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Da sasso d’inciampo a pietra angolare

Da

La Chiesa di Cristo è stata oggetto di scandalo fin dall’inizio.

Non parlo di questioni giudiziarie contingenti quali quelle attuali, legate al basso profilo tenuto da alcuni dei suoi uomini. Mi voglio occupare invece di ben altro. Circa due mila anni sono passati da quando ha preso il via quello “scandalo” che si chiama cristianesimo. Ho usato il termine “scandalo” in quanto esso deriva dal sostantivo greco skàndalon e sta ad significare “ostacolo”, “inciampo”.

Perché Cristo è stato e continua ancora oggi ad essere scandalo? Semplice: perché ciò che ha proposto allora e che ci continua a proporre non rientra negli schemi: né in quelli correnti né in quelli passati. La società è stata sempre lontana da valori e ideali propri del cristianesimo. Potere, sesso, denaro, egoismo, arrivismo, materialismo, sono da sempre tra gli obiettivi più ricercati dall’uomo. Come si fa quindi a proporre un Dio che muore sulla croce come modello di vita? Questa morte non è forse un segno tangibile di un fallimento? Non c’è forse qualcosa di intimamente scandaloso nel fatto che Dio giunga a tollerare che suo figlio venga frustato, schernito e poi crocifisso? Non è forse scandaloso, ai più, pensare di avere Gesù come modello ispiratore della propria vita?

Non è per caso che noi Cristiani siamo dei pazzi? Marco, è davvero convinto di fare proseliti quando annota e poi fa eco alle parole del Maestro: “Chi vuol venire dietro di me prenda la sua croce” (Mc 8,34).

Oggi quale maestro direbbe una frase simile ai suoi seguaci? Non è tutto ciò scandaloso? Non sarebbe stato meglio seguire un maestro che dica: “chi vuole venire dietro di me sarà un uomo di successo, farà carriera, sarà ricco, ecc.”.

Qualunque “non Cristiano” ci direbbe che è scandaloso seguire un modello di vita come quello proposto da Gesù, del tutto irriguardoso dei modi di essere e del pensiero dominante nella società. Non sarebbe logico, per una persona di buon senso, ribellarsi alla richiesta di prendere la croce sulle spalle?

A quanti Gesù appare un vincente e per quanti sono invece coloro per i quali Gesù è un perdente? Non volevamo noi un Dio che ci liberasse dalla sofferenza? Non sarebbe stato meglio avere un Dio capace di impedire la tortura e la morte orrenda di suo figlio? Un Dio in grado di annientare i nostri nemici? Non sarebbe forse favoloso potere contare su un Dio capace di renderci potenti ed invincibili?

Ed invece Gesù morto in croce ci propone di seguirlo e di credere in Lui. Gesù è conscio di quanto il suo predicare si discosti dal pensiero corrente, tanto è che Matteo (11:6) annota: “e beato colui che non si scandalizza di me»”.

Ma riflettiamo sul senso di queste parole. Già Isaia (8:14) aveva detto: ”Egli sarà laccio e pietra d’inciampo e scoglio che fa cadere per le due case di Israele”. Paolo nella lettera ai Romani (9:33) afferma: “Ecco che io pongo in Sion una pietra di scandalo e un sasso d’inciampo; ma chi crede in lui non sarà deluso”. Un concetto simile lo troviamo anche nella prima lettera di Pietro (1Pietro 2:8): “sasso d’inciampo e pietra di scandalo. Loro v’inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati”.

Qual’è allora l’intoppo, l’inciampo, lo scandalo? Certamente ce ne sono molti: il pregiudizio cioè la capacità di sparare sentenze prima ancora di capire, di sentire, di vedere è uno di questi inciampi.
In Matteo (13:57) sta scritto: “E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua»”. In un altro passo Marco (6:3) invece annota: “Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui”.

Un’altra situazione scandalosa è quella messa in atto dai suoi concittadini di Nazareth; essa si concretizza quando essi si rendono conto che il giovane carpentiere sa molte cose, molte di più di quante ne dovrebbe sapere. Ciò ai più non va bene. Inoltre Gesù non ha fatto un regolare corso di studi rabbinici per cui ciò è ancora più scandaloso. Lo scandalo toccherà poi momenti altissimi quando, dinnanzi al Sinedrio, Gesù dichiarerà apertamente chi egli sia.

Un altro momento estremamente scandaloso della fede cristiana verrà poi toccato quando Gesù, rivolgendosi a Maria dirà: “ «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».”

E’ proprio la semplicità disarmante di questa domanda a costituire elemento di scandalo. Ma come posso dire sì ad una simile richiesta? Come posso dire sì alla vita dopo la morte? Ho visto ovunque gente morie, essere poi sepolta ed in tal modo porre fine a qualsiasi velleità. In realtà noi possiamo rispondere positivamente alla domanda del Maestro in quanto Egli parla non solo di cose che sa, ma di cose che ha realizzato, ed anche dinnanzi a testimoni. Lazzaro, non era forse morto?

Lo scandalo cioè l’inciampo fa cadere uno schema mentale e ne fa aprire un altro. Solo così riusciremo a capire Gesù. Dobbiamo dimenticarci del razionalismo, delle nostre sensazioni fallaci, di ciò che ci appare. Dobbiamo penetrare la realtà oltre il velo delle apparenze.

Questo sentimento scandaloso che viene proposto ci permette di riflettere sul fatto che forse chi è morto di croce sul Golgota non era un perdente. Il Dio che ha permesso che suo figlio venisse crocifisso non era allora un Dio minore, né tanto meno debole od incapace.

Lo scandalo che c’è nasce dal non avere compreso il senso profondo di un amore infinito; dal non avere capito che ci troviamo dinnanzi ad un Dio che ci ama.

Matteo (16:23) ci da una connotazione di che cosa sia scandaloso: lo scandalo è pensare secondo gli uomini: “Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini” (Mt 16:23)”.

Ecco che la croce di Cristo è testimonianza anzitutto dell’amore infinito di Dio per le sue creature. “Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?” (Rm 8,32).

Non si tratta di un amore qualsiasi. E’ un amore senza limiti, un amore provato dalla più drammatica delle esperienze umane: il sacrificio estremo. La prova che Dio ci dà del suo amore nei nostri confronti è una testimonianza che certamente noi non avevamo richiesto. Essa è stata, tuttavia, voluta da Dio per farci capire quanto Egli ci ama.

Questo evento scandaloso, questo inciampo in realtà ci porta alla riflessione. Ed è così nella quiete del nostro cuore che ci rendiamo conto che ciò che ci pareva un ostacolo insormontabile non lo è più. Anzi la pietra di inciampo è diventata per noi pietra angolare, fondamenta di un nuovo modo di vivere, di un nuovo ordine mondiale: il Cristianesimo.