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Il Cavalierato Cistercense – Storia documentale – Giorgio Carbone. Ed. GHS

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“Il Cavalierato Cistercense – Storia documentale” di Giorgio Carbone. Edizioni GHS Corso Dante 11 – 12100 Cuneo. Volume in edizione limitata a 300 esemplari numerati e bollati. Primo volume della collana “Il Cavalierato Cistercense” di Giorgio Carbone, Gran Priore del VEOSPSS e Principe pro tempore di Seborga.

Postfazione di Diego Beltrutti:

Il posacenere sempre colmo di “nazionali”. Non una sedia su cui sedersi: tutte già occupate da lettere, documenti, riviste. Più in là la legna, tanta legna per il caminetto. Nella luce fioca dell’abat-jour, penetrante appena la cortina di fumo, ti ricordo seduto alla scrivania traboccante di libri, fotocopie, faldoni. Così da sempre, così per anni. Otto lunghi, interminabili anni dedicati all’Opera.

Dapprima brillante, pungente, sarcastico, ironico; ultimamente sempre brillante, pungente, sarcastico, ironico ma malato nel fisico. Mi raccontavi dell’obbligo morale, pesante come un macigno di finire il libro, ad ogni costo. 

 Giorgio Carbone, alias il Gran Priore del V.E.O.S.P.S.S. Giorgio Carbone, alias SAS Giorgio I° Principe di Seborga, è e resterà una figura importante, carismatica, della mia vita. Ritenevo che i “modelli” cioè le persone cui ci si ispira fossero appannaggio dei primi venti anni di vita. E’ in quel periodo che si incontrano persone capaci di incidere e di influenzare le scelte di vita di un giovane. Alcune di queste figure sono diventati i nostri “maestri”. In molti casi ci hanno indicato come vorremo essere, in altri come vorremo non essere da grandi. Scoprire che si può ancora imparare a sognare, a vivere, alle porte della vecchiaia, essere stupiti e stupirsi, prendere coscienza di nuovi ideali per cui combattere, tutto ciò è stato fantastico.   

Ti sei privato di così tanta energia, anche quando l’energia cominciava a scemare, per dare nuova linfa alla Povera Milizia di Cristo e di questo ti sono grato. Tutti coloro che sono saliti a Seborga ed ai Cavalieri Bianchi ci sono arrivati grazie a te; e tu vivi nei loro cuori. Da quando la linea della mia vita ha incrociato il cammino verso Seborga nulla è più stato come prima.  

 Grazie per averci dato e dedicato quest’Opera che parla di noi, della nostra storia nei secoli, e per averci fatto toccare con mano che l’Ordine è acciaccato ma vivo. Sono certo che essa rimarrà negli anni testo di riferimento, di riflessione, di meditazione per tutti coloro che vorranno continuare a salire a Seborga. La storia, come si dice è “maestra di vita”. Nella storia del Cavalierato Cistercense noi troviamo momenti belli,  fasi di delusione, paure ma soprattutto la fede incrollabile nell’ideale cristiano che ha albergato in molti uomini d’azione.  

Avresti potuto vantarti di tutto ciò che hai fatto. Invece hai preferito la modestia, una vita semplice e schiva. Per anni, per tutta la vita, hai servito il tuo popolo: i seborghini.  Quando tutto faceva pensare che Principato ed Ordine fossero destinati ad avere una dimensione locale è successo qualche cosa di magico. Ti sei trovato con persone intorno che non conoscevi: persone di fuori, lontane: napoletani, romani, calabresi, liguri, piemontesi, bresciani, siciliani. La Cavalleria del Castrum Sepulchri, la tua cavalleria, si stava ricostituendo.   

I fratelli devono sapere oggi che “La Storia della Cavalleria Cistercense” di cui qui abbiamo letto la prima parte, è un’opera documentale. Non si tratta di un romanzo o di una storia romanzata, come di solito avviene quando si scrive sulla “Cavalleria del Tempio”. Chi in questi anni ti è stato vicino può certamente testimoniare l’immane sforzo di raccolta delle fonti storiche, le “gite” agli archivi storici di mezza Europa e la tua scrupolosità, il tuo puntiglio nello scrivere solo di fatti sostenuti da documenti storici.  

Oggi, grazie a te, siamo dotati di informazioni ai più ignote. Forse qualche storico medioevalista forse qualche esperto di ordini monastici potrà conoscere alcuni degli eventi da te citati. Nell’Opera e certamente ritengo solo in questa emerge un quadro sempre più lineare, una specie di fil rouge che unisce ed inanella Lerino, Seborga, la Povera Milizia di Cristo e la sua missione storica e spirituale mai venuta meno.
Ti ringrazio per avermi dato l’onore, attraverso l’edizione di quest’opera, di fare da tramite verso i fratelli di oggi e di domani “affinché nulla si dimentichi di ciò che deve essere ricordato”.  

La nostra bandiera, il bausant, è nera e bianca; con un lato bianco come la luce della saggezza ma anche con un lato nero come le tenebre. La storia dei Cavalieri Bianchi è un po’ come la bandiera. Episodi di fulgida santità alternati a comportamenti oscuri. La croce patente è lo strumento di lettura, di decodifica. Tramite essa noi riusciamo a districarci nella vita quotidiana, a riflettere e ad operare le nostre scelte. Un cavaliere non si esalta quando le cose vanno bene e non si deprime quando accadono eventi negativi. Un cavaliere sa che spesso il peggior nemico alberga nella propria mente. Prepariamoci pertanto alla battaglia. Che la croce sia impressa non solo sulle bianche mantelle, ma piuttosto nei nostri cuori!  

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