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Massoneria e Cavalleria

Una riunione massonica

Una riunione massonica con un rito di iniziazione.

La Massoneria è un’associazione costituitasi nel settecento i cui aderenti seguono un cammino iniziatico e perseguono una fratellanza mondiale che poggia su un patto etico-morale tra uomini liberi.

La Libera Muratoria (o Massoneria) forma i “liberi pensatori”. Sono liberi pensatori quegli individui che rivendicano la possibilità di esprimersi liberamente e di manifestare la propria opinione senza essere impediti o censurati da qualsivoglia autorità.

I “Freethinkers” cioè i liberi pensatori sono gli esponenti di quella cultura e di quella vita sociale che si era affermata all’epoca del primo Illuminismo. Costoro, aderendo al deismo o assumendo posizioni esplicitamente atee, si contrapponevano in modo più o meno diretto alle posizioni etiche e teologiche del clero cristiano, in particolare nei confronti del dogmatismo religioso.VOSS_logo_grande_2013

La Cavalleria forma i Cavalieri. Non i cavalieri secolari ma i Cavalieri spirituali, secondo le indicazioni di Bernard de Clairvaux. I Cavalieri di Cristo operano seguendo una Regola imperniata sull’ubbidienza, povertà e castità. La loro attitudine mentale è bene espressa nei canti del servo di Jahvè, cioè nei quattro canti che sono inseriti nel cosiddetto deutero-Isaia e cioè dal capitolo 40 al 55 del libro del profeta Isaia. Infatti l’attitudine del Cavalierie è quella del “servo” di Jahvè, uomo umile che ha però una grande missione da compiere, quella di operare per Dio.

A.G.D.G.A.D.U e cioè Alla Gloria Del Grande Architetto dell'Universo.

A.G.D.G.A.D.U e cioè Alla Gloria Del Grande Architetto dell’Universo.

La Libera Muratoria opera alla gloria del Grande Architetto dell’Universo. Il fratello C.M.S. così definisce questo rapporto: “Per il fratello Libero Muratore il Grande Architetto dell’Universo (G.A.D.U.) è un principio regolativo, un’entità simbolica che si accetta e nel nome ed alla gloria del quale ogni Fratello compie il suo speciale e personale cammino iniziatico nella ricerca della Verità intimamente percepita ed entusiasticamente rintracciata nel proprio Io premio finale del percorso di introspezione e di ricerca.

Il Grande Architetto non è quindi il fine della ricerca, ma deve essere concepito ed interpretato operativamente nella sua semplificazione di utensile simbolico indispensabile per ottenere lo sgrossamento dalla pietra grezza ovvero unico e necessario strumento per il trovare, riscoprendola attraverso la Luce e l’Illuminazione, la pietra nascosta nel buio tenebroso dell’ignoranza di se stessi.

Nella forma-sostanza di principio trascendente il Grande Architetto non deve essere pensato né come realtà effettiva né come fenomeno messianico rivelato, in quanto ciò verrebbe ad esprimerne attributi che lo qualificherebbero come Dio di una religione e non come simbolo unificatore e principi o regolativo di tutti i credenti, perché strumento di luce per la libera strada dell’uomo libero, ricco del carico del proprio libero pensiero”.

La Cavalleria spirituale opera alla gloria del Dio che fu già di Abramo e di Giacobbe. cavaliericristianiconCristo1La Cavalleria mira a rafforzare nei suoi membri la pratica della vita cristiana, in obbedienza al Santo Padre, alle gerarchie dell’Ordine e secondo gli insegnamenti della Chiesa di Cristo. La Cavalleria aiuta e sostiene con modalità diverse la Chiesa Cattolica in Terra Santa, e in tutto il Medio Oriente.

Come si vede, Massoneria e Cavalleria non possono essere in conflitto in quanto non hanno punti di contatto. Esse sono due realtà, due entità diverse che partono da momenti storici diversi, che praticano metodologie operative e formative differenti e che hanno finalità differenti.

Il fatto che all’interno della Massoneria vi siano gradi che sono definiti “gradi Templari”, ciò sta a testimoniare come nel settecento alcuni Massoni abbiano cercato di trasferire dentro le Logge alcune peculiarità della vita cavalleresca. In realtà si è trattato di un tentativo di conciliare l’inconciliabile.

Da questa breve analisi si capisce come e perché i Liberi Muratori non possano operare all’interno della Cavalleria Spirituale. Non possono in quanto c’è una contraddizione intima che rende patetici coloro che cercano di percorrere contemporaneamente entrambe le vie. E questo non solo perché non si servono due padroni (Mt 6: 24-34).

E’ incredibile che uomini adulti, professionisti affermati, saggi, studiosi non riescano a comprendere che non si possono percorrer contemporaneamente vie così diverse e in netto contrasto tra loro. A meno che il soggetto non sia un dissociato psichico con doppia personalità.

Lettera Patriarcato Greco Cattolico MelkitaCarissimi Cavalieri, Scudieri, Dame, amici, simpatizzanti,
 
le preghiere sono certamente necessarie, ma il logorio del tempo e soprattutto la costante distruzione, la morte, i feriti, le devastazioni e tutto ciò che comporta una situazione drammatica quale quella in cui versa la Siria al momento attuale, richiedono anche risposte concrete, tangibili.
 
Una delle necessità dei nostri fratelli è quella di avere alcune ambulanze per il trasporto dei feriti.
L’Ordine fa suo l’invito ricevuto dal Patriarcato Greco Cattolico Melkita nella persona di Padre Mtanious Hadad.
Cari Cavalieri ed amici dell’Ordine, aiutateci a dare il nostro contributo a fratelli in gravi diffioltà, aiutateci ad essere concreti e con l’anima sempre orante.
Non importa la cifra. Fate un bonifico verso l’Ordine in modo che tra un mese si possa fare un unico versamento al Patriarcato Greco Cattolico Melkita.
Bonifico a favore di VOSS – IBAN:
IT 46 R 08439 46050 0000 5010 2864
Ricordalo: grazie ai tuoi euro vite umane potranno essere salvate.

La redazione è lieta di offrire ai Cavalieri del Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri così come ai lettori del sito questo interessante articolo scritto da Enzo Bianchi, Priore della comunità di Bose ed estratto da www.avvenire.it

Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose

Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose

Nelle sante Scritture ci sono parole dure, espressioni che ai nostri orecchi suonano sgradevoli, testimonianze su sentimenti dei credenti ma anche di Dio che ci urtano e qualche volta forse ci scandalizzano. Le Scritture non allettano, raramente seducono, anzi spesso contestano le nostre certezze religiose fino a contraddirle. È vero, numerosi sono i passi delle Scritture in cui Dio appare nella collera, irato, sdegnato fino a punire con la rovina, la morte e l’annientamento chi contraddice la sua volontà e la sua legge, e non pochi sono i passi in cui Dio stesso, il nostro Dio, ordina l’uccisione, lo sterminio di uomini…

Nel II secolo d.C., quando ormai si imponeva una Chiesa fatta di gojim, di pagani passati alla fede in Gesù Cristo, Marcione, di fronte a queste difficoltà presentate soprattutto dall’Antico Testamento alla fede dei credenti, rigettò il Dio e le Scritture dell’Antico Testamento e cercò di vedere nel Dio di Gesù Cristo un Dio nuovo. Naturalmente il suo tentativo di epurare le Scritture non poté fermarsi all’Antico Testamento, ma continuò nella discriminazione dei libri del Nuovo Testamento. Una logica che mai può essere arrestata quando si intraprende la via marcionita…

Si può dire che da allora l’Antico Testamento ha sempre fatto problema ai cristiani che provengono dalle genti, e in ogni stagione ecclesiale, all’apparire di un’emergenza o di un’urgenza nella fede o nella Chiesa, spuntano i marcioniti e sempre appaiono «nuovi», perché ripartono ogni volta da capo nel contestare tutto ciò che precede il Cristo. Eppure la Chiesa con la sua grande tradizione non ha mai permesso di separare i due Testamenti, ha condannato chi lacera le Scritture, ha sempre proclamato che la parola di Dio è contenuta nelle Scritture di Israele e nelle Scritture dei cristiani in modo inseparabile. Tuttavia occorre ammettere che la violenza, il castigo, la vendetta di Dio o dei credenti restano un problema per molti lettori della Bibbia.

Sì, va detto con chiarezza: un cristiano che non sia ancora giunto alla piena maturità della fede fatica a conciliare queste espressioni bibliche di violenza con la sua fede e la sua preghiera. Gesù infatti ha chiesto: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano», «Benedite coloro che vi maledicono», ed è morto in croce pregando a favore dei carnefici. Ma allora, come è possibile restare fedeli a Gesù e alla sua legge, al suo spirito, e poi nella preghiera contraddire questa fedeltà radicale invocando il male, maledicendo i nemici nostri e di Dio, chiedendo per loro distruzione, annientamento, scomparsa? È conciliabile l’amore predicato da Gesù – amore universale, senza limiti né condizioni, fino al nemico – con l’uso nella preghiera, per esempio, del Salterio che contiene frequenti richieste di vendetta e imprecazioni contro i nemici?

A mio avviso il problema dei cosiddetti «salmi imprecatori», così com’è stato affrontato e «risolto» da oltre quarant’anni a questa parte – cioè con l’espunzione dalla preghiera liturgica –, ne pone un altro più vasto riguardante la preghiera e il pregare. È una preghiera, quella che fa a meno delle deprecazioni, assai poco biblica e alquanto ideologica, dunque ipocrita, lontana dalla parresia nel rapporto con Dio: verso Dio si grida, si urla nei momenti dell’angoscia, della disperazione, della violenza subita (Gesù grida sulla croce!). È una preghiera lontana dalla storia e dal reale male che l’attraversa, dai reali empi e malvagi che sono i prepotenti-onnipotenti che imperversano nella storia.

E qui occorre chiedersi: si crede che la preghiera è una potenza che agisce nella storia, una forza da opporre allo strapotere del male e dei malvagi? È una preghiera lontana dagli oppressi, dai poveri, dai senza mezzi, che sono il «pasto» quotidiano di ricchi, ingiusti e oppressori; lontana da una reale intercessione in favore degli oppressi: pregare contro l’oppressore è pregare con l’oppresso, è invocare e annunciare il giudizio di Dio nella storia e sulla storia. Ci può essere, in questo, una «parzialità» che disturba il nostro buonismo: in realtà si prega nella storia e non fuori della storia, e la storia non è già redenta, né tutta santificata, ma esige giudizio, opzione, discernimento.

Solo una visione angelicata della preghiera, una visione «sacrale», può togliere queste invettive! La preghiera è scegliere di stare dalla parte della vittima piuttosto che dell’aguzzino; di essere vittima dell’ingiustizia piuttosto che artefice di essa. Nei 150 salmi e nei numerosi cantici presenti nelle Scritture noi troviamo «parole contro» i nemici, dunque «preghiere contro» che possono creare delle difficoltà a noi cristiani. Nel Salterio abbondano queste espressioni in bocca a chi soffre, alla presenza di nemici, nemici suoi personali, nemici di Israele, oppure nemici di Dio: quei nemici che lo perseguitano, lo torturano, gli vogliono dare la morte.

Ma, non lo si dimentichi, sono imprecazioni presenti sempre in salmi di supplica, comunque sempre rivolte a Dio o confessate davanti a Dio. Per questo non sarebbe adeguato, anzi è improprio parlare di salmi «imprecatori», e non è giusto vedervi solo grida di vendetta: sono gemiti, urla, suppliche accorate formulate in situazioni di disperazione. Certamente sono suppliche a volte eccessive; ma chi può mai pesarle e condannarle, se non si è trovato nella stessa situazione di violenza sofferta nella propria persona? Che cosa grideremmo noi in simili situazioni? E soprattutto: grideremmo stando davanti a Dio, invocando lui?

Mutilare il Salterio per ragioni edificanti, mutilare l’Antico Testamento (ma verrà anche l’ora in cui in nome della «sensibilità della gente» si chiederà di purgare il Nuovo Testamento!) significa diventare più poveri di quella testimonianza in «carne e sangue» che è presente nella Bibbia. Di fronte al male operante nella storia le «preghiere contro», le invettive contenute nei salmi di supplica sono uno strumento di preghiera dei poveri, degli oppressi, dei giusti perseguitati: essi intervengono con le loro grida, visto che nella storia per loro non ci sono altri spazi! Con queste espressioni l’orante dà un giudizio sul male, lo discerne, lo condanna e chiede a Dio di intervenire per fare giustizia e castigare il malfattore.

Questi salmi sono in verità estremamente esigenti, perché sanciscono il principio in base al quale anche di fronte all’ingiustizia e al male subiti il credente si vieta di farsi giustizia e non cede alla tentazione di rispondere al male con il male, alla violenza con la violenza, ma lascia fare alla giustizia di Dio. Non si dovrebbe poi dimenticare che all’interno dell’Antico Testamento i salmi imprecatori in verità costituiscono un radicale superamento della legge del taglione, che pure era già una misura di salvaguardia dalla vendetta senza fine, dalla faida illimitata. I passi imprecatori dei salmi e dei cantici biblici, se letti in verità, non ci portano a scandalizzarci ma ci danno invece una grande lezione: questi oranti mostrano una grande pazienza. Non si fanno giustizia da soli, non ricorrono a strumenti di guerra, anzi mettono un freno all’istinto di violenza e si affidano unicamente a Dio. Questa la loro fede: ecco da dove nasce il loro grido a Dio.

Enzo Bianchi

Categorie : Riflessioni, Valori
Ancora sangue cristiano versato in Egitto.

Ancora sangue cristiano versato in Egitto.

Il nome di Padre Mina Abud Sharobim si aggiunge alla lista dei martiri cristiani. Il sacerdote cristiano copto è stato ucciso, crivellato di colpi da  arma da fuoco, in seguito ad un attacco vigliacco condotto da infami soggetti islamisti simpatizzanti dei Fratelli Musulmani. L’attacco è avvenuto nella città di El Arish nella provincia egiziana del nord Sinai.

Padre Mina Abud Sharobim, 39 anni, assassinato davanti alla sua parrocchia da spietati miliziani islamisti.

Padre Mina Abud Sharobim, 39 anni, assassinato davanti alla sua parrocchia da spietati miliziani islamisti.

Il 6 Luglio alcuni terroristi sopraggiunti in motocicletta hanno sparato al sacerdote davanti alla chiesa di el-Massaid, di cui Mina era parroco. Padre Mina, che aveva 39 anni, era anche il segretario del vescovo copto di El Arish Kosman.

L’omicidio di padre Mina ci permette di intravedere le possibili mosse, le strategie future delle frange integraliste e terroriste islamiste. Bruciare le chiese cristiane, instaurare un regime di terrore e fare in modo che la minoranza copta così come quella cattolica alla fine, stufa ed impaurita, lasci progressivamente il paese.

Tuttavia sappiamo quanto determinati siano i fratelli cristiani d’Egitto, come essi abbiano resistito con la loro serietà e con il loro esempio a periodi ancora più tragici e violenti. Siamo certi che essi sapranno resistere alle pressioni ed agli atti intimidatori. E’ tuttavia necessario un forte sostegno da parte dell’Europa.

I fratelli cavalieri del V.O.S.S. sono vicini alla comunità copta italiana in questo momento di dolore.