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Padre François Mourad è stato ucciso il 23 Giugno a Ghanassieh, piccolo villaggio a maggioranza cristiana nel distretto di Jisr al-Shughur nella provincia Siriana di Idlib.

Padre Mourad nel corso di una funzione religiosa.

Padre Mourad nel corso di una funzione religiosa.

Padre François Mourad, nato 49 anni fa in un villaggio della provincia di Lattakia nel nord ovest della Siria, era un eremita siro cattolico.

Dopo una permanenza con i Padri Francescani di Terra Santa, Franҫois completa i suoi studi presso i Trappisti di Latroun (Palestina). Rientra poi in Siria per essere ordinato sacerdote dal Vescovo Siro Cattolico di Hassaké nel Giaziret siriano.

Successivamente costituisce una fondazione monastica, ispirata a San Simeone lo Stilita e ad Hwar, nella provincia di Aleppo, getta le basi di un piccolo monastero dedicato alla vita contemplativa.  Ad Hwar rimane fino al 2013. Poi con l’aggravarsi del conflitto interno siriano e le lotte fra i ribelli islamici ed il regime è costretto a rifugiarsi a Ghassanieh, sul fiume Oronte. Qui viene accolto dai frati francescani del convento di Sant’Antonio da Padova, di pertinenza della Custodia di Terra Santa.

Lo scorso 23 giugno un gruppo islamista appartenente alla galassia estremista ed integralista degli insorti assalta e saccheggia il convento. La popolazione fugge. Nel convento c’erano, oltre a Padre Franҫois alcuni frati francescani, quattro suore e dieci cristiani.

I ribelli distruggono rapidamente ogni cosa e saccheggiato il convento. Padre Franҫois cerca di opporre resistenza per difendere le suore e le altre persone. Gli islamisti lo uccidono barbaramente.

I Cavalieri del V.O.S.S. vogliono ricordare ed onorare il martirio di Padre Franҫois Mourad, membro della comunità siro-cattolica.  L’Ordine esprime tutta la propria vicinanza alla comunità siro-cattolica italiana per questa grave perdita.

 

Siamo qui perché ci consideriamo eredi spirituali di altri soggetti che, molto tempo prima di noi, hanno fatto una scelta analoga: quella di seguire la via della cavalleria di Cristo e di intervenire nella società con il loro peso per riportare giustizia a chi ne ha bisogno.

Ci accomuna il fatto di avere ricevuta,  in periodi storici certamente meno cupi e difficili di quelli medioevali, un’iniziazione cristiana costituita dal Battesimo, Eucarestia e Conferma. Noi ci riconosciamo nell’insegnamento di Gesù e pertanto siamo Cristiani ed inoltre, essendo seguaci della chiesa di Roma, ci chiamiamo Cattolici.

Il nostro Maestro Nazareno ci ha insegnato l’amore, la tolleranza, la pazienza, ci ha indicato ad essere miti come agnelli ma al tempo stesso ci ha resi consapevoli del fatto che ci sono situazioni che ci chiedono di essere forti e determinati come leoni.

Per esempio l’attacco e l’uccisione di fedeli inermi, di sacerdoti, le esplosioni di chiese fatte saltare in aria con tutti i fedeli, il tentativo di espellere i Cristiani dalla Terra Santa, sono azioni gravissime che non possono essere passate sotto silenzio o tollerate.  Di fronte a questi atti non si può essere indifferenti. Ecco perché i Templari, in quanto membri della Milizia di Cristo, non sono anacronistici ma al contrario hanno ancora un loro ruolo, un presente ed un futuro.

Vediamo ora che cosa vuole dire essere Cavaliere del Tempio oggi.

Come ci ha spiegato san Bernardo nel “De Laude” l’adesione all’Ordine rientra in una militanza. Ciò significa che si aderisce ad un’organizzazione ben precisa e particolare, strutturata con modalità di tipo militare e cioè “quadrata e squadrata”, con una sua gerarchica. Ma non è solo questo. Il punto centrale è che i militanti si muovono seguendo una regola condivisa.

Oggi valori quali Onore, Obbedienza, Fedeltà ed Umiltà, continuano ad essere i nostri pilastri. Si tratta di concetti sui quali meditare: umiltà da humus cioè terra fertile, (“Non nobils Domine non nobis sed nomini tuo da gloriam”), obbedienza da ob audere cioè prestare ascolto, e fedeltà da fidelitas (che si attiene ai patti). Se pensiamo poi al fatto che Honor ed Honestus hanno lo stesso etimo latino comprendiamo perché il disonore e la disonestà siano entrambi dilaganti.

Sgomberiamo pure il campo da miti e pregiudizi: seguire una Regola cavalleresca non è nulla di drammatico; non è qualche cosa per santi o per uomini straordinari. L’Ordine non chiede nulla di impossibile: si tratta di vivere una vita da laico, continuando a svolgere le proprie attività,  avendo bene a mente gli insegnamenti di Gesù Cristo. Il termine  Ordine che noi utilizziamo, sta proprio ad indicare come la vita non possa essere sregolata e disordinata (caos) né possa trascorrere nelle tenebre (male).  Il cammino del cavaliere deve avvenire seguendo le indicazioni dateci dal Maestro.

Anche nel linguaggio corrente l’essere cavaliere ci richiama qualche cosa di positivo, ci fa pensare alla nobiltà d’animo, alla difesa dei deboli, della giustizia, alla lotta contro i soprusi, in ultima analisi alla lotta contro il male.

L’essere templare non è una filosofia. Non confondiamo lo studio del templarismo con l’essere templare. Lo “stato templare”, non è il frutto di studi ma è uno stato della coscienza, fondamentalmente si tratta di un dono di Dio.

Studiando l’inglese non divento inglese, conosco l’inglese. Sta a me poi decidere se usare questa lingua oppure no. Essere uno studioso di templarismo è diverso da essere templare. L’essere templare definisce ciò che io sono nell’intimo, ma anche ciò che io penso di essere e ciò che gli altri vedono di me. In fondo tutti noi che portiamo il mantello bianco, ad un certo tratto del nostro percorso di vita, abbiamo chiesto di entrare nell’Ordine perché dentro di noi già sapevamo, intuivamo di essere “cavalieri in pectore”.

Ecco perché, quando ci è stata offerta la possibilità di essere reclutati e poi investiti, abbiamo dato subito la nostra adesione.  Il “Sì” è tipico del militare ma non solo: la vicenda terrena di Gesù Cristo è tutto un “sì” a partire da quel “Sì” di Maria…

Quindi quali sono le caratteristiche del cavaliere del Tempio? Non c’è una professione particolare che oggi porti al templarismo. Se nel passato la condizione “sine qua non” era quella di essere un militare aitante, oggi questo non è più un fattore determinante. Lo stesso dicasi per l’età. Certamente da quando la cavalleria è speculativa, il maneggio delle armi, la prestanza fisica, l’abilità equestre hanno perso la loro importanza. Ciò che ci caratterizza oggi è la presenza di una forte carica spirituale, una solida base morale e la capacità di essere pragmatici e cioè di operare e di incidere nel tessuto sociale.

Avere qualche conoscenza sulle principali vicende storiche dell’Ordine può fare certamente piacere per un fatto di curiosità personale ma non è questo a fare di un individuo un Cavaliere. In altri termini: per essere Cavaliere non è necessario avere particolari conoscenze storiche, filosofiche.

Lasciando ad altri, e cioè ai nostri fratelli cappellani, l’esegesi, lo studio approfondito dei testi e le analisi teologiche, il ruolo del Cavaliere oggi è fondamentalmente quello di essere un testimone della parola di Cristo nella società. E credetemi, non è cosa da poco.

La discriminante non è data dall’ indossare un saio bianco o portare uno spadone al fianco. L’Ordine non è un gruppo folklorisitico specializzato in rievocazioni storiche medioevali. Ciò che ci deve caratterizzare è uno stile di vita particolare, sobrio, mite ma fermo (Bernardo diceva miti come agnelli e feroci come leoni),  non esibito unicamente a livello teorico ma praticato nel quotidiano come ce lo ricorda il nostro motto “Testis Sum Agni”.

Il cavaliere moderno ha lasciato il monastero per vivere nella società. Ciò non è uno scandalo, come non è scandalo avere modificato i voti. Il fatto è che nove secoli sono trascorsi e la situazione sociale, culturale è diversa.  Non dimentichiamoci di questa verità: la cavalleria non è una istituzione statica, non è un fossile.

Noi non dobbiamo cadere nell’errore di volere in tutti i modi “copiare” lo stile di vita dei nostri confratelli di secoli addietro. La cavalleria è una istituzione dinamica, in costante movimento, così come è dinamica la Chiesa.

I militanti sono individui con esperienze differenti, con percorsi di vita diversi che ad un certo punto decidono di seguire una Regola di vita comune: quella della Cavalleria. L’Ordine non fa proselitismo. E’ il singolo soggetto a chiedere di diventare un soldato di Cristo dando seguito a quella che è una chiamata interiore. Non ci sono vantaggi ad essere cavaliere se non la gioia di operare con Cristo e per Cristo.

Come già accennato, per essere Cavaliere non basta possedere un carisma ma occorre passare attraverso un’iniziazione cristiana che significa acquisire almeno tre Sacramenti (Battesimo, Eucarestia e Conferma).

Successivamente il postulante dovrà seguire un rito particolare, quello dell’investitura il quale comporta l’assunzione pubblica di obblighi, la benedizione della spada da parte del cappellano, lo schiaffo, la “collata” data con la spada e accompagnata dalla formula d’investitura ed infine la benedizione del nuovo Cavaliere.

Dal punto di vista religioso cattolico l’investitura è un rito sacramentale. Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica promulgato da SS. Benedetto XVI il 28 giugno 2005, alla domanda n° 351: che cosa sono i sacramentali? risponde con queste poche e precise parole:

«Sono segni sacri istituiti dalla Chiesa, per mezzo dei quali vengono santificate alcune circostanze della vita. Essi comportano una preghiera accompagnata dal segno della croce e da altri segni. Fra i Sacramentali, occupano un posto importante le benedizioni, che sono una lode di Dio e una preghiera per ottenere i suoi doni, le consacrazioni di persone e le dedicazioni di cose al culto di Dio».

Il rituale di investitura può essere inteso come una riconferma della Cresima.  Col rito di investitura, che si compie in chiesa e con la partecipazione di un sacerdote, la comunità cristiana riconosce che quel soggetto ha una particolare vocazione e cioè non solo di essere difensore spirituale di Cristo e del sua famiglia (fatto determinato dal sacramento della Cresima) ma anche paladino del popolo di Dio per gli aspetti materiali.

Come abbiamo, prima del rito di investitura, il postulante è già un Cavaliere in fieri; cioè lo è a livello virtuale perché questo è il suo carisma, la sua chiamata. Lo diventerà tuttavia realmente e sostanzialmente solo con l’investitura.

Come ricordato più sopra, l’investitura non è un sacramento ma è un “sacramentale” e cioè è comunque veicolo di una grazia proveniente da Dio. Quest’azione è forte in quanto trasforma permanentemente la natura della persona consacrandola come “ Soldato di Cristo ” e dotandola dei mezzi spirituali necessari a sostenere la sua duplice missione: spirituale e materiale.

In un momento in cui i valori morali sono allo sbando, in un paese in cui parole come patria, onore, dovere ed obbedienza  fanno sorridere i più, dove una classe politica crede che la società possa essere migliorata attraverso il varo di nuove leggi, un numero di individui sta comprendendo che la società si modifica e migliora soprattutto attraverso i valori morali e l’impegno civile dei propri componenti.

Oggi, come allora, la battaglia principale si combatte contro il proprio lato oscuro.  Questa è la madre di tutte le battaglie.

Il percorso del Cavaliere richiede un cammino più o meno lungo il quale tuttavia però non può prescindere da alcuni punti fermi.

Si deve partire dal possesso dell’iniziazione cristiana e dai Sacramenti che la connotano. Essi sono il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia. Il possesso di questi tre Sacramenti è fondamentale ed imprescindibile per qualsiasi soggetto che intenda intraprendere un cammino all’interno dell’Ordine. Questi tre Sacramenti sono i fondamenti di ogni vita cristiana.

Papa Paolo VI (Giovan Battista Montini)

Papa Paolo VI (Giovan Battista Montini)

Papa Paolo VI a riguardo ci insegnato che: « La partecipazione alla natura divina, che gli uomini ricevono in dono mediante la grazia di Cristo, rivela una certa analogia con l’origine, lo sviluppo e l’accrescimento della vita naturale.

Difatti i fedeli, rinati nel santo Battesimo, sono corroborati dal sacramento della Confermazione e, quindi, sono nutriti con il cibo della vita eterna nell’Eucaristia, sicché, per effetto di questi sacramenti dell’iniziazione cristiana, sono in grado di gustare sempre più e sempre meglio i tesori della vita divina e progredire fino al raggiungimento della perfezione della carità ».

Paolo VI, Cost. ap. Divinae consortium naturae: AAS 63 (1971) 657;

Tratto da: Il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Categorie : Riflessioni, Valori

La carta di Seborga – pag.1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La carta di Seborga

 Articolo I. –  L’opera del Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri (V.O.S.S.) è finalizzata ad onorare e servire il nostro Signore Gesù Cristo ed a proteggere la Chiesa da lui fondata affinché essa possa realizzare il suo mandato.

 Articolo II. – Il V.O.S.S. è un ordine Sovrano, Militare della tradizione Cristiana Cattolica. Ogni suo componente adora ed è al servizio del nostro unico Signore: Gesù Cristo. Noi crediamo in un solo Dio, che chiamiamo Padre Eterno, nel suo unico Figlio, Gesù Cristo il quale si è fatto uomo, è morto sulla croce e dopo essere stato sepolto è poi risorto. Noi crediamo nello Spirito Santo, così come ci è stato annunciato dal nostro Signore.

 Articolo III. – Noi, Gran Maestro del V.O.S.S., in totale sintonia con il Capitolo Generale,  stabiliamo che questa Carta debba essere d’ora in poi il principio guida del nostro Ordine.

 Articolo IV. – Il V.O.S.S. pone limiti all’ingresso nell’Ordine. Possono entrare nell’ordine solo i soggetti di fede cattolica, regolarmente battezzati e cresimati, di ambo i sessi. Essi avranno competenze, obblighi e funzioni diversificate.  I sedicenni possono entrare a pieno titolo nell’Ordine solo nel caso in cui siano figli di Cavalieri.

 Articolo V. – Il V.O.S.S. non accetta soggetti che pratichino una fede diversa da quella cattolica romana. Inoltre non possono fare parte dell’Ordine soggetti atei, miscredenti, agnostici. L’Ordine si riserva di definire in futuro, in modo più specifico i casi di apostasia ed i casi in cui ad un soggetto possa essere rifiutato l’ingresso nell’Ordine o possa successivamente esserne allontanato.

 Articolo VI. – Il V.O.S.S. si schiera contro l’occultismo, la stregoneria, le pratiche pagane, la magia e ne vieta le pratiche ai propri membri.

 Articolo VII. – Il Cavaliere che si impegni in culti diversi da quello professato dalla Chiesa Cattolica non fa più parte dell’Ordine e verrà formalmente espulso. Lo stesso per coloro che operano in organizzazioni che tentano di minare la Chiesa di Roma con parole ed opere.

 Articolo VIII. – Il V.O.S.S., inteso come istituzione, è apartitico e non abbraccia alcuna fede politica.

 Articolo IX. – Il V.O.S.S. non potrà mai essere associato ad una qualsiasi specifica attività politica, non importa quanto nobile possa essere nei principi e nelle finalità, in quanto ciò porterebbe inevitabilmente ad un allontanamento dalla missione originaria. I singoli cavalieri sono liberi di mantenere le proprie opinioni e di partecipare al processo politico su base individuale.

 Articolo X. – Nessun membro del V.O.S.S., qualsiasi sia il grado di appartenenza, potrà mai ordinare a un suo subordinato o a chicchessia, di compiere atti o azioni che violino la sua coscienza, il suo credo religioso, le leggi del suo paese, o quelle del diritto internazionale, là dove applicabili.

 Articolo XI. – I membri del V.O.S.S. sono tenuti a rispettare solo i giuramenti giusti e morali, come ad esempio i giuramenti di fedeltà al nostro Signore, ai sacramenti, all’Ordine ed alle sue gerarchie. In caso di giuramento il Cavaliere del V.O.S.S. lo effettuerà ponendo la mano destra  sul Vangelo e la sinistra sul cuore. Nessun giuramento segreto sarà mai richiesto ad un Cavaliere del V.O.S.S.  né mai l’Ordine potrà chiedere giuramenti di sangue. Dal momento che il nostro Signore è il Giudice Supremo solo lui potrà sapere se un giuramento giusto e morale è stato veramente rispettato.

 Articolo XII. – Noi riteniamo, ora e sempre, che le cariche all’interno del V.O.S.S. non possano essere messe in vendita, né l’ingresso nell’Ordine potrà mai essere subordinato al censo, all’etnia o alla posizione sociale di una persona.

 Articolo XIII. – Un cavaliere non potrà essere invitato a lasciare l’Ordine o disprezzato per l’impossibilità di pagare la  quota associativa o per non avere effettuato oblazioni. Il governo del V.O.S.S. o le singole Priorie non potranno in nessun caso applicare valutazioni soggettive ed arbitrarie sui propri cavalieri.

 Articolo XIV. – I membri del V.O.S.S., seguendo l’insegnamento lasciatoci dai nostri predecessori della “Povera Milizia di Cristo,” non daranno mai ai soldi o a beni materiali più valore e rispetto che all’umile servizio effettuato a gloria del nostro Signore e a gloria dell’Ordine.

 Articolo XV. – Il V.O.S.S. esprime la propria gratitudine a tutti quei Paesi e Nazioni che garantiscono la libertà di culto e che ospitano e proteggono i cavalieri e le Priorie.

 Articolo XVI. – Il V.O.S.S. si riconosce nella plurisecolare tradizione militare equestre di Seborga che ha avuto in San Bernardo la sua figura di riferimento.

 Articolo XVII. – Tutte le Priorie facenti parti del V.O.S.S., devono riconoscere, onorare e rispettare quegli ufficiali eletti per servire come organo di governo dell’Ordine.

 Articolo XVIII. –  Nessun Decreto Magistrale, o altra direttiva del Capitolo Generale potrà entrare in conflitto con questa “Carta di Seborga”, con lo Statuto, la Regola dell’Ordine, né con le leggi del Paese né con le leggi del diritto internazionale, là dove applicabili.

 Articolo XIX. – Nel caso in cui le decisioni di un Capitolo Generale violino il presente Carta, gli Statuti, la Regola del V.O.S.S., ed allontanino l’Ordine dai principi antichi che ne regolano le attività, il Cancelliere Generale potrà proporre un accertamento interno, sotto la sua direzione. Nel caso di fondati motivi il Gran Maestro dovrà interpellare successivamente tutti i Priori dell’Ordine affinché essi si pronuncino sull’eventuale espulsione dei Priori o dei Cavalieri incriminati. In tal caso il voto dovrà essere unanime e palese.

 Articolo XX.  – Il V.O.S.S. riconosce gli altri ordini equestri purché legittimi ed inseriti nella tradizione cristiana. Con questi cerca di avere rapporti di amicizia e di alleanza.

 Articolo XXI. – I Cavalieri del V.O.S.S. anche se insigniti di onorificenze al merito da parte di altri Ordini Sovrani o di Stati non potranno portarle né sui bianchi sai né sui bianchi mantelli. Tali onorificenze potranno essere portate su abito scuro nel corso di riunioni in cui non si indossi l’uniforme equestre.

 Articolo XXII. – I membri del V.O.S.S. potranno indossare solo i sai ed i mantelli ricevuti nel corso della cerimonia di investitura.

 Articolo XXIII. – La spada del cavaliere dovrà essere quella di ordinanza, consacrata nel corso dell’investitura cavalleresca o in funzione religiosa dedicata.

 Articolo XXIV. – I cavalieri porteranno la spada alla cintola solo nel corso di cerimonie in cui il Gran Maestro o suo incaricato ne abbia fatta richiesta esplicita. In ogni caso i cavalieri deporranno la spada all’atto di entrare in qualsiasi luogo di culto e di partecipare a funzioni religiose.

 Articolo XXV. – Dal momento che l’Ordine del Tempio è stato originariamente fondato per proteggere i pellegrini cristiani in viaggio verso la Terra Santa, i Cavalieri del V.O.S.S. ritengono che uno dei più sacri doveri dell’Ordine sia ancora oggi quello di sostenere il diritto a difendere la libertà religiosa in ogni luogo ed in ogni circostanza. In particolare l’Ordine si pone quale paladino delle Chiese Cattoliche d’Oriente.

 Articolo XXVI. – Questa Carta impegna l’Ordine a continuare la sua missione di difesa e di testimonianza della fede in Cristo. Le attività a sostegno di questa causa potranno essere sia di tipo spirituale che secolare.

 Articolo XXVII. – ll V.O.S.S. ritiene che il postulante debba evidenziare il suo desiderio di servire l’Ordine fedelmente ed in modo disinteressato. Egli dovrà possedere un buon carattere e dare obbedienza alle gerarchie dell’Ordine. Nessun postulante potrà accampare diritti per entrare automaticamente nell’Ordine ma dovrà seguire un percorso che gli verrà assegnato così come la Prioria di appartenenza.

 Articolo XXVIII. – I seguenti sono punti qualificanti ed al tempo stesso irrinunciabili e immutabili dell’Ordine:

– Fede: il Cavaliere si contraddistingue per una fede incrollabile in Gesù Cristo.

– Dovere: i principi stabiliti per l’Ordine dal nostro santo patrono, Bernardo di Chiaravalle, sono validi ancora oggi.

–  Servizio:   essere i discendenti spirituali degli originali otto Cavalieri fondatori dell’Ordine significa mettere le nostre vite a difesa della Chiesa, al servizio della Fede e dei confratelli in Cristo.

 – Fervore: la Croce Rossa patente che indossiamo sul petto ci ricorda che i sacrifici sono spesso inevitabili. Il cavaliere sa che deve essere sempre disposto a combattere le forze del male, sia nel regno spirituale che in quello temporale.

– Fratellanza: il Signore ci chiede di aiutare i nostri fratelli, specialmente per difenderne i giusti diritti.

– Umiltà: il saio bianco che portiamo ci ricorda la necessità di fuggire il male, di vivere semplicemente, e, soprattutto, di essere umili servi di Dio.

 Articolo XXIX. – Il V.O.S.S. è da sempre devoto alla figura della Vergine Maria. I cavalieri dell’Ordine la venerano con l’appellativo di “Nostra Signora” e la ricordano solennemente nella ricorrenza del :

            – 15 Agosto (Assunzione di Maria)

            – 8 Dicembre (Immacolata Concezione).

 Articolo XXX. – Il V.O.S.S. non si dimentica del coraggio e del valore dei cavalieri di Cristo i quali hanno immolato le loro vite per difendere i nostri correligionari, la nostra fede cristiana e il libero accesso ai luoghi di culto della Terra Santa; essi vengono onorati e commemorati in occasione delle festività dell’Ordine.

 Articolo XXXI. – Sono festività ufficiali del V.O.S.S. le ricorrenze di:

–          Bernardo di Claivaux, Santo  (20 Agosto) ,

–          Giorgio, Santo e Martire  (23 Aprile) ,

–          Martino da Tours, Santo (11 Novembre) ,

–          Sebastiano, Santo e Martire (20 gennaio)

 Articolo XXXII. Le singole Priorie dell’Ordine, avendone fatta richiesta al Capitolo Generale, possono aggiungere alle precedenti un’ulteriore ricorrenza purché connessa al titolo stesso della Prioria.

 Articolo XXXIII. – Questo ultimo articolo della Carta testimonia la nostra sottomissione al Signore e la nostra supplica affinché egli purifichi i nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, così da poterlo amare e servire fedelmente e degnamente.

 Nel nome di Dio Padre, della concezione di Dio, Gesù, e dello Spirito Santo che riporta l’uomo al Padre.

Illustrious Grand Master, what exactly is this “Charter of Seborga” of which we hear in the field of Chivalry of Christ for quite some time?

The “Charter of Seborga” is a manifesto for the Knights serving the Lord in the third millennium.

Although this document is specific to the Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri (VOSS) we think that it will be accepted internationally by all the orders of chivalry of the Christian tradition.

This “Charter” is a document that has been requested by the Grand Master of the Order to the brothers of the General Chapter in prayer on April 23, 2012 AD, one thousand seven hundred nineth anniversary of the death of St. George, the patron saint of all the Orders of Christian Chivalry.

On November 11 of the year of Our Lord 2012 – Anniversary of St. Martin of Tours – the Chancellery of the Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri, ratified, definitively, the “Charter of Seborga”, not being received in the last three months change requests to the document, after its approval by the General Chapter, for the first time, on August 20, 2012, the anniversary of the death of St. Bernard of Clairvaux, protector of the Order.

But what is special about the Charter of Seborga?

The Charter, which is valid for unlimited time, defines and fixes the central and immovable pillars that govern the Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri. The Charters binds for the future and in perpetuity the Knights, Priories, Chapters as well as all those who are the spiritual heirs of the Order of the Temple, from this day on, until the end of time.

We Knights of Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri (VOSS), we proclaim our direct descent from those Knights of the Temple who, by their devotion to Christ, dedication to the Order and their sacrifice, honored the Church of Rome and for that we give thanks to God.

In accordance with the documents and tradition, we affirm our uninterrupted historical continuity since 1365, the year in which the Abbot Pons Lance from Lerin decided to reform in Seborga the Paupera Militia Christi (the Poor Militia of Christ).

Grand Master, forgive me, I would like to know if he “Charter of Seborga” is a complex and detailed document or just a letter of intent?

The Charter consists of XXXIII Articles which constitute the identity of the Order and ensures its survival in the centuries since, as history shows, every time the Order has departed from these principles were born suffering, turmoil and divisions.

The Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri will have a bright future as long as it will follow the path indicated by our Lord Jesus Christ. Only in this way corruption or cowardly compromise will be prevented.

Those violating these principles, bringing dishonor to the Order, will be expelled, while those who defend these principles and glorify our Lord will be recognized forever as faithful heirs of the Poor Militia of Christ.