cristo. Eppure la Chiesa con la sua grande tradizione non ha mai permesso di separare i due Testamenti, ha condannato chi lacera le Scritture, ha sempre proclamato che la parola di Dio è contenuta nelle Scritture di Israele e nelle Scritture dei cristiani in modo inseparabile. Tuttavia occorre ammettere che la violenza, il castigo, la vendetta di Dio o dei credenti restano un problema per molti lettori della Bibbia.

Sì, va detto con chiarezza: un cristiano che non sia ancora giunto alla piena maturità della fede fatica a conciliare queste espressioni bibliche di violenza con la sua fede e la sua preghiera. Gesù infatti ha chiesto: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano», «Benedite coloro che vi maledicono», ed è morto in croce pregando a favore dei carnefici. Ma allora, come è possibile restare fedeli a Gesù e alla sua legge, al suo spirito, e poi nella preghiera contraddire questa fedeltà radicale invocando il male, maledicendo i nemici nostri e di Dio, chiedendo per loro distruzione, annientamento, scomparsa? È conciliabile l’amore predicato da Gesù – amore universale, senza limiti né condizioni, fino al nemico – con l’uso nella preghiera, per esempio, del Salterio che contiene frequenti richieste di vendetta e imprecazioni contro i nemici?

A mio avviso il problema dei cosiddetti «salmi imprecatori», così com’è stato affrontato e «risolto» da oltre quarant’anni a questa parte – cioè con l’espunzione dalla preghiera liturgica –, ne pone un altro più vasto riguardante la preghiera e il pregare. È una preghiera, quella che fa a meno delle deprecazioni, assai poco biblica e alquanto ideologica, dunque ipocrita, lontana dalla parresia nel rapporto con Dio: verso Dio si grida, si urla nei momenti dell’angoscia, della disperazione, della violenza subita (Gesù grida sulla croce!). È una preghiera lontana dalla storia e dal reale male che l’attraversa, dai reali empi e malvagi che sono i prepotenti-onnipotenti che imperversano nella storia.

E qui occorre chiedersi: si crede che la preghiera è una potenza che agisce nella storia, una forza da opporre allo strapotere del male e dei malvagi? È una preghiera lontana dagli oppressi, dai poveri, dai senza mezzi, che sono il «pasto» quotidiano di ricchi, ingiusti e oppressori; lontana da una reale intercessione in favore degli oppressi: pregare contro l’oppressore è pregare con l’oppresso, è invocare e annunciare il giudizio di Dio nella storia e sulla storia. Ci può essere, in questo, una «parzialità» che disturba il nostro buonismo: in realtà si prega nella storia e non fuori della storia, e la storia non è già redenta, né tutta santificata, ma esige giudizio, opzione, discernimento.

Solo una visione angelicata della preghiera, una visione «sacrale», può togliere queste invettive! La preghiera è scegliere di stare dalla parte della vittima piuttosto che dell’aguzzino; di essere vittima dell’ingiustizia piuttosto che artefice di essa. Nei 150 salmi e nei numerosi cantici presenti nelle Scritture noi troviamo «parole contro» i nemici, dunque «preghiere contro» che possono creare delle difficoltà a noi cristiani. Nel Salterio abbondano queste espressioni in bocca a chi soffre, alla presenza di nemici, nemici suoi personali, nemici di Israele, oppure nemici di Dio: quei nemici che lo perseguitano, lo torturano, gli vogliono dare la morte.

Ma, non lo si dimentichi, sono imprecazioni presenti sempre in salmi di supplica, comunque sempre rivolte a Dio o confessate davanti a Dio. Per questo non sarebbe adeguato, anzi è improprio parlare di salmi «imprecatori», e non è giusto vedervi solo grida di vendetta: sono gemiti, urla, suppliche accorate formulate in situazioni di disperazione. Certamente sono suppliche a volte eccessive; ma chi può mai pesarle e condannarle, se non si è trovato nella stessa situazione di violenza sofferta nella propria persona? Che cosa grideremmo noi in simili situazioni? E soprattutto: grideremmo stando davanti a Dio, invocando lui?

Mutilare il Salterio per ragioni edificanti, mutilare l’Antico Testamento (ma verrà anche l’ora in cui in nome della «sensibilità della gente» si chiederà di purgare il Nuovo Testamento!) significa diventare più poveri di quella testimonianza in «carne e sangue» che è presente nella Bibbia. Di fronte al male operante nella storia le «preghiere contro», le invettive contenute nei salmi di supplica sono uno strumento di preghiera dei poveri, degli oppressi, dei giusti perseguitati: essi intervengono con le loro grida, visto che nella storia per loro non ci sono altri spazi! Con queste espressioni l’orante dà un giudizio sul male, lo discerne, lo condanna e chiede a Dio di intervenire per fare giustizia e castigare il malfattore.

Questi salmi sono in verità estremamente esigenti, perché sanciscono il principio in base al quale anche di fronte all’ingiustizia e al male subiti il credente si vieta di farsi giustizia e non cede alla tentazione di rispondere al male con il male, alla violenza con la violenza, ma lascia fare alla giustizia di Dio. Non si dovrebbe poi dimenticare che all’interno dell’Antico Testamento i salmi imprecatori in verità costituiscono un radicale superamento della legge del taglione, che pure era già una misura di salvaguardia dalla vendetta senza fine, dalla faida illimitata. I passi imprecatori dei salmi e dei cantici biblici, se letti in verità, non ci portano a scandalizzarci ma ci danno invece una grande lezione: questi oranti mostrano una grande pazienza. Non si fanno giustizia da soli, non ricorrono a strumenti di guerra, anzi mettono un freno all’istinto di violenza e si affidano unicamente a Dio. Questa la loro fede: ecco da dove nasce il loro grido a Dio.

Enzo Bianchi

Categorie : Riflessioni, Valori
Fra Diego Beltrutti, Maestro del VOSS nel corso della conferenza del 24-11-2013

Fra Diego Beltrutti, Maestro del VOSS nel corso della conferenza del 24-11-2013 

Nella suggestiva Sala dei Cavalieri annessa al ristorante “Camelot”  locato in Montanaro di Francolise (CE) si è tenuta il 24 Novembre una serata dedicata alle vicende storiche dell’Ordine Templare ed in particolare al Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri (V.O.S.S.) conosciuto anche come l’Ordine dei Cavalieri Bianchi di Seborga.

Oratori della serata sono stati:

Guido Araldo, scrittore, studioso del templarismo ed autore di numerosi saggi sull’argomento tra cui:

– “Il mistero di Saliceto. I Templari e la loro presenza in Piemonte, Liguria, Savoia e Nizzardo”; Bastogi Libri Editore, 2013. 

Diego Beltrutti, Maestro del V.O.S.S. nonché curatore delle edizioni dei testi scritti dal Principe di Seborga e Maestro Giorgio Carbone e precisamente:

–   “I Templari a Seborga”, Arabafenice Editore, 2013 e

–  “Il Cavalierato Cistercense in un Medioevo mai finito”, GHS editore, Cuneo, 2010.

Fra Diego ha anche presentato il libro “Templar Catechism”, edito a New York nel 2013 dalla casa editrice “Nova Publishers”.

Guido Araldo e Diego Beltrutti. MOntanaro di Francolise 24 Novembre 2013

Guido Araldo e Diego Beltrutti. MOntanaro di Francolise 24 Novembre 2013

Nel corso della serata sono stati trattati i seguenti argomenti: nascita dell’Ordine del Tempio; aspetti storici, economici, finanziari e politici dell’Ordine del Tempio; il Processo ai Templari; origine e missione storica del Principato di Seborga; nascita e missione del Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri.

Dopo avere risposto alle numerose domande fatte dal pubblico presente si è svolta una agape fraterna con la partecipazione dei Cavalieri della Prioria di Sant’Agata dei Goti e della Prioria di Letino, oltre che di numerosi intervenuti.

 

Per un politico giocare a fare San Francesco può pagare in termini di voti e di consensi ma non per molto. E’ certamente nobile appellarsi a un sistema politico che metta al primo posto il rispetto dei  diritti umani tuttavia oggi si è constatato che il dare tutto a tutti non è sostenibile, è un’utopia. 

L’Italia è un piccolo paese che non sbagliamo a definire privo di materie prime e dedito alla trasformazione di prodotti. Neanche volendolo, neanche impegnandoci allo spasimo potremmo risolvere i problemi dei migranti del nord Africa, del Darfur, del Sahel, del Medio Oriente, del Pakistan ecc. Stiamo infatti vivendo in un periodo di globalizzazione che ha indotto una recessione  che non ci lascia molte opzioni se non il rigore. In caso contrario, come dicevano i nostri vecchi, i nodi non tarderanno a venire  al pettine.

Che cosa ne sarebbe del nostro paese se parte dei 400 milioni di homeless indiani decidessero di sbarcare  a Lampedusa per entrare nella Comunità Europea attratti da migliori condizioni di vita? Riusciremmo a pagare le spese sanitarie per tutti? A farli andare a scuola? A garantire loro un lavoro o una casa? Certo che no.  Come si dice la coperta è ogni giorno più corta e ne dobbiamo tenere conto se non vogliamo essere travolti da un buonismo suicida.

E' difficile credere che una barca come questa abbia attraversato il mediterraneo

E’ difficile credere che una barca come questa abbia attraversato il mediterraneo

Ne deriva che con le risorte limitate che abbiamo a disposizione, tanto più oggi, gli afflussi di stranieri devono essere rigidamente contingentati. Vale a dire che l’Europa in toto o ogni singolo stato dovrà dichiarare quanti stranieri potranno essere accettati in un anno. Quello deve restare il numero invalicabile. Come dicevamo, guardare al Mediterraneo è molto nobile, specie per le figure politiche con alte valenze “passionarie”; tuttavia non sarebbe meglio guardare prima a casa nostra! Stiamo noi facendo il massimo per i nostri vecchi con le pensioni sociali? Per i nostri invalidi? Stiamo noi garantendo l’accesso all’istruzione dei poveri meritevoli? Non sembra.

E allora finiamola con la farsa dei battelli in avaria in mezzo al mediterraneo. Si sa che tutto ciò fa parte di un piano ben costruito a tavolino. Di questa tratta di vite umane si sa tutto, da dove partono, quali sono le navi con le quali giungono in mare aperto per poi essere  trasbordati su piccole imbarcazioni vetuste dalle quali subito dopo vengono lanciate richieste di soccorso alle diverse Capitanerie. Vorranno mica farci credere che questi immigrati stanno per mare sette dieci giorni su queste carrette stipate così tanto che uno non potrebbe neanche sdraiarsi! Nessuno sa, nessuno vede che cosa succede veramente? Eppure il monitoraggio effettuato dai sistemi militari di sicurezza c’è. Ma allora perché non vede? Quali sono gli ordini ricevuti? 

Un'altra carretta del mare che avrebbe dovuto navigare per 220 miglia marine.

Un’altra carretta del mare che avrebbe dovuto navigare per 220 miglia marine.

I telegiornali dicono: poverini! Questi soggetti spendono addirittura 2.000 euro per un passaggio su una carretta del mare. Diciamo noi: perché allora non prendono un aereo? E’ più sicuro e poi da Tripoli a Roma costa intorno ai 500 euro? In alternativa: perché non prendono un biglietto su una delle navi che dai porti del nord Africa giungono a Napoli od a Palermo? Non prendono questi mezzi perché attraverso queste vie non ci sarebbe nessuno a garantire loro di entrare. Infatti sono tutti sprovvisti di documenti e dei visti d’ingresso. In un momento in cui la Turchia fa un muro per frenare la penetrazione curda, la Spagna fa reticolati per frenare l’ingresso di nordafricani a Ceuta, Israele ha completato un muro per impedire ingressi di persone indesiderate  e la cristianissima Malta si rifiuta di accogliere clandestini sull’isola, noi mandiamo la Marina Militare a “trarli in salvo”.

Con i ritmi degli ultimi periodi, circa 600 clandestini al  giorno saranno oltre 180 mila in un anno. In un anno, si crea così la popolazione di una nuova città islamica ad entrate zero e con necessità e richieste di ogni tipo. I cittadini europei non paiono gradire tutto ciò. I segnali stanno già arrivando: l’Alba Dorata in Grecia, la crescita enorme delle destre in Francia ed in Germania, la Democrazia Nazionale in Spagna.

Da noi va tutto bene! Va tutto bene perché gli uomini di palazzo, circondati dai loro pretoriani non hanno più contatti sulla piazza. Ma chi quotidianamente va al bar, frequenta il verduriere od il panettiere sente discorsi diversi. Gli Italiani si stanno trasformando in un paese di xenofobi silenti. Silenti in quanto certi argomenti non possono essere toccati a meno che uno non desideri essere catalogato cattivo, retrivo, incivile, immorale.

La onorevole Laura Boldrini sul tema ha affermato: “Quando ogni immigrato avrà casa e sussidio l’Italia sarà una grande nazione”; questo sarà il pensiero della Presidente della Camera dei Deputati Italiani ma non è il pensiero di un numero crescente di cittadini e questa affermazione avrà certamente un peso alle prossime consultazioni.

La Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati è stata recentemente oggetto di molte polemiche a causa di sue dichiarazioni.

La Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati è stata recentemente oggetto di molte polemiche a causa di sue dichiarazioni.

Guardiamo ad esempio la situazione di una provincia come quella di Bolzano la quale ha dati precisi in materia. Qui gli immigrati di origine extra UE rappresentano il sei per cento della popolazione residente. Tuttavia essi assorbono oltre il quaranta per cento delle prestazioni sociali erogate dalla Provincia autonoma.

Nel 2012 gli immigrati stranieri in questa provincia dell’Alto Adige hanno ricevuto dalle casse pubbliche 32.329.717 euro degli 80.739.515 euro dispensati complessivamente (fonte: altoadige.gelocal.it articolo di Davide Pasquali). Sempre da dati della Provincia di Bolzano risulta che il 65% degli stranieri non Ue non paga alcun affitto per l’alloggio sociale Ipes in cui vive. Tutto ciò è giusto? E’ corretto che la popolazione locale residente in difficoltà si veda negare sussidi in quanto gli stessi sono andati gli extracomunitari? Questa situazione non è più sostenibile.

Il problema del vitalizio agli immigrati

Che cosa dire del vitalizio elargito ai parenti degli immigrati? Per l’anno 2012 l’assegno sociale su base annua è stato pari a 5.577 euro (429 euro mensili più la tredicesima). Nel 2000 il Governo Amato varava la legge 388 la quale riconosceva l’assegno anche ai cittadini stranieri residenti nel nostro paese «legalmente e continuativamente» da almeno dieci anni.

Questa Legge va urgentemente modificata in termini restrittivi. Oggi infatti è noto che un numero crescente di immigrati residenti richiama in Italia anziani genitori ai quali viene successivamente riconosciuta la pensione sociale. In barba alla legge molti se ne tornano ai loro paesi d’origine continuando a percepire la pensione italiana. Oggi il numero di queste pensioni erogate a genitori di immigrati residenti ha già superato le 13.000 unità. Ci risulta che l’INPS stia monitorizzando il fenomeno con una certa preoccupazione.

Noi riteniamo che si dovrebbe essere più cauti nell’elargire benefici a soggetti che non hanno lavorato neppure un giorno nel nostro paese e non hanno versato un euro di tasse. La soluzione non parrebbe difficile: è sufficiente richiedere che gli intestatari di pensioni sociali debbano andare di persona a ritirare l’indennità alla posta o, nel caso di impossibilità, debbano esibire un certificato medico con validità mensile. La possibilità di accreditamento della pensione su un conto corrente attraverso il meccanismo della delega a un parente deve essere eliminata.

D.: Gentile Maestro, vorrebbe esporci quali sono le posizioni dell’Ordine nei confronti dell’Islam?

 R.: L’Islam è una grande religione che merita grande rispetto. E’ una delle “religioni del Libro”, unitamente al Cristianesimo ed all’Ebraismo. Oggi il mondo cattolico ha un importante e costruttivo dialogo aperto con il mondo islamico.

Papa Benedetto XVI e re Abdullah dell'Arabia Saudita si incontrano in Vaticano.

Papa Benedetto XVI e re Abdullah dell’Arabia Saudita si incontrano in Vaticano.

Tuttavia non dobbiamo confondere l’Islam, religione che non costituisce certamente un problema di per se stessa, con lo stile di vita di alcuni suoi fedeli e con la incessante migrazione di soggetti islamici in Europa in atto.

Non possiamo infatti dimenticare che il mondo islamico ha da sempre cercato di penetrare l’Europa, tradizionalmente cristiana. Molte le battaglie combattute nei secoli trascorsi dalle forze europee per impedire che ciò si avverasse. Basti ricordare la battaglia di Lepanto o quella di Vienna o le guerre condotte dai Croce segnati e dall’Ordine del Tempio.

Come Ordine noi non abbiamo preclusioni verso l’Islam o verso i fedeli musulmani a patto che si tenga conto che l’Europa è una realtà non solo geografica ma anche storica, politica, sociale e religiosa, con una tradizione e valori diversi rispetto a quelli imperanti nella penisola araba.

Le vicende storiche a volte anche cruente avvenute all’interno dell’Europa, in associazione col sorgere del pensiero filosofico illuminista, colla stesura delle carte costituzionali nazionali, con la fine delle monarchie assolutiste, hanno dato vita e definito chiaramente il senso di concetti quali tolleranza, libertà, uguaglianza, fratellanza, legalità. I problemi della religione sono stati separati definitivamente da quelli dello stato.

 D.: Ma Lei ritiene che l’Islam persegua comportamenti non in linea con la tradizione Europea?

R.: Si, proprio così. Nel dialogo con i Musulmani manca innanzitutto il concetto di reciprocità, valore a loro probabilmente non chiaro se non sconosciuto.

Islamici radunati dinnanzi al Duomo di Milano, simbolo della antica cristianità del sud Europa. Sarebbe possibile avere una simile riunione di cristiani a La Mecca?

Islamici radunati dinnanzi al Duomo di Milano, simbolo della antica cristianità del sud Europa. Sarebbe possibile avere una simile riunione di cristiani a La Mecca?

Una religione aperta, non invasiva, segue il principio di reciprocità secondo il quale se un gruppo religioso quale ad esempio quello islamico chiede di potere aprire una moschea qui, in un’area prevalentemente e storicamente cristiana, deve essere possibile per i Cristiani costruire una chiesa in un’area prevalentemente islamica.

Così non è. Dopo avere constatata questa realtà bisogna chiudere la possibilità di realizzare moschee in Europa. La debolezza mostrata dai Cristiani con la concessione della costruzione della moschea a Roma rappresenta un momento di totale debolezza e non di magnanimità. Dalle nostre parti c’è un proverbio che dice essere tre volte bravi significa essere scemi. La magnanimità non può essere gettata al vento. La nostra magnanimità va offerta a coloro se sono e si dimostrano magnanimi. Provate  a pensare che cosa sarebbe successo se i Cristiani avessero chiesto di aprire una chiesa a La Mecca.

Noi abbiamo compreso da lungo tempo ed adottato il concetto di “libera chiesa in libero stato” ed abbiamo mantenuto ben diviso il potere temporale da quello spirituale.

Tutto ciò ci porta a dire che quanto vediamo proposto e richiesto a livello europeo da molti militanti islamici è per noi un inaccettabile “ritorno al passato”. Noi potremmo modificare la nostra visione quando il mondo islamico si accorgerà che noi abbiamo un Diritto ed anche doveri ai quali tutti devono adeguarsi.

D.: Ma in pratica, sinteticamente, perché voi siete contrari alla diffusione dell’Islam in Europa?

R.: La nostra contrarietà poggia su fattori definiti e non è preconcetta. Prenda ad esempio la parità uomo donna. Per noi questo è un dato di fatto ampiamente assodato e lo è in tutte le democrazie europee.

E' così che vorremo fare viaggiare le donne in Europa?

E’ così che vorremo fare viaggiare le donne in Europa?

Non lo è invece nella cultura islamica. Nè ci risulta che da parte del mondo islamico sia giunta notizia circa la volontà di cambiare questo tipo di trattamento riservato alle donne. Le differenze sono molto evidenti: noi non chiediamo alle nostre donne di velarsi o di portare il burqa. Noi non spingiamo le nostre figliole a praticare l’infibulazione o mutilazioni rituali. Noi non pratichiamo la poligamia e nella nostra cultura occidentale industrializzata non abbiamo equivalenti alla sharia.

 

Questo è un segno di uguaglianza sociale?

Questo è un segno di uguaglianza sociale?

E' così che vorremo farle girare per le strade?E’ così che vorremo farle girare per le strade?

I precetti religiosi li accettiamo, li facciamo nostri ma non pretendiamo che essi abbiano valore di Legge, né pretendiamo che essi debbano essere imposti a tutta la popolazione.

D.: Ma allora il vostro Ordine che cosa propone?

R.: Noi chiediamo alla nostra Chiesa cattolica di non continuare sulla strada di un buonismo suicida. La interpretazione corrente del pensiero francescano (che a nostro avviso non è quella più autentica), ha favorito ed incoraggiato l’arrivo in Italia di un numero elevato di soggetti dalle aree nordafricane e del sud mediterraneo.

Come mai paesi cristiani ed europei, come ad esempio Malta o la Spagna, non sono oggetto di flussi migratori simili a quelli riscontrabili in Italia? Come mai tutti vogliono venire in Italia? Ci sono forze politiche o singoli politici che spingono sottobanco? Ci sono personalità politiche che si stanno occupando di rifugiati che incoraggiano questo flusso incessante? Vedremo forse qualcuno di questi candidato all’ONU dopo Ban Ki Moon?

Noi riteniamo che l’aiuto debba essere fornito ai migranti anche se molti non meritino il nostro aiuto. Mi riferisco a coloro che dopo due giorni dall’arrivo si lasciano andare ad atti di vandalismo, che distruggono ogni cosa, mi riferiscono a coloro che pretendono che la comunità locale si dia immediatamente da fare per realizzare una moschea, a coloro che vogliono avere il ricongiungimento famigliare portando così nei vari paesi europei importanti gruppi famigliari celando magari le quattro mogli come cugine o nipoti.

E’ indubbio che vi siano soggetti che vogliono godere ipso facto dei privilegi dei cittadini europei i quali questi diritti se li sono guadagnati con onerosi  versamenti (vedi ad es.: il servizio sanitario nazionale).

Noi non vogliamo avere in Europa soggetti che, approfittando della nostra non conoscenza della loro lingua predicano nei circoli culturali e nelle moschee odio e incitano alla violenza. Noi chiediamo che si vigili affinché non possano essere praticate tecniche di brain washing o di plagio su alcuni giovani psicologicamente fragili. Noi dobbiamo capire il grado di libertà o di condizionamento presente in quei ragazzi che, come Giuliano Delnuovo, (il giovane genovese morto in Siria combattendo a fianco dei ribelli) decidono di abbracciare la lotta armata sotto le bandiere dell’Islam.

Noi chiediamo che venga bloccata e controllata la rete di finanziamenti stranieri grazie ai quali giovani europei girano mezzo mondo passando da un campo militare all’altro per essere addestrati alla guerriglia ed al terrorismo.

Noi chiediamo che coloro che si dichiarano Imam vengano controllati affinché si conosca se la loro formazione è stata davvero di tipo religioso e spirituale o se sia stata piuttosto di tutt’altra natura. Noi chiediamo che i loro sermoni se tenuti in lingua araba vengano registrati e che siano a disposizione dell’autorità o di coloro che vogliono ascoltarli.

burqa-chador-niquabNoi siamo consci che sia necessario giungere alla definizione ed alla regolamentazione dell’uso dei simboli religiosi nei luoghi pubblici. Noi siamo altrettanto consapevoli che il portare a collo un crocefisso o una stella di David non possa essere motivo di turbamento per alcuno così come non può turbare il vedere una signora islamica con i capelli raccolti sotto un velo.

non-e-per-noiBen diverso è l’uso del burqa o del niqab. Non dobbiamo poi dimenticarci del tentativo operato da soggetti gentilmente ospitati sul nostro suolo di rimuovere i crocefissi dalle scuole, o dai tribunali, là dove la presenza di questo simbolo era consolidata da secoli. E’ questo un fatto grave. E’ minare, tentare di distruggere le nostre tradizioni, le nostre radici, le nostre usanze.

D.: Lei ritiene che la Chiesa si stia occupando adeguatamente di questi problemi?

 R.: La Chiesa di Roma è sempre stata prudente. Questo ce lo insegna la storia e lo abbiamo visto nella gestione di qualsiasi problematica interna od esterna. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che noi abbiamo fratelli cattolici e cristiani di altre confessioni in Siria, Libano, Iraq, Iran, insomma in tutto il Medio Oriente, per non parlare poi dei cristiani del Pakistan o dell’Indonesia. Essi stanno soffrendo molto. Per tutti questi fratelli cristiani, tutti i giorni, non hanno la certezza, una volta usciti di casa, di potervi fare ritorno.

Noi non posiamo lasciarli soli.

La Chiesa è per la pace ed anche noi siamo per la pace. La Chiesa è per la non violenza ed anche noi siamo per la non violenza. D’altra parte Francesco a Gubbio ha predicato al lupo e lui è cambiato. Questa è quanto ci è stato riportato. Ma che cosa sarebbe successo invece se il lupo, non accogliendo le parole del santo, gli avesse morso una mano o lo avesse sbranato?

Dobbiamo sempre ricordarci che ci sono molti che sono in grado di cambiare, di ritornare sui loro passi, insomma di convertirsi. Tuttavia non è la totalità. Che cosa fare negli altri casi? Noi cavalieri amiamo Francesco ma non possiamo dimenticare quanto Bernardo ha fatto per l’Ordine, per la Terra Santa, per la Chiesa e per l’Europa.

Oggi la domanda da porsi è: ma esistono azioni violente che siano allo stesso tempo giuste? In sostanza, esistono guerre giuste? La risposta più immediata è No.

Tuttavia, ripensandoci un attimo, partono considerazioni del tipo: ma allora hanno fatto male i nostri padri a combattere le dittature del terrore? combattere i nazisti è stato sbagliato? Avremmo dovuto lasciare che i nazisti continuassero con le loro sperimentazioni criminali sui gitani, sui piccoli ebrei? Avremmo dovuto lasciare che continuassero a gassificare gli ebrei? Avremmo dovuto non intervenire in Iraq, in Libia, in Serbia, ecc.

Noi possiamo accogliere color che provenendo da aree diverse del mondo, spesso aree povere, giungono in Europa a patto che si impegnino a rispettare la nostra cultura, i nostri valori; a patto che si adeguino alle nostre usanze. Così hanno fatto i nostri emigranti per decenni andando verso le Americhe. Questa è la base per giungere ad un rispetto reciproco.

Qui stiamo parlando di una cultura che tratta l'adultera con la lapidazione. E purtroppo non sono finzioni cinematografiche.

Qui stiamo parlando di una cultura che tratta l’adultera con la lapidazione. E purtroppo non sono finzioni cinematografiche.

Noi non possiamo accogliere le insistenti richieste di coloro che vorrebbero farci modificare la nostra cultura e le nostre tradizioni in modo da potere impiantare sic et simpliciter le loro usanze.

E per favore smettiamola di parlare di jus soli.