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Lettera di Fra Alessandro

Da

Lettera ricevuta da Fra Alessandro e letta in occasione del rito di investitura avvenuto il 21 Maggio 2011 AD a Marmora (CN):

Carissimo Gran Priore, Cavalieri, Scudieri, Novizi e Postulanti riuniti nella chiesa di San Massimo di Marmora,
 
come ci ricorda la vicenda della fenice, con la sua capacità di risorgere dalle ceneri, anche noi, dopo alcune turbolenze che hanno segnato il nostro recente passato, con l’incontro di oggi testimoniamo la nostra capacità a proseguire nel mandato ricevuto con la perseveranza ed il contributo irrinunciabile di ognuno.
 
Il Nostro Ordine ha progetti precisi ed ambiziosi. Essi potranno realizzarsi esclusivamente con la dedizione, l’amore e l’apporto che ognuno di noi, nelle rispettive qualità sia professionali che spirituali, metterà a disposizione.
 
Fare il proprio ingresso nell’Ordine, così come diventare Cavalieri, non vuol significare solo indossare un saio, ricevere una spada ed ogni tanto partecipare a qualche incontro.

Abbiamo anche una spada. Non la portiamo con finalità folkloristiche. Essa sta a significare la nostra volontà di incidere profondamente nella società contemporanea. Ciò sia attraverso un’azione di difesa dell’Ordine da parte di ogni Cavaliere, sia come capacità dell’Ordine di intervenire in difesa di ogni singolo fratello, ogni qualvolta ve ne sia necessità e giusta motivazione.

Oggi, nello scenario nazionale, molte associazioni, ordini e confraternite nascono con idee ambiziose le quali man mano si frantumano per la presenza di persone che null’altro bramano se non arrivismo personale, voglia di primeggiare e ricerca di vantaggi personali. Spesso questi soggetti, alcuni dei quali non sono riusciti a realizzare nulla nella vita profana, sviluppano la “ sindrome del capo stazione”. Si tratta di soggetti che cercano di primeggiare ad ogni costo e non si fermano dinnanzi ad alcuna regola morale oltre ad avere una alta propensione alla calunnia. Di tale condizione potrei fare numerosi esempi.

Il nostro Ordine, dopo varie scremature, può dire, con orgoglio, che non è fondato su questa tipologia di persone.

Ogni fratello del V.O.S.S. rappresenta una certezza di comportamento cristiano, trasparente, onesto. Sono loro i veri pilastri dell’Ordine, soggetti testati in circostanze difficili e trovati sempre adeguati alle aspettative.

Ci chiamiamo fratelli non certo per gioco. Essere investito cavaliere richiede di entrare in una condizione mentale diversa, di dare corso ad una grande possibilità, quella dove ognuno di noi può finalmente essere come avrebbe voluto essere e cioè migliore.

Il nostro Ordine nasce sulla convinzione che nella qualità non possa albergare la quantità. Ricordiamoci di Hugues de Payns e dei suoi Confratelli i quali, dieci anni dopo l’assunzioni della regola dei Canonici di Sant’Agostino, erano ancora in otto.

Non preoccupiamoci se siamo ancora pochi. Concentriamoci invece sulla necessità che ogni postulante possegga grandi doti di umanità, di umiltà e di obbedienza. Cerchiamo i futuri postulanti tra Uomini veri. Cerchiamoli tra coloro che hanno capito realmente il senso del messaggio di Cristo, che pratichino la carità, l’onestà, che conoscano il senso della parola data, che sappiano lottare nella vita quotidiana per difendere ed estendere tali valori. Cerchiamoli tra soggetti desiderosi di contribuire alla espansione della vita interiore, spirituale e palingenetica del gruppo.
 
Mi rivolgo altresì a coloro i quali oggi rinsalderanno il loro vincolo all’Ordine. Essi devono sapere che militare nel V.O.S.S. non è facile. L’Ordine ha subito, nel suo lungo percorso attraverso i secoli, numerosi attacchi e ciò perché la via perseguita fa paura a molti. Specialmente a coloro che amano muoversi protetti dalle tenebre.

Noi costituiamo un’alternativa a quegli Ordini improntati solo sulla esteriorità, sulla voglia di emergere, di esibirsi, di pavoneggiarsi, di confondere le idee. La militanza nel V.O.S.S. non dà vantaggi ed in compenso chiede molto.

Infatti noi intendiamo l’Ordine come una condizione in cui potere esercitare nel quotidiano la nostra visione cristiana del mondo, la nostra capacità di ascolto, il nostro profondo senso di giustizia.  Noi non potremmo mai essere silenziosi spettatori.

Noi riteniamo che appartenere all’Ordine sia un privilegio e che questa condizione offra profonde gratificazioni sul piano umano, spirituale e della solidarietà. Sentirsi uniti da finalità elettive e da un vincolo di vera fratellanza non può che arrecare gioia e ridurre il nostro senso di solitudine esistenziale.

Sono lieto pertanto che i Novizi ed i futuri Scudieri siano giunti alla consacrazione odierna dopo un’attenta ed oculata valutazione, dopo un periodo di riflessione utile ad evitare dannose discrasie capaci a loro volta di ingenerare potenziali disarmonie.

Si diventa Cavalieri perché il nostro cuore lo desidera. Lo si desidera perché, ad un certo punto della nostra vita, avvertiamo la necessità di lottare per portare la Luce anche là dove c’erano le tenebre, per essere “testimoni dell’Agnello” così come recita il nostro motto.

Concludo nel rappresentare le mie congratulazioni a tutti i convenuti a Marmora ed in particolare a coloro che oggi hanno deciso di onorare la Rossa Croce Patente del VOSS.