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Continua incessante l’afflusso di Islamici in Europa: intervista al Maestro del Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri, Sovrano Militare Ordine di Seborga

Da

D.: Gentile Maestro, vorrebbe esporci quali sono le posizioni dell’Ordine nei confronti dell’Islam?

 R.: L’Islam è una grande religione che merita grande rispetto. E’ una delle “religioni del Libro”, unitamente al Cristianesimo ed all’Ebraismo. Oggi il mondo cattolico ha un importante e costruttivo dialogo aperto con il mondo islamico.

Papa Benedetto XVI e re Abdullah dell'Arabia Saudita si incontrano in Vaticano.

Papa Benedetto XVI e re Abdullah dell’Arabia Saudita si incontrano in Vaticano.

Tuttavia non dobbiamo confondere l’Islam, religione che non costituisce certamente un problema di per se stessa, con lo stile di vita di alcuni suoi fedeli e con la incessante migrazione di soggetti islamici in Europa in atto.

Non possiamo infatti dimenticare che il mondo islamico ha da sempre cercato di penetrare l’Europa, tradizionalmente cristiana. Molte le battaglie combattute nei secoli trascorsi dalle forze europee per impedire che ciò si avverasse. Basti ricordare la battaglia di Lepanto o quella di Vienna o le guerre condotte dai Croce segnati e dall’Ordine del Tempio.

Come Ordine noi non abbiamo preclusioni verso l’Islam o verso i fedeli musulmani a patto che si tenga conto che l’Europa è una realtà non solo geografica ma anche storica, politica, sociale e religiosa, con una tradizione e valori diversi rispetto a quelli imperanti nella penisola araba.

Le vicende storiche a volte anche cruente avvenute all’interno dell’Europa, in associazione col sorgere del pensiero filosofico illuminista, colla stesura delle carte costituzionali nazionali, con la fine delle monarchie assolutiste, hanno dato vita e definito chiaramente il senso di concetti quali tolleranza, libertà, uguaglianza, fratellanza, legalità. I problemi della religione sono stati separati definitivamente da quelli dello stato.

 D.: Ma Lei ritiene che l’Islam persegua comportamenti non in linea con la tradizione Europea?

R.: Si, proprio così. Nel dialogo con i Musulmani manca innanzitutto il concetto di reciprocità, valore a loro probabilmente non chiaro se non sconosciuto.

Islamici radunati dinnanzi al Duomo di Milano, simbolo della antica cristianità del sud Europa. Sarebbe possibile avere una simile riunione di cristiani a La Mecca?

Islamici radunati dinnanzi al Duomo di Milano, simbolo della antica cristianità del sud Europa. Sarebbe possibile avere una simile riunione di cristiani a La Mecca?

Una religione aperta, non invasiva, segue il principio di reciprocità secondo il quale se un gruppo religioso quale ad esempio quello islamico chiede di potere aprire una moschea qui, in un’area prevalentemente e storicamente cristiana, deve essere possibile per i Cristiani costruire una chiesa in un’area prevalentemente islamica.

Così non è. Dopo avere constatata questa realtà bisogna chiudere la possibilità di realizzare moschee in Europa. La debolezza mostrata dai Cristiani con la concessione della costruzione della moschea a Roma rappresenta un momento di totale debolezza e non di magnanimità. Dalle nostre parti c’è un proverbio che dice essere tre volte bravi significa essere scemi. La magnanimità non può essere gettata al vento. La nostra magnanimità va offerta a coloro se sono e si dimostrano magnanimi. Provate  a pensare che cosa sarebbe successo se i Cristiani avessero chiesto di aprire una chiesa a La Mecca.

Noi abbiamo compreso da lungo tempo ed adottato il concetto di “libera chiesa in libero stato” ed abbiamo mantenuto ben diviso il potere temporale da quello spirituale.

Tutto ciò ci porta a dire che quanto vediamo proposto e richiesto a livello europeo da molti militanti islamici è per noi un inaccettabile “ritorno al passato”. Noi potremmo modificare la nostra visione quando il mondo islamico si accorgerà che noi abbiamo un Diritto ed anche doveri ai quali tutti devono adeguarsi.

D.: Ma in pratica, sinteticamente, perché voi siete contrari alla diffusione dell’Islam in Europa?

R.: La nostra contrarietà poggia su fattori definiti e non è preconcetta. Prenda ad esempio la parità uomo donna. Per noi questo è un dato di fatto ampiamente assodato e lo è in tutte le democrazie europee.

E' così che vorremo fare viaggiare le donne in Europa?

E’ così che vorremo fare viaggiare le donne in Europa?

Non lo è invece nella cultura islamica. Nè ci risulta che da parte del mondo islamico sia giunta notizia circa la volontà di cambiare questo tipo di trattamento riservato alle donne. Le differenze sono molto evidenti: noi non chiediamo alle nostre donne di velarsi o di portare il burqa. Noi non spingiamo le nostre figliole a praticare l’infibulazione o mutilazioni rituali. Noi non pratichiamo la poligamia e nella nostra cultura occidentale industrializzata non abbiamo equivalenti alla sharia.

 

Questo è un segno di uguaglianza sociale?

Questo è un segno di uguaglianza sociale?

E' così che vorremo farle girare per le strade?E’ così che vorremo farle girare per le strade?

I precetti religiosi li accettiamo, li facciamo nostri ma non pretendiamo che essi abbiano valore di Legge, né pretendiamo che essi debbano essere imposti a tutta la popolazione.

D.: Ma allora il vostro Ordine che cosa propone?

R.: Noi chiediamo alla nostra Chiesa cattolica di non continuare sulla strada di un buonismo suicida. La interpretazione corrente del pensiero francescano (che a nostro avviso non è quella più autentica), ha favorito ed incoraggiato l’arrivo in Italia di un numero elevato di soggetti dalle aree nordafricane e del sud mediterraneo.

Come mai paesi cristiani ed europei, come ad esempio Malta o la Spagna, non sono oggetto di flussi migratori simili a quelli riscontrabili in Italia? Come mai tutti vogliono venire in Italia? Ci sono forze politiche o singoli politici che spingono sottobanco? Ci sono personalità politiche che si stanno occupando di rifugiati che incoraggiano questo flusso incessante? Vedremo forse qualcuno di questi candidato all’ONU dopo Ban Ki Moon?

Noi riteniamo che l’aiuto debba essere fornito ai migranti anche se molti non meritino il nostro aiuto. Mi riferisco a coloro che dopo due giorni dall’arrivo si lasciano andare ad atti di vandalismo, che distruggono ogni cosa, mi riferiscono a coloro che pretendono che la comunità locale si dia immediatamente da fare per realizzare una moschea, a coloro che vogliono avere il ricongiungimento famigliare portando così nei vari paesi europei importanti gruppi famigliari celando magari le quattro mogli come cugine o nipoti.

E’ indubbio che vi siano soggetti che vogliono godere ipso facto dei privilegi dei cittadini europei i quali questi diritti se li sono guadagnati con onerosi  versamenti (vedi ad es.: il servizio sanitario nazionale).

Noi non vogliamo avere in Europa soggetti che, approfittando della nostra non conoscenza della loro lingua predicano nei circoli culturali e nelle moschee odio e incitano alla violenza. Noi chiediamo che si vigili affinché non possano essere praticate tecniche di brain washing o di plagio su alcuni giovani psicologicamente fragili. Noi dobbiamo capire il grado di libertà o di condizionamento presente in quei ragazzi che, come Giuliano Delnuovo, (il giovane genovese morto in Siria combattendo a fianco dei ribelli) decidono di abbracciare la lotta armata sotto le bandiere dell’Islam.

Noi chiediamo che venga bloccata e controllata la rete di finanziamenti stranieri grazie ai quali giovani europei girano mezzo mondo passando da un campo militare all’altro per essere addestrati alla guerriglia ed al terrorismo.

Noi chiediamo che coloro che si dichiarano Imam vengano controllati affinché si conosca se la loro formazione è stata davvero di tipo religioso e spirituale o se sia stata piuttosto di tutt’altra natura. Noi chiediamo che i loro sermoni se tenuti in lingua araba vengano registrati e che siano a disposizione dell’autorità o di coloro che vogliono ascoltarli.

burqa-chador-niquabNoi siamo consci che sia necessario giungere alla definizione ed alla regolamentazione dell’uso dei simboli religiosi nei luoghi pubblici. Noi siamo altrettanto consapevoli che il portare a collo un crocefisso o una stella di David non possa essere motivo di turbamento per alcuno così come non può turbare il vedere una signora islamica con i capelli raccolti sotto un velo.

non-e-per-noiBen diverso è l’uso del burqa o del niqab. Non dobbiamo poi dimenticarci del tentativo operato da soggetti gentilmente ospitati sul nostro suolo di rimuovere i crocefissi dalle scuole, o dai tribunali, là dove la presenza di questo simbolo era consolidata da secoli. E’ questo un fatto grave. E’ minare, tentare di distruggere le nostre tradizioni, le nostre radici, le nostre usanze.

D.: Lei ritiene che la Chiesa si stia occupando adeguatamente di questi problemi?

 R.: La Chiesa di Roma è sempre stata prudente. Questo ce lo insegna la storia e lo abbiamo visto nella gestione di qualsiasi problematica interna od esterna. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che noi abbiamo fratelli cattolici e cristiani di altre confessioni in Siria, Libano, Iraq, Iran, insomma in tutto il Medio Oriente, per non parlare poi dei cristiani del Pakistan o dell’Indonesia. Essi stanno soffrendo molto. Per tutti questi fratelli cristiani, tutti i giorni, non hanno la certezza, una volta usciti di casa, di potervi fare ritorno.

Noi non posiamo lasciarli soli.

La Chiesa è per la pace ed anche noi siamo per la pace. La Chiesa è per la non violenza ed anche noi siamo per la non violenza. D’altra parte Francesco a Gubbio ha predicato al lupo e lui è cambiato. Questa è quanto ci è stato riportato. Ma che cosa sarebbe successo invece se il lupo, non accogliendo le parole del santo, gli avesse morso una mano o lo avesse sbranato?

Dobbiamo sempre ricordarci che ci sono molti che sono in grado di cambiare, di ritornare sui loro passi, insomma di convertirsi. Tuttavia non è la totalità. Che cosa fare negli altri casi? Noi cavalieri amiamo Francesco ma non possiamo dimenticare quanto Bernardo ha fatto per l’Ordine, per la Terra Santa, per la Chiesa e per l’Europa.

Oggi la domanda da porsi è: ma esistono azioni violente che siano allo stesso tempo giuste? In sostanza, esistono guerre giuste? La risposta più immediata è No.

Tuttavia, ripensandoci un attimo, partono considerazioni del tipo: ma allora hanno fatto male i nostri padri a combattere le dittature del terrore? combattere i nazisti è stato sbagliato? Avremmo dovuto lasciare che i nazisti continuassero con le loro sperimentazioni criminali sui gitani, sui piccoli ebrei? Avremmo dovuto lasciare che continuassero a gassificare gli ebrei? Avremmo dovuto non intervenire in Iraq, in Libia, in Serbia, ecc.

Noi possiamo accogliere color che provenendo da aree diverse del mondo, spesso aree povere, giungono in Europa a patto che si impegnino a rispettare la nostra cultura, i nostri valori; a patto che si adeguino alle nostre usanze. Così hanno fatto i nostri emigranti per decenni andando verso le Americhe. Questa è la base per giungere ad un rispetto reciproco.

Qui stiamo parlando di una cultura che tratta l'adultera con la lapidazione. E purtroppo non sono finzioni cinematografiche.

Qui stiamo parlando di una cultura che tratta l’adultera con la lapidazione. E purtroppo non sono finzioni cinematografiche.

Noi non possiamo accogliere le insistenti richieste di coloro che vorrebbero farci modificare la nostra cultura e le nostre tradizioni in modo da potere impiantare sic et simpliciter le loro usanze.

E per favore smettiamola di parlare di jus soli.

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