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Meriam Yehya Ibrahim condannata a morte per apostasia

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La colpa di Meriam-Yehya Ibrahim è di essere cristiana e di avere sposato un cristiano. La foto la  ritrae nel giorno del matrimonio.

La colpa di Meriam-Yehya Ibrahim è di essere cristiana e di avere sposato un cristiano. La foto la ritrae nel giorno del matrimonio.

Meriam Yehya Ibrahim che qui vediamo con suo marito, Daniel Wani, un ingegnere biochimico che vive a Manchester, New Hampshire (USA), è una donna sudanese di 27 anni, di fede cristiana attualmente allo ottavo mese di gravidanza.

Meriam è stata rinchiusa in carcere  con la sua prima figlioletta di 20 mesi dopo avere ricevuto il 15 Maggio una condanna alla pena di 100 frustate per avere sposato un Cristiano (considerato adulterio) e poi alla pena di morte per impiccagione e per avere rifiutato di rinunciare alla fede cristiana. Il tribunale aveva dato alla donna tre giorni per rinunciare alla sua fede, ma la donna si è rifiutata.

Sebbene sia stata cresciuta da una madre Etiope Cristiana Ortodossa Meriam è considerata Musulmana perchè suo padre, assente dalla famiglia a lungo, era Musulmano.

Meriam era stata arrestata e accusata di adulterio nell’agosto del 2013 dopo che un suo familiare avrebbe riferito che la donna stava commettendo adulterio perché aveva spostato un uomo di fede cristiana del Sud Sudan.

Secondo la legge della Shari’a, così come applicata in Sudan, a una donna musulmana non è permesso sposare un uomo non musulmano e questo matrimonio è pertanto considerato adulterio. Il tribunale ha successivamente aggiunto l’accusa di apostasia nel febbraio del 2014, quando Meriam ha affermato di essere cristiana e non musulmana. Meriam sostiene di essere stata educata da cristiana ortodossa, la religione di sua madre, perché suo padre, un musulmano, era assente durante la sua infanzia.

Il codice penale sudanese prevede, all’articolo 146, un massimo di 100 frustate per adulterio; l’articolo 126 prevede la pena di morte qualora vi fosse il rifiuto di rinunciare alla fede cristiana.

Considerare l’adulterio e l’apostasia come reati di natura penale non è conforme al diritto internazionale dei diritti umani, tra cui il Patto internazionale sui diritti civili e politici di cui il Sudan è parte. Inoltre, considerare l’adulterio un reato viola i diritti alla libertà di espressione e di associazione e discrimina sempre le donne nella sua applicazione. Parimenti, la criminalizzazione dell’apostasia è incompatibile con il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.

Meriam Ibrahim, pertanto, è una prigioniera di coscienza, condannata solo per la religione che ha scelto di professare e per la sua identità e deve essere rilasciata immediatamente e senza condizioni.

Questa sentenza è barbara, inumana, e va assolutamente sospesa per palese violazione dei diritti umani.

Si ringrazia Amnesty International per quanto sta facendo, così come il segretario USA Kerry, il governo inglese e numerose associazioni. Questo è un volto dell’Islam che non vorremo mai vedere.

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