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Categorie : Riti, Sezione riservata

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LITURGIA DELLA PAROLA

PRIMA LETTURA  – La domenica, è un brano dei libri dell’Antico Testamento; in tempo pasquale è un brano dagli Atti degli Apostoli.

Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

SALMO – Proclamato o cantato dal salmista, diventa preghiera di tutta l’assemblea che partecipa con il ritornello.

SECONDA LETTURA  (nelle domeniche e solennità) –  È un brano di un apostolo, per lo più di san Paolo.

Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

CANTO AL VANGELO – Costituisce con il versetto un “rito ” rivolto a Cristo che sta per parlare nella proclamazione del Vangelo.

VANGELO – È il culmine della liturgia della Parola. È Cristo che parla a noi, oggi.

Parola del Signore. Lode a te o Cristo.

OMELIA – Il sacerdote presenta una riflessione volta a spiegare e attualizzare la Parola ascoltata.

PROFESSIONE DI FEDE – Il Credo si dice nelle domeniche e nelle solennità. Simbolo di Nicea-Costantinopoli.

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato, della stessa sostanza
del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.

Per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.

Fu crocifìsso per noi sotto Ponzio Pilato,
morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture,
è salito al cielo, siede alla destra del Padre
e di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e da la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa, una, santa, cattolica
e apostolica.

Professo un solo battesimo
per il perdono dei peccati.

Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.

R. Amen.

Simbolo degli apostoli.

Io credo in Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra;
e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore
il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifìsso, morì e fu sepolto;

discese agli ìnferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo,
siede alla destra di Dio Padre onnipotente;
di là verrà a giudicare vivi e morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.

R. Amen.

Categorie : Preghiere, Riti

RITI D’INTRODUZIONE
CANTO D’INGRESSO

Esso ha diverse funzioni: dare inizio alla celebrazione, favorire l’unione dei fedeli, introdurre nel mistero del tempo liturgico o della festività e accompagnare l’ingresso del sacerdote officiante. Se non è possibile cantare, dopo il saluto si legge l ‘antifona d’inizio.

S.  Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
R.  Amen.

SALUTO – Esso costituisce l’annunzio a tutta la comunità dei fedeli riunita la presenza del Signore.

S.  La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
R.  E con il tuo spirito.

ATTO PENITENZIALE – Preparazione d’animo al fine di disporsi a celebrare i santi misteri. Tutta l’assemblea riconosce i propri peccati.

S.  Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli,
che ho molto peccato
in pensieri, parole, opere e omissioni,
per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa,
e supplico la beata sempre vergine Maria,
gli angeli, i santi e voi, fratelli,
di pregare per me il Signore Dio nostro.

Il sacerdote implora a nome di tutti il perdono di Dio:

S.  Dio onnipotente abbia misericordia di noi,
perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.
R.  Amen.

GLORIA A DIO – Inno antichissimo e venerabile con il quale la Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e l’Agnello. Il Gloria si dice nelle domeniche (eccetto in Quaresima e in Avvento), nelle feste e nelle solennità.

S. Gloria a Dio nell’alto dei cieli e
pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo,
ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del ciclo, Dio Padre onnipotente.

Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre,
tu che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati del mondo,
accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre,
abbi pietà di noi.

Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore,
tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, con Io Spirito Santo
nella gloria di Dio Padre.
R.  Amen.

ORAZIONE COLLETTA – Preceduta dall’invito “Preghiamo” e da una pausa di silenzio, esprime in forma di preghiera il carattere della celebrazione.
Si risponde: Amen.

Categorie : Preghiere, Riti

21 Marzo 2011 – Incontro dell’Ordine nella chiesa di San Massimo di Marmora.

Alleghiamo qui la lettera ricevuta dal Fra Alessandro, di Roma.

“Carissimo Gran Priore ed a tutti voi Cavalieri, Scudieri e Postulanti gioiosamente riuniti nella chiesa di San Massimo di Marmora,

per motivi estranei alla mia volontà, mi vedo costretto a non presenziare questa nostra “rinascita” che concretizza i nostri sforzi e la nostra incommensurabile volontà di riscoprire la vera essenza della fratellanza nel cammino cavalleresco impartitoci da San Bernardo, dai maestri della Paupera Militia Christi fino ad arrivare al nostro amato e compianto Gran Priore e Principe Giorgio I di Seborga.

Come ci ricorda la vicenda della fenice, con la sua capacità di risorgere dalle ceneri, anche noi, dopo alcune turbolenze che hanno segnato il nostro recente passato, con l’incontro di oggi testimoniamo la nostra capacità e determinazione a proseguire nel mandato ricevuto con la perseveranza ed il contributo irrinunciabile di ognuno.

Il nostro Ordine ha progetti precisi ed ambiziosi. Essi potranno realizzarsi esclusivamente con la dedizione, l’amore e l’apporto che ognuno di noi, nelle rispettive qualità sia professionali che spirituali, metterà a disposizione.

Fare il proprio ingresso nell’Ordine, così come diventare Cavalieri, non vuol significare solo indossare un saio, ricevere una spada ed ogni tanto partecipare a qualche incontro.

Il saio è bianco, immacolato non a caso. Esso rappresenta la purezza e la limpidezza di comportamento che dobbiamo garantire “in primis” ai familiari, ai fratelli, al nostro prossimo e che dobbiamo ricevere, da coloro (almeno da loro) ai quali siamo legati da un vincolo di fratellanza. Solo così, riusciremo a costruire una società

La chiesa di San Massimo a Marmora (CN).

giusta da lasciare ai nostri figli.

Abbiamo anche una spada. Non la portiamo con finalità folkloristiche. Essa sta a significare la nostra volontà di incidere profondamente nella società contemporanea. Ciò sia attraverso un’azione di difesa dell’Ordine da parte di ogni Cavaliere, sia come capacità dell’Ordine di intervenire in difesa di ogni singolo fratello, ogni qualvolta ve ne sia necessità e giusta motivazione.

Oggi, nello scenario nazionale, molte associazioni, ordini e confraternite nascono con idee ambiziose le quali man mano si frantumano per la presenza di persone che null’altro bramano se non arrivismo personale, voglia di primeggiare e ricerca di vantaggi personali. Spesso questi soggetti non si fermano dinnanzi ad alcuna regola morale ed hanno una alta propensione alla calunnia. Di tale condizione potrei fare numerosi esempi.

Il nostro Ordine, dopo varie scremature, può dire, con orgoglio, che non è fondato su questa tipologia di persone. Ogni nostro fratello rappresenta una certezza di comportamento cristiano, trasparente, onesto. Sono loro i veri pilastri dell’Ordine, soggetti testati in circostanze difficili e trovati sempre adeguati alle aspettative. Ci chiamiamo fratelli non certo per gioco. Si tratta di entrare in una condizione mentale diversa, di dare corso ad una grande possibilità, dove ognuno di noi può finalmente essere come avrebbe voluto essere e cioè migliore.

Il nostro Ordine nasce sulla convinzione che nella qualità non possa albergare la quantità. Ricordiamoci di Hugues de Payns e dei suoi Confratelli i quali, dieci anni dopo l’assunzioni della regola dei Canonici di Sant’Agostino, erano ancora in nove.

Non preoccupiamoci se siamo ancora pochi. Concentriamoci invece sugli aspetti umani che si addicono ad ogni Cavaliere. Cerchiamo i futuri postulanti tra Uomini veri. Cerchiamoli tra coloro che capiscano realmente il senso del messaggio di Cristo, che pratichino la carità, l’onestà, che conoscano il senso della parola data, dell’umiltà, dell’obbedienza, che sappiano lottare nella vita quotidiana per difendere ed estendere tali valori. Cerchiamoli tra soggetti desiderosi di contribuire alla espansione della vita interiore, spirituale e palingenetica del gruppo.

Mi rivolgo altresì a coloro i quali oggi rinsalderanno il loro vincolo all’Ordine. Essi devono sapere che militare in un ordine equestre di derivazione cristiana non è facile. L’Ordine ha subito, nel suo lungo percorso attraverso i secoli, numerosi attacchi e ciò perché la via perseguita fa paura a molti. Specialmente a coloro che amano muoversi protetti dalle tenebre.

Noi costituiamo un’alternativa a quegli Ordini improntati solo sulla esteriorità, sulla voglia di emergere, di esibirsi, di pavoneggiarsi, di confondere le idee. La militanza nell’Ordine non dà vantaggi ed in compenso chiede molto.

Infatti noi intendiamo l’Ordine come una condizione in cui potere esercitare nel quotidiano la nostra visione cristiana del mondo, la nostra capacità di ascolto, il nostro profondo senso di giustizia.  Noi non potremmo mai essere silenziosi spettatori.

Noi riteniamo che appartenere all’Ordine sia un privilegio e che questa condizione offra profonde gratificazioni sul piano umano, spirituale e della solidarietà. Sentirsi uniti da finalità elettive e da un vincolo di vera fratellanza non può che arrecare gioia e ridurre il nostro senso di solitudine esistenziale.

Foto ricordo con Postulante e Scudiero.

Sono lieto pertanto che i futuri Scudieri ed i Postulanti siano giunti alla consacrazione odierna dopo un’attenta ed oculata valutazione, dopo un periodo di riflessione utile ad evitare dannose discrasie capaci a loro volta di ingenerare potenziale disarmonia.

Si diventa Cavalieri perché il nostro cuore lo desidera. Lo si desidera perché, ad un certo punto della nostra vita, avvertiamo la necessità di lottare per portare la Luce anche là dove c’erano le tenebre, per esere testimoni dell’Agnello.

Concludo nel rappresentare le mie congratulazioni a tutti i convenuti a Marmora ed in particolare a coloro che oggi hanno deciso di onorare la Rossa Croce Patente che fu già della Povera Milizia di Cristo. 

Fra Alessandro

Roma, 21 Maggio 2011, AD