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Il Cavaliere è in marcia verso la Luce di Cristo. Riceviamo dal fratello Mario Parisi, Grande Ufficiale del Capitolo Italiano della “Sainte Alliance”, Corpo di Guardia del VOSS il quale ha come compito non solo quello di vigilare sul rispetto della Regola ma anche e soprattutto di vigilare sulla correttezza della rotta dell’Ordine.:

La luce di Cristo. Sono di questi giorni le notizie di venti di guerra che soffiano tumultuosi; essi ci portano alla mente oscuri presagi di morte e ritorna attuale il problema della bomba atomica.

Riflettendo su questo tema va detto che non esiste il problema della bomba atomica, ma esiste piuttosto il problema dell’uomo che la fabbrica e se ne serve. E’ l’uomo che deve essere ridimensionato e rifatto. Questi sono i sintomi del crollo universale di un ordine morale nel cuore degli uomini. Quando l’uomo si allontana dalla Grazia Divina si chiude la porta alla Grazia Santificatrice, la quale é l’unica in grado di elevare la natura umana e di combattere la degradazione umana.

Occorre elevare la realtà spirituale, quella realtà che viene direttamente da Dio, una realtà che noi stessi non possiamo meritare nel suo stesso significato del termine.

LA GRAZIA questo è il suo nome, è gratuita e libera. L’unione della grazia e della natura divinizza gli uomini. Quando DIO si fece uomo incarnandosi (Cristo-uomo) le sue azioni erano in pari tempo Divine e Umane. Così quando la Grazia entra nell’uomo le azioni diventano divine, in quanto compiute sia da Dio sia dall’uomo. Dio-uomo-Cristo è il capo di queste anime santificate ed esse diventano parti del suo corpo. Cristo-uomo insegna attraverso il suo corpo; perciò il suo insegnamento é infallibile.

Santifica attraverso il suo corpo, tramite i sacramenti indipendentemente da chi li somministra o dai loro caratteri o deviazione della personalità o dai loro peccati.

In questo aspetto fisico il Cristo-uomo è perfetto, in quello mistico cresce ancora di più perché incorpora anche noi con tutte le nostre imperfezioni. Riflettendo su questi concetti espressi notiamo alcuni che alcuni valori della vita che prima ritenevamo importanti assumono un valore insignificante e viceversa altri assumono essenza di vita. Il modo di vedere il matrimonio, la morte, l’istruzione, la ricchezza, la sofferenza, la povertà appaiono diversi; tutti questi problemi fondamentali della vita assumono un nuovo significato, perché si guardano all’interno della Fede.

In virtù di questo si nota un cambiamento un netto mutamento del comportamento e della condotta, quando l’anima si rivolge a DIO tutto cambia, tutto si trasforma, chi faceva la volontà propria cerca ora di fare la volontà di Dio, il peccatore cambia detestando il peccato sperando un giorno di contemplare il volto di DIO.

La coscienza che prima comandava si modifica, prima ostile e diffidente ed esigente adesso fa solo la volontà di DIO; non vi sono più due volontà, adesso é assorbita dall’amore e tra coloro che si amano non vi sono più obblighi né doveri, si va al di là del bene e del male verso la gioia di vivere. Tutto in virtù di Gesù Cristo, non vi deve essere altro che la sua volontà.

Da questo nuovo orientamento nasce la passione di cui S. Paolo: “ Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Rom 8: 38-39).

Vi é una prima fase, prima di tutto questo sapevamo qualcosa di Dio ed era teorica, astratta; dopo diventa reale, concreta e finisce per collegarsi coi sentimenti, emozioni, passioni.

E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli».” (Matt 16,17).

Questa conquista diventa convinzione della Verità Assoluta.

Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giov 8:32)

Tutto questo porta alla pace dell’anima, occorre però capire la differenza tra la pace dell’anima da quella dello spirito. Questa pace nasce dalla tranquillità di un ordine in cui i sensi sono sottoposti alla ragionerà ragione alla fede, e l’intera personalità alla volontà di Dio. Tutti i pensieri sono rivolti alla sua Verità. Le false accuse, le gelosie, le amarezze della vita sono sopportate con pazienza, come le sopportò Cristo.

Ma in tutto questo occorre riflettere attentamente: chi sta vicino a Dio diventa oggetto di odio e di opposizione, perché i suoi amici sanno che egli non condivide più lo spirito del mondo ma lo spirito Santo; egli é divenuto unito con la Divinità tramite un vincolo che è una sfida ed un rimprovero a quanti vorrebbero trarre profitto dai due mondi. Vi sarà diffidenza, odio, persecuzione ed attacchi senza fine; dovunque si senta la presenza divina, la ci sarà una opposizione tremenda; tutto ciò fu predetto:

Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.” (Giov 15,19)

Di questa inimicizia Nostro Signore ne parlò:

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera”. (Matt, 10: 34-35)

Perciò nessuno si accosta a Cristo senza una rivoluzione dello Spirito, senza cercare la luce di Cristo: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere”. (Giov, 3: 19-20).

Perciò ognuno di noi che volge la faccia verso la luce sarà salvo. Non vi è modo di iniziare questo cammino senza domandarci che cosa noi daremo a Dio. Non é un così grande sacrificio, perché, avendo Lui, avremo ogni altra cosa in abbondanza. Il Cavaliere è in marcia verso la Luce di Cristo.

Il Matrimonio: sacramento o compra-vendita?

Il matrimonio: sacramento o compra-vendita? Il mondo Cristiano e quello Islamico hanno visioni molto distanti per quanto riguarda il rapporto uomo/donna. Prendiamo il caso del matrimonio. Per il Cristiano il matrimonio è un sacramento che lega un uomo e una donna in un rapporto strettamente monogamico e indissolubile.

Per il mondo Islamico il matrimonio non è un sacramento ma un atto di compra vendita.

Per il mondo Islamico il matrimonio non è un sacramento ma un atto di compra vendita.

Per il mondo Islamico no. L’Islam inserisce il matrimonio all’interno delle attività contrattuali di compra vendita. Il matrimonio Islamico è solitamente un contratto di tipo coniugale poliginico e monoandrico (cioè un legame tra un uomo e più donne). Le mogli sono sposate al termine di un contratto di acquisto che prevede il conferimento di una dote alla famiglia dello sposo.

La legge mussulmana (Sharia) prevede che l’uomo possa avere fino a quattro mogli a patto che sia in grado di mantenerle e che le tratti con equità.

Altre differenze riguardano l’età della coniuge. Certamente nei secoli addietro anche in Europa l’età dei coniugi era bassa (12-14 anni per lei e 15-17 anni per lui) ma nei secoli l’età media si è allungata. In Italia l’età media degli sposi è passata dai 26 anni del 1991 ai 31,3 anni del 2014.

Nel 2012 (dati pubblicati dal Gulf News) in Arabia Saudita ci sono stati 5622 matrimoni tra uomini maturi e spose di età inferiore ai 14 anni (dati della “Imam Mohammad Bin Saud Islamic University”).

Nella cultura occidentale il matrimonio con una ragazza giovanissima è considerato immorale.

Nella cultura occidentale il matrimonio con una ragazza giovanissima è considerato immorale.

Ciò non deve stupire giacché la Sura 35 (detta la Sura del Divorzio) al versetto 4 recita:

“Se avete qualche dubbio a proposito di quelle delle vostre donne che non sperano più nel mestruo, il loro termine sia di tre mesi. Lo stesso valga per quelle che non hanno ancora il mestruo. Quelle che sono incinte avranno per termine il parto stesso. A chi teme Allah, Egli facilita i suoi intenti”.

Nella cultura europea contemporanea, i matrimoni con giovanissime spose sono ritenuti immorali. Diversa la situazione nell’Islam. Dalla lettura della Sura 35, vv 4, ricaviamo che nella cultura Islamica non è immorale avere rapporti sessuali con una “donna” (io le chiamerei bambina) purché questa abbia avuto il menarca da almeno tre mesi.

Che questa abitudine fosse diffusa 1400 anni fa la possiamo anche accettare anche perché casi di mogli bambine ci sono stati anche nell’Europa medioevale ma che la stessa regola sia invocata ancora oggi ci lascia molto perplessi.

‘A’isha era una ragazza [io continuo a dire bambina] di sei anni quando l’Apostolo di Allah (il profeta Maometto) che aveva già compiuto 50 anni decide di prenderla in moglie. Egli tuttavia, in ossequio alla legge islamica, aspetterà tre anni prima di consumare il matrimonio. (Sahih Muslim 8:3311).

Il matrimonio che per noi cristiani è un sacramento per gli Islamici è una compra vendita.

Monastero della Trasfigurazione. Santa Caterina (Egitto). Fino a quando resisterà? Stiamo facendo qiualcosa di concreto in difesa dei monaci che colà risiedono?

Monastero della Trasfigurazione. Santa Caterina (Egitto). Fino a quando resisterà? Stiamo facendo qiualcosa di concreto in difesa dei monaci che colà risiedono?

Abbiamo perduto tutto … anche l’onore? Questa è la domanda che oggi assilla il Tempio. Se non abbiamo ancora perso l’onore è perché in Medio Oriente sparute comunità continuano a testimoniare la loro fede in Cristo spesso con il loro martirio.

Ad Aleppo questa chiesa è stata distrutta, molti i morti, ma questi giovani ci fanno capire di che pasta sono fatti i Cristiani di Aleppo.

Ad Aleppo questa chiesa è stata distrutta, molti i morti, ma questi giovani ci fanno capire di che pasta sono fatti i Cristiani di Aleppo.

Lo stesso dicasi per quei gruppi di monaci che In Siria, Iraq, Afganistan e nel Sinai si ostinano a presidiare luoghi di culto millenari incuranti dei rischi mortali cui vanno incontro.

Che cosa dire dei Cristiani dell’emisfero occidentale i quali, dimostrando scarso interesse per le vicende Medio Orientali, di fatto lasciano perire i loro confratelli in Cristo? Che cosa dire di quei Cristiani i quali, facoltosi e non, ma accomunati da un’ignavia imperante, non muovono un dito per portare un aiuto concreto ai correligionari che si trovano in grave e imminente pericolo di vita?

Probabilmente diranno che loro sono per la pace! Che la nostra religione ci insegna a porgere l’altra guancia e a perdonare. Oppure diranno semplicemente che il Medio Oriente non interessa a loro.

La scure dell'ISLAM più becero e criminale si abbatte anche oggi.

La scure dell’ISLAM più becero e criminale si abbatte anche oggi.

Una volta si diceva “lontano dagli occhi è lontano dal cuore”. Ne consegue che forse sarebbe meglio non sapere delle atrocità commesse in Medio Oriente, non vedere le gole tagliate e le persone crocifisse. Ma oggi ci sono i mass media. Ci pensano loro a riportare ogni giorno, spesso all’ora di pranzo e con dovizia di particolari queste quotidiane tragedie.

Qualcuno dirà: ma che fastidio questi Cristiani di Siria, di Iraq … se non ci fossero Cristiani in MO forse sarebbe meglio, no? Sarebbe meglio che quegli arabi non si fossero mai convertiti al Cristianesimo.

Di fronte a tali scemenze va detto a coloro che non sanno o che volutamente non ricordano, che i Cristiani di etnia araba vivevano in Medio Oriente da oltre sei secoli quando arrivarono le orde di Maometto.

Altri diranno: il Medio Oriente è lontano; a noi Europei “che ce ne frega” di cosa avviene la! Altri ancora: ma lì se le sono sempre date, e poi da noi queste cose non succedono.

Non crediamo serva un commento.

Non crediamo serva un commento.

Parliamo ora di Europa: l’Europa della democrazia greca, del diritto romano, della Magna Carta, del Bill of Rights, dell’Illuminismo, della Rivoluzione francese, dei Diritti e dei Doveri, delle Carte dei Diritti del Cittadino, dei Diritti dell’Uomo … Parliamo di questa Europa che oggi vede nel vicino MO solo la proiezione dei propri interessi economici spiccioli e particolari. “Pensa te, se la Turchia entrasse in Europa quanti frigoriferi potremmo vendere… e quante lavatrici…”.

E poi vi è la Chiesa di Roma. Assolutamente buona e misericordiosa. Secondo alcuni troppo buona, forse troppo misericordiosa. E’ certamente nobile avere buone intenzioni e cercare doi comprendere l’Altro. Ma se l’albero si giudica dai suoi frutti, dobbiamo ammettere che i frutti di questo Islam del Califfato dell’Iraq e del Levante sono tossici, puro veleno.

Questa foto ha 100 anni.  Oggi la posizione dei governanti turchi nei confronti di IS o ISIL o ISIS che dir si voglia non pare chiara. Un secolo fa fu certamente molto chiara la posizione contro i Cristiani di Armenia.

Questa foto ha 100 anni. Oggi la posizione dei governanti turchi nei confronti di IS o ISIL o ISIS che dir si voglia non pare chiara. Un secolo fa fu certamente molto chiara la posizione contro i Cristiani di Armenia.

L’Outremar vale a dire quella terra tragica posta al di là del nostro bel mare, terra di avamposti spirituali, terra di aspre e cruente battaglie continua ad esistere anche se si tratta di una terra polverosa che oggi evoca solo indifferenze… a meno che non si parli del petrolio iracheno o libico oppure delle risorse idriche del Kurdistan, o del progetto di una Grande Turchia, o della necessità di avere basi militari che guardino ad Oriente.

E con tutti questi problemi incalzanti dove è la Cavalleria di Cristo?

Stendardo della Confederazione Templare "Bernard de Clairvaux".

Stendardo della Confederazione Templare “Bernard de Clairvaux”.

Noi riteniamo che la nostra vecchia e cara Europa debba accettare la sfida. Alla domanda: abbiamo perduto tutto … anche l’onore dobbiamo dare una risposta forte. Ne consegue che il Tempio, l’Ospedale e i fratelli Teutonici riflettano seriamente e rapidamente su che cosa sta succedendo in Medio Oriente avendo bene a mente che “si può perdere tutto … ma non l’onore”.

Massoneria e Cavalleria

Una riunione massonica

Una riunione massonica con un rito di iniziazione.

La Massoneria è un’associazione costituitasi nel settecento i cui aderenti seguono un cammino iniziatico e perseguono una fratellanza mondiale che poggia su un patto etico-morale tra uomini liberi.

La Libera Muratoria (o Massoneria) forma i “liberi pensatori”. Sono liberi pensatori quegli individui che rivendicano la possibilità di esprimersi liberamente e di manifestare la propria opinione senza essere impediti o censurati da qualsivoglia autorità.

I “Freethinkers” cioè i liberi pensatori sono gli esponenti di quella cultura e di quella vita sociale che si era affermata all’epoca del primo Illuminismo. Costoro, aderendo al deismo o assumendo posizioni esplicitamente atee, si contrapponevano in modo più o meno diretto alle posizioni etiche e teologiche del clero cristiano, in particolare nei confronti del dogmatismo religioso.VOSS_logo_grande_2013

La Cavalleria forma i Cavalieri. Non i cavalieri secolari ma i Cavalieri spirituali, secondo le indicazioni di Bernard de Clairvaux. I Cavalieri di Cristo operano seguendo una Regola imperniata sull’ubbidienza, povertà e castità. La loro attitudine mentale è bene espressa nei canti del servo di Jahvè, cioè nei quattro canti che sono inseriti nel cosiddetto deutero-Isaia e cioè dal capitolo 40 al 55 del libro del profeta Isaia. Infatti l’attitudine del Cavalierie è quella del “servo” di Jahvè, uomo umile che ha però una grande missione da compiere, quella di operare per Dio.

A.G.D.G.A.D.U e cioè Alla Gloria Del Grande Architetto dell'Universo.

A.G.D.G.A.D.U e cioè Alla Gloria Del Grande Architetto dell’Universo.

La Libera Muratoria opera alla gloria del Grande Architetto dell’Universo. Il fratello C.M.S. così definisce questo rapporto: “Per il fratello Libero Muratore il Grande Architetto dell’Universo (G.A.D.U.) è un principio regolativo, un’entità simbolica che si accetta e nel nome ed alla gloria del quale ogni Fratello compie il suo speciale e personale cammino iniziatico nella ricerca della Verità intimamente percepita ed entusiasticamente rintracciata nel proprio Io premio finale del percorso di introspezione e di ricerca.

Il Grande Architetto non è quindi il fine della ricerca, ma deve essere concepito ed interpretato operativamente nella sua semplificazione di utensile simbolico indispensabile per ottenere lo sgrossamento dalla pietra grezza ovvero unico e necessario strumento per il trovare, riscoprendola attraverso la Luce e l’Illuminazione, la pietra nascosta nel buio tenebroso dell’ignoranza di se stessi.

Nella forma-sostanza di principio trascendente il Grande Architetto non deve essere pensato né come realtà effettiva né come fenomeno messianico rivelato, in quanto ciò verrebbe ad esprimerne attributi che lo qualificherebbero come Dio di una religione e non come simbolo unificatore e principi o regolativo di tutti i credenti, perché strumento di luce per la libera strada dell’uomo libero, ricco del carico del proprio libero pensiero”.

La Cavalleria spirituale opera alla gloria del Dio che fu già di Abramo e di Giacobbe. cavaliericristianiconCristo1La Cavalleria mira a rafforzare nei suoi membri la pratica della vita cristiana, in obbedienza al Santo Padre, alle gerarchie dell’Ordine e secondo gli insegnamenti della Chiesa di Cristo. La Cavalleria aiuta e sostiene con modalità diverse la Chiesa Cattolica in Terra Santa, e in tutto il Medio Oriente.

Come si vede, Massoneria e Cavalleria non possono essere in conflitto in quanto non hanno punti di contatto. Esse sono due realtà, due entità diverse che partono da momenti storici diversi, che praticano metodologie operative e formative differenti e che hanno finalità differenti.

Il fatto che all’interno della Massoneria vi siano gradi che sono definiti “gradi Templari”, ciò sta a testimoniare come nel settecento alcuni Massoni abbiano cercato di trasferire dentro le Logge alcune peculiarità della vita cavalleresca. In realtà si è trattato di un tentativo di conciliare l’inconciliabile.

Da questa breve analisi si capisce come e perché i Liberi Muratori non possano operare all’interno della Cavalleria Spirituale. Non possono in quanto c’è una contraddizione intima che rende patetici coloro che cercano di percorrere contemporaneamente entrambe le vie. E questo non solo perché non si servono due padroni (Mt 6: 24-34).

E’ incredibile che uomini adulti, professionisti affermati, saggi, studiosi non riescano a comprendere che non si possono percorrer contemporaneamente vie così diverse e in netto contrasto tra loro. A meno che il soggetto non sia un dissociato psichico con doppia personalità.

” C’è bisogno di un Catechismo Templare ” è il titolo della conferenza di presentazione del Libro, scritto da fra Diego per i tipi dell’Editore Bastogi di Roma, che si è tenuta nel corso della Fiera del Libro di Torino in data 18 Maggio 2015.

Dovrei innanzitutto partire dal titolo e spiegare perché ho chiamato questo libretto “catechismo templare”. Non è che io abbia scoperto un insegnamento segreto dei templari o che i chierici dell’Ordine templare insegnassero un catechismo particolare, specifico, differente agli adepti.
Il titolo nasce da una riflessione che io ho ritenuto necessaria nove secoli dopo la fondazione dell’Ordine.
Oggi la parola templare è molto inflazionata e vuole dire molto poco. Si tratta di un termine svilito, abusato. Non c’è giornalaio o edicola che non abbia in bella mostra titoli quali: il segreto dei templari, i templari ed il santo graal, il tesoro dei templari, l’insegnamento occulto dei templari, ecc.
Non c’è film sui templari in cui non si vedano cavalieri dalle lunghe chiome, elmi impreziositi da piume e pennacchi, e destrieri con gualdrappe colorate. Ebbene questa non è la realtà ma una visione distorta.

Attorno alla vicenda dei Cavalieri del Tempio si è creata una specie di mitologia, un alone di mistero che il più delle volte è fuorviante. Per lo più si tratta di ciarlatanate, di fantasticherie che non ci restituiscono la dimensione autentica dell’Ordine del Tempio.
Spesso questa ricerca a tutti i costi del sensazionale, del misterioso, confonde e fa perdere di vista la natura vera del movimento templare che va ritrovata nella lettura della Regola così come nella lettura di quella breve opera di Bernardo dal nome De Laude Novae Militiae ad Milites Templi.

Ora, dovendo parlare di catechismo templare ad un pubblico composito, spesso fatto da soggetti antidogmatici, la domanda che sgorga spontanea è: si tratta di un testo dogmatico? Io credo proprio di sì. Ma come è un testo dogmatico? E’ un testo in cui alcuni punti o tutto il testo va preso così come è stato formulato da chi lo ha scritto e non è soggetto a discussione da parte di coloro che seguono quei dettami, quella filosofia, quella religione, quella disciplina.

Oggi noi viviamo in un mondo caratterizzato dal relativismo, da una profonda crisi dei valori tradizionali, dallo sgretolarsi delle ideologie, dalla presenza di sempre minori certezze. Termini quali Patria, fede, famiglia paiono perduti per sempre e sostituiti da termini quali egoismo, interesse personale, identità di genere. Tutto diventa relativo e, quindi, tutto si può riferire al proprio convincimento, al proprio piacere. Anche la morale e la giustizia diventano concetti relativi. Mentre la religione dei nostri padri sembra essere sempre più lontana, scorgiamo un imbarbarimento della società dove l’avere e l’apparire dominano e sovrastano l’essere.

Certamente oggi avere una visione dogmatica non è “trendy”, essere Cristiano non è “trendy”, parlare di catechismo non è “trendy” e neppure parlare di Templari. Perché allora parlare di Catechismo Templare? Perché io ritengo che tra noi esista una sparuta schiera di individui, che hanno preso coscienza o stanno prendendo coscienza che sia giunto il momento di scendere in campo per difendere le nostre tradizioni, quelle che ci appartengono da sempre, ed in primis le nostre tradizioni cristiane. Si tratta di soggetti laici, alcuni dei quali hanno avuto un passato anticlericale.

nelle nostre fila ci sono anche soggetti con trascorsi massonici i quali hanno capito che è venuto il momento di lasciare quella istituzione e di scendere in campo con le forze della Luce dal momento che la nostra tradizionale fede in Gesù Cristo è in grave pericolo e che l’islamismo sta entrando silenziosamente in Europa dopo avere sovvertito tutto il medio oriente e cancellato 2000 anni di presenza cristiana.

Coloro che in epoca recente si sono avvicinati all’ordine non sono fanatici né integralisti cristiani. Sono presenti con noi fratelli cristiani dal passato non esemplare, ma dopo Paolo abbiamo capito che il passato non voglia dire molto quando è seguito da una profonda conversione. Oggi ciò che conta è che si deve impedire con ogni mezzo che orde islamiste continuino a sgozzare preti, decapitare soggetti di ogni età colpevoli solo di essere cristiani, profanare e distruggere chiese, violentare donne e venderle come schiave.

Le ragioni per cui ho deciso di scrivere questo libro sono dettate dal desiderio di mettere a disposizione uno strumento che io ritengo utile a tutti coloro che intendono percorrere, nel ventunesimo secolo, la via del Tempio.
Il catechismo illustra e commenta quello che potremmo definire il codice comportamentale dei cavalieri del Tempio, nella visione del suo mentore, san Bernardo di Chiaravalle.

Come voi sapete, l’Ordine nasce nel 1118 con caratteristiche e peculiarità ben definite. Questo è un punto che va sottolineato: tutti coloro che nei secoli successivi hanno portato la croce patente sul petto non hanno mai messo in discussione la missione dell’Ordine che è difendere i pellegrini Cristiani del Medio Oriente, difendere i Luoghi Santi del Cristianesimo, vivere con uno stile di vita basato sull’obbedienza di tipo militare alle gerarchie dell’Ordine, condurre una vita semplice, sobria e morigerata.

Il “Catechismo Templare” non è altro che il commento analitico al De Laude Novae Militiae ad Milites Templi di san Bernardo di Chiaravalle. Se vogliamo, di mio c’è stata la ricerca approfondita dei riferimenti biblici alle parole di Bernardo. Per me questo è stato molto importante perché ha permesso di rispondere a coloro che, anche dall’interno del mondo della Chiesa, non sono vicini al pensiero di Bernardo (pur essendo questi non solo Santo ma anche Dottore della Chiesa). Con la ricerca condotta ho potuto affermare che ogni frase del suo testo è in linea perfetta con i testi sacri, con l’Antico e con il Nuovo Testamento ed in particolare con la visione paolina del cristianesimo.

Ciò l’ho fatto ben sapendo che la cosa non sarebbe piaciuta a coloro che nella Chiesa di Roma percorrono la via “buonista ad oltranza” e che io chiamo “buonista suicida” che quindi è lontana dalla visione di Bernardo. Per fortuna ho trovato sulla mia strada, e lo debbo dire e lo voglio dire, i monaci cistercensi dell’abazia Dominus Tecum di Pra’d’Mill i quali hanno avuto la pazienza di leggere il testo e di darmi utili suggerimenti: Padre Gabriele, grazie.

Chi entra nell’Ordine è un soldato di Cristo e la cerimonia che riceve all’ingresso non è un’iniziazione ma una investitura cavalleresca che ha un suo peso dal punto di vista religioso giacché avviene in chiesa essendo un sacramentale e cioè la prosecuzione del sacramento della cresima. Quindi il Catechismo Templare oltre a riportarci ai valori originari dell’Ordine ci dice come l’accettazione e la condivisione di questi valori siano una condizione “sine qua non”.

Non vi può essere Cavaliere del Tempio che non sia un convinto cristiano, pronto combattere fino alla morte per il suo unico comandante, il Signore Gesù Cristo. Ritenete che ci sia qualcosa di negativo in questa visione, qualcosa di anacronistico? E’ probabile che qui qualcuno avrà pensato: “… come sono rigidi questi qua, al limite dell’intolleranza. Non si potrebbe essere più tolleranti e allargare un po’ le maglie?” La risposta è NO!

Nel nostro Paese ci sono tante altre organizzazioni culturali, i Rotary, i Lyons, il Kivanis, circoli, confraternite, associazioni a cui potrà aderire chi non la pensa come noi, ma se un soggetto vuole militare nell’Ordine del Tempio deve accettare ciò che il Tempio è e ciò che il Tempio propone. Pensiamo alla matematica: essa si basa su postulati, accettati e condivisi. Così come da secoli si ritiene che tra due punti passi una sola retta, dobbiamo convincerci che se noi dicessimo che per due punti passano più rette, avremmo distrutto la matematica che conosciamo e dato origine a un’altra cosa, a matematiche parallele, a matematiche diverse dalla matematica euclidea.

Se noi mettessimo in discussione il catechismo templare, daremmo vita ad altri ordini,  ad esperienze sicuramente interessanti ma che certamente non hanno nulla a che fare con l’Ordine della Povera Milizia di Cristo.

Nel mondo contemporaneo vi sono parecchie contraddizioni: da un lato vogliamo essere liberi, fare ciò che ci pare, però dall’altro vogliamo essere tutelati, garantiti, protetti. Oggi che abbiamo a disposizione una tecnologia avanzata, conoscenze profonde in vari settori del sapere, che sappiamo molte più cose dei secoli addietro, paradossalmente abbiamo bisogno di maggiori garanzie, di maggiori tutele. Oggi sappiamo che in assenza di una bandiera azzurra quella spiaggia è verosimilmente sporca, inquinata. Sappiamo che senza il sigillo “ gallo nero “ un chianti è probabilmente fasullo, che senza il marchio dopg quella forma di parmigiano è robaccia.

C’è da chiedersi: questo modo di procedere può essere mutuato anche per il mondo templare odierno? Io rispondo: sì. L’essere templare è uno stato di coscienza particolare cui corrisponde uno stile di vita ben definito e specifico, allora come oggi. Ne consegue che la militanza in un gruppo o in un altro può fare la differenza.

Ecco un’altra ragione del libro: fornire sia a colui che già sta percorrendo la via templare o a colui che è desideroso di intraprenderla, uno strumento per comprendere meglio il suo percorso. Ciò si è reso necessario in quanto oggi, purtroppo, dietro alla parola templare c’è di tutto. Tanti gruppi, molto diversi tra loro, non tutti cristiani, non tutti cattolici, molti si definiscono “ noi siamo i soli, i veri, gli unici discendenti di Jacques de Molay ”, alcuni elegantissimi nei loro mantelli riccamente ricamati, altri soggetti senza arte ne parte, solitamente soggetti senza una professione che cercano di sbarcare il lunario vendendo onorificenze ed investiture, altri ancora cavalieri dai mantelli straripanti di medaglie e di nastrini.

Negli anni ho conosciuto personalmente “ cavalieri ” che mi hanno detto: “ ma perché non accettare un islamico o un ebreo? Noi ne abbiamo due nella nostra Prioria. Perché avremmo dovuto dire loro di no! Se è una persona libera e di buoni costumi, perché non accettarla? “

Dopo nove secoli va rispiegato che quello del Tempio è un Ordine (e cioè di una struttura ordinata e organizzata, pertanto non disordinata o caotica o anarchica), ordine di derivazione militare (dove si richiede l’obbedienza alle gerarchie né più né meno dell’obbedienza che un maggiore deve al suo colonnello) dove i comportamenti sono scanditi da una Regola (che certamente è stata riletta e commisurata alla mutata e diversa situazione sociale, politica, culturale odierna) che è pur sempre una regola da rispettare.

L’Ordine del Tempio non è un “fai da Te” ove ognuno fa ciò che gli piace. I fondamentali del Templarismo non possono essere ignorati o dimenticati né by-passati. Ecco quindi che il “ catechismo templare “, non vuole essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza di un percorso ben preciso e definito. Esso costituisce il denominatore comune, cioè quell’insieme di regole accettate e condivise da parte di tutti coloro che intendano fregiarsi del titolo di Cavaliere del Tempio.

Ed ecco allora che i termini greci kata (con) èchos (voce), che sono alla base della parola italiana catechismo, stanno proprio a indicare che ci troviamo dinnanzi a qualche cosa di importante, di così importante da mandare a memoria.
Così come il chirurgo non va a leggersi ogni mattina come eseguire un intervento giacché conosce la materia o il panettiere non va a leggersi ogni mattina la ricetta per fare il pane giacché sa come si fa il pane, così il cavaliere del Tempio, quello non farlocco, sa perché egli combatte, sa come si combatte e sa esattamente per chi combatte. Non c’è nulla da inventare e nulla da improvvisare.

La sua missione è ben definita e non lascia spazio alla fantasia. Non basta fare raduni con tanto di spadoni e di mantelli, fare sfilate, o fare sventolare il baussant dai balconi. Occorre essere consapevoli che si dal momento dell’investitura si è al servizio dell’Ordine, all’obbedienza e non in senso figurato. Abbiamo già detto come il raggiungimento del cavalierato templare preveda un certo restringimento delle libertà individuali (restringimento richiesto, cercato e liberamente accettato). Ciò in quanto l’adozione della Regola fa sì che da quel momento in avanti il Cavaliere debba tenere un comportamento consono al suo rango, al suo status e in questo senso si capisce già fin d’ora come templarismo e massoneria siano due realtà non conciliabili, prima ancora dei pronunciamenti di alcuni papi.

Quella templare è una via stretta, tutta percorsa nella tradizione cristiana, quella che secondo Isaia contraddistingue il “ servo di Jahvè “. Tutte quelle forme di templarismo che prescindono da questa impostazione sono altra cosa.
Dal punto di vista storico in realtà le strade del templarismo e della massoneria si sono incrociate più volte, a partire dal XVIII secolo e cioè dopo che il reverendo James Anderson, (era il 24 Giugno nel 1717) definì le costituzioni che stanno alla base della Gran Loggia di Inghilterra, dando l’avvio della massoneria speculativa partendo dagli “old charges” della massoneria operativa.

Un momento importante è stato certamente il discorso di André Michel de Ramsay (24 marzo 1737) dal titolo “ Discorso sui cavalieri crociati alle logge francesi ”. Fu Ramsay il primo a dare vita a quell’alone di magico, di misterioso e di esoterico che troverà nei secoli successivi un numero crescente di epigoni.

Il de Ramsay sosteneva che i massoni giacobiti fossero gli eredi dei crociati i quali nel ‘200 si erano rifugiati in Scozia dando origine, nel 1286, alla loggia di Kilwinning. Secondo il de Ramsay, nella lunga permanenza in Oriente i crociati avevano appreso conoscenze segrete che poi portarono in Europa e tra queste un nuovo e diverso metodo di costruire gli edifici.

Nel 1740 il cavaliere inglese Radcliffe, V° Conte di Derwentwater, introduce nelle logge i “gradi della vendetta” che hanno un riferimento alla vicenda templare. Siccome il mondo nord europeo protestante non amava i Crociati, sarà la massoneria tedesca a sostituire i Crociati con i Templari. I Templari piacevano ai Protestanti perché, come loro, i Templari avevano sofferto a causa delle decisioni del papa Clemente V di dare vita all’Inquisizione e di sopprimere l’Ordine.

Nel 1750 un cavaliere sassone, il barone Carlo von Hund rifonda l’Ordine del Tempio dando vita alla Stretta Osservanza Templare ed aggiunge ai tre gradi azzurri “canonici” quattro gradi templari.

Questa commissione tra massoneria e templarismo non è mai piaciuta alla chiesa, allora come ora. Il relativismo, l’occultismo, l’alchimia, le filosofie ermetiche studiate nelle logge non piacciono a papa Clemente XII il quale (1738) scomunica la stretta Osservanza. Nonostante ciò la massoneria trova facile espansione in Inghilterra e in Scozia.

Nel 1779 I massoni di discendenza giacobita e pertanto cattolici insigniti del grado di Cavalieri del Tempio, ricevono dal Maestro della Loggia madre Kilwinning la facoltà di fondare una Loggia a Dublino chiamata “Loggia degli Alti Cavalieri del Tempio di Irlanda”.

Potremmo andare avanti a lungo citando personaggi che hanno lasciato un segno nella massoneria templare o nel templarismo massonico che dir si voglia. Tra gli altri dovremmo citare Jean Baptiste Willermoz, Fabrè-Palaprat, Alistar Crowley, Eliphas Levi ed altri ma ciò esula dalla presentazione del libro.

E’ indubbio il Templarismo massonico, dal momento della sua comparsa sulla scena, non si è limitato alla visione cristiana ma ha introdotto tutta una serie di derive che negli anni hanno preso il nome di:  New Age, culto millenarista, Teosofia, Rosacrucianesimo, Martinismo. Per noi templari “tradizionali” tutte queste nuove esperienze sono inconciliabili.

Tra le cose mirabili e meritorie portate avanti dalla Libera Muratoria ritengo il tentativo di fare sedere nella stessa sede (officina), cattolici, ortodossi, ebrei, islamici in un clima di uguaglianza e di affratellamento. Ciò è stato possibile con l’adozione del metodo massonico basato sulla adozione di una figura quale il Grande Architetto dell’Universo e applicando una tolleranza verso tutte le fedi. Questo metodo inclusivo della massoneria, in grado di accogliere praticamente i seguaci di tutte le religioni, è stato poi trasportato fuori delle logge, nella società, dando vita a quello che gli inglesi chiamano il “melting pot” (versione moderna dell’athanor”).

Se tuttavia ci fermiamo ad osservare quanto succede oggi nelle grandi città nordamericane vediamo che l’obiettivo del “melting pot”, se dal punto di vista concettuale è affascinante e idealmente valido, dal punto di vista operativo è stato un fiasco. A New York i cinesi si frequentano tra di loro, i cubani altrettanto, i portoricani e gli italiani lo stesso. La grande mela è fatta di tanti piccoli ghetti autoprodotti.

Io ritengo che se nelle logge, questa è la mia particolare visione, regna l’armonia e a New York ebrei, cattolici ed islamici sono seduti fianco a fianco tra le colonne, ciò lo si deve anche al fatto che in quelle società a lungo democratiche non si sono verificati fatti gravi capaci di minare questi equilibri. La storia purtroppo ci insegna che, quando si arriva a menare le mani, quando qualcuno tenta di prevaricare sull’altro, si è costretti a fare scelte dolorose, scelte solitamente effettuate in base al credo politico, alla religione o all’etnia di appartenenza.

Potremmo sintetizzare il pensiero di Bernardo in queste parole: come sarebbe bello che i pellegrini desiderosi di visitare Gerusalemme potessero arrivare colà sani e salvi. Invece vengono regolarmente rapinati ed uccisi. Vi abbiamo detto più volte di smetterla; voi non ci averte ascoltao ed allora non ci resta che venire in Terra Santa ed occuparla militarmente. Ecco allora comparire nel De Laude Novae Militiae temi quali la guerra giusta, la vendetta, l’uso delle armi, la lotta al male e cioè il malecidio.

Questo di Bernardo è certamente un testo oggi molto scomodo. Il De Laude è la risposta di Bernardo al pressante invito di Hugues de Payns, primo maestro della Milizia, a scrivere qualche pagina in favore della Povera Milizia di Cristo.  Si tratta di un testo esortativo, un libretto che si può leggere in un solo giorno ma che per capirne appieno la portata ci può volere molto di più.

Nella Chiesa di Roma vi sono coloro che ritengono che la visione bernardiana sia oggi stonata, fuori luogo, da dimenticare. Ciò in quanto oggi la Chiesa ha come punto di riferimento del proprio operato la visione francescana.

Riprendo dalla Prefazione alcune frasi di Mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi, il quale dice a riguardo: “ Sono sentimenti che vorremo non fossero mai nati nel cuore di Bernardo e mai passati nella sua penna ”. Queste sono certamente parole dure, tanto più se riferite non solo a un Santo ma ad uno dei non molti Dottori della Chiesa Cattolica.

Sempre il Vescovo di Assisi, nella sua opera di teologia pastorale prosegue così: “ il più che imbarazzante trattatello De Laude Novae Militiae è un’opera che non si può leggere, con la nostra sensibilità ormai maturata secondo le linee maestre del Concilio Vaticano II, senza provare un senso di sconcerto ”.

In un altro passo del suo trattato sull’Esperienza di Dio il Vescovo Sorrentino dice: “ il minimo che possa venire alla mente è un interrogativo amaro: come è stato possibile un rovesciamento della logica evangelica in un animo pur così grande, evangelico e tenero come quello del Santo di Clairvaux?”

Con queste premesse è chiaro che io ho potuto cimentarmi nel commento al De Laude Novae Militiae solo a causa del mio elevato senso di incoscienza e a causa del convincimento che oggi spesso ci si confronti non con l’essere buoni e pacifici ma con la caricatura di questi valori e cioè con il buonismo e il pacifismo.

Perché allora il De Laude dovrebbe essere un testo sconcertante? Dove nasce lo sconcerto? Dal fatto che cavalieri abbiano deciso di farsi monaci? Dal fatto che una certa classe militare abbia deciso di professare i voti di obbedienza, povertà e castità e di combattere i pagani? Dal desiderio di intervenire a favore di fratelli in Cristo massacrati in Medio Oriente? Ma allora è scandaloso e sconcertante difendere gli innocenti?

Ma perché qualcuno oggi ritiene scandaloso che cavalieri, dediti alle giostre e ai tornei, abbiano deciso di andare a combattere per liberare il Santo Sepolcro occupato da orde islamiste? Non è forse che la storia di ogni singolo cavaliere dell’Ordine sia sovrapponibile alla storia di Paolo, il quale da persecutore diventa il paladino della Cristianità?

I cavalieri del Tempio, come molti uomini d’arme, avendo conosciuto la guerra in ogni sua bruttura sono tra i primi a cercare e desiderare la pace. Essi sanno anche che una pace duratura deve poggiare su elementi di giustizia.

Ma allora, che cosa emerge dalla lettura del libro? Emerge che i Templari sono cavalieri particolari in quanto seguono una regola. Una regola rigida che partendo dai 72 articoli iniziali arriverà in seguito a 682 articoli.
I templari sono militari diventati monaci, non sono chierici e cioè non sono sacerdoti, per cui non hanno alcun problema a combattere i pagani mentre non possono alzare la spada contro un confratello in Cristo. Per questa ragione non saranno mai coinvolti nelle persecuzioni contro Albigesi e Catari.

Ma com’è possibile che Francesco e Bernardo, tra loro così differenti, siano entrambi santi? In realtà essi sono i due lati di una stessa medaglia. Io sintetizzo le differenze così: mentre Francesco ha la fortuna di parlare a persone e/o animali che lo ascoltano, Bernardo parla a persone che non ascoltano le sue dolci parole e imperterrite continuano ad uccidere inermi pellegrini.

Mentre il Lupo di Agubbio ascolta Francesco, i pagani che ammazzano i pellegrini sulla strada che da Accri va a Gerusalemme non si fermano davanti a nulla. Ecco allora Bernardo dire: “ E’ del tutto giusto che questi (il cavaliere), quando uccida un malfattore non venga considerato un omicida ma oserei dire un malecida e cioè un vendicatore per conto di Cristo nei confronti di coloro che operano il male e difensore del popolo cristiano. Nel caso in cui egli venga ucciso si deve affermare che egli non perisce ma che ha raggiunto il suo scopo “.

Il resto lo troverete nel libro.

fra Diego, GM del VOSS