RIFLESSIONI SUL “DE LAUDE NOVAE MILITIAE”

RIFLESSIONI SUL “DE LAUDE NOVAE MILITIAE”

Dichiarare di volere accingersi a scrivere un libretto sulla “Nuova Cavalleria”, nove secoli dopo la sua costituzione, pur ammettendo di volerlo fare senza pretese, è pur sempre  una operazione rischiosa. Ciò in quanto chi scrive non è uno studioso di storia medioevale né tanto meno un esperto sulla storia dei Cavalieri del Tempio.

Perché allora volere scrivere su questo argomento? Perché si ritiene sia necessario fare nascere un testo dal di dentro, dalle osservazioni e dalle intuizioni di un Cavaliere dell’Ordine; questo libretto vuole essere una rilettura sul senso, sui valori, sull’attualità del messaggio cavalleresco. Io spero che la lettura di questo testo permetta di capire meglio la validità del messaggio di San Bernardo alle soglie del terzo millennio.

In sostanza si tratta di una rilettura del “De Laude Novae Militiae” di San Bernardo nell’interpretazione di un cavaliere dei giorni nostri, un professionista profondamente radicato nella società e nella cultura occidentale. Si tratta in sostanza di un’opera nata all’interno dell’Ordine ad uso e consumo dei fratelli nell’Ordine.

Che cosa voleva dire realmente Bernardo scrivendo a Hughes de Paynes? Quale tipo di lettura dobbiamo dare oggi al messaggio di Bernardo? Quale il senso? Nel periodo storico in cui viviamo, dobbiamo parlare ancora di Cavalleria cristiana oppure si tratta ormai di messaggi anacronistici?

Perché un adulto, professionista, sposato e con figli oppure un giovane studente universitario dovrebbero abbracciare la Cavalleria cristiana? Si tratta solo di aspetti folkloristici o c’è di più e dell’altro? Nella società contemporanea, occidentale e post industriale,c’è ancora spazio per il messaggio cavalleresco?

Come già affermato, queste brevi note sono una specie di commento puntuale a passaggi ben precisi del De Laude Novae Militiae. La metodologia di lavoro è stata quella di scorporare, direi quasi sezionare il testo bernardiano per poi raggrupparlo per punti omogenei e riproporlo sotto forma catechetica, cioè di domanda e risposta.

La risposta fornita è costituita ovviamente dal testo stesso di Bernardo, riportato sempre in corsivo virgolettato in quanto “testo fedele” all’originale. Non ci pare di potere aggiungere nulla a quanto scritto dal santo. Il nostro lavoro è stato piuttosto un’analisi al contrario. Invece di dare risposte noi abbiamo lasciato che le risposte le dia il Santo mentre noi ci siamo riservati il diritto di formulare delle domande alle quali le affermazioni contenute nella Nuova Milizia sono la risposta.

Al fine di facilitare la lettura e la consultazione le domande sono state poste in ordine alfabetico. Le “risposte di Bernardo” sono poi seguite da alcune riflessioni che non hanno certo la pretesa della completezza ne sotto l’aspetto storico né sotto quello teologico ma piuttosto suggerimenti e spunti per un’analisi più approfondita da fare nel corso di riunioni delle singole Priorie o cercando nel silenzio del proprio intimo.

Nove secoli sono strascorsi da quando Bernardo scriveva e moltissimi eventi si sono succeduti. Dopo tante, tantissime guerre, rivoluzioni, lotte di religione, lotte politiche, dopo la salita ed il crollo delle ideologie, odi e barbarie, dopo due guerre mondiali, ci si sta rendendo conto che la lotta armata non è la soluzione ideale né la più efficace per risolvere conflitti e scontri culturali. La discussione, il dialogo sono la via che ha permesso a quelli della mia generazione di trascorrere praticamente tutta la vita senza conoscere i disastri della guerra, senza dovere imbracciare un fucile e dovere uccidere un coetaneo che la pensa diversamente da noi. E’ stata indubbiamente una fortuna per noi non doversi trovare in una situazione ove o si uccide o si è uccisi. Questa favorevole condizione temporale in cui ci è stato dato da vivere non va tuttavia sprecata. Bisogna sforzarsi per rendere la Cavalleria uno strumento di costruzione attiva di Pace. Se dovrà essere guerra sia guerra ma solo verso le nostre abitudini peggiori, verso i nostri vizi, verso i nostri egoismi, verso quella parte di noi che spesso coincide con la parte peggiore.

La costituzione dell’organismo delle Nazioni Unite, la proclamazione dei Diritti dell’Uomo, le proclamazioni delle Costituzioni nazionali e più recentemente della Costituzione Europea sono tutti eventi che mirano a risolvere le tensioni a livello diplomatico e non militarmente.

Ma allora perché essere Cavaliere della Milizia di Cristo oggi? Una delle prime domande che si riceve sempre quando si comunica ad un amico la propria militanza in un Ordine cavalleresco è: ”ma davvero volete ritornare in Palestina a riprendervi i Luoghi Santi?” oppure “ma è vero che non potete soffrire gli Islamici?”

Nulla di tutto questo. Il messaggio cristiano è qualcosa che trascende un periodo storico particolare, è atemporale e universale. Tuttavia gli uomini che lo declinano, ed anche i grandi santi sono uomini, lo vivono alla luce del loro tempo. I Santi qundi sono persone umane e come tali si arrabbiano, pregano, agiscono, scrivono e vivono in un tempo che è il loro tempo. Bernardo è un mistico, un asceta, un monaco ma allo stesso tempo un nobiluomo medioevale. Nei suoi scritti traspare, qua e là, questo suo essere sanguigno, il suo retaggio di cavaliere secolare, di cadetto contro il quale a volte cerca di combattere. La guerra che egli propone è certamente una guerra contro il nemico che tutti possediamo, la parte oscura di noi stessi, il nostro egoismo, la nostra superbia, le nostre pulsioni violente.

2020-10-26T15:40:27+01:00 17 Aprile 2009|AMICI DEL V.O.S.S., ARCHIVIO, CST-Giorgio Carbone, VARIE|