LA NUOVA MILIZIA OVVERO LA CAVALLERIA CISTERCENSE

LA NUOVA MILIZIA OVVERO LA CAVALLERIA CISTERCENSE

Questo breve scritto racchiude ciò che, secondo il compianto nostro Giorgio Gran Maestro e Principe, un cavaliere deve sapere e deve metter in pratica per continuare a chiamarsi tale. Ascoltiamolo:

Cavalieri,

la storia del Cavalierato cistercense non è epica, né fantasiosa, né misteriosa: è un insieme di lotte e di guai, di fede e di rinunce, di sacrifici e speranze, di grandi illusioni individuali e corporative, di delusioni, ed è soprattutto una storia manovrata dagli interessi sovrani e dagli orgogli personali con tante promesse fatte o ricevute e quasi mai mantenute.

In pratica, tralasciando il romanzato ed inesatto costrutto del così detto “Cavalierato Templare”, la Povera Milizia di Cristo ha iniziato e percorso il proprio tragitto seguendo le indicazioni date e decise dai più o meno corretti Poteri Temporali o Spirituali, i quali da sempre governano la vita politica o religiosa e decidono i doveri, i compiti, le modalità e gli indirizzi, per cui l’Individuo è costretto ad obbedire, per dovere o per scelta.

Dall’antica impostazione e prassi militaresca è nata la Regola cavalleresca cistercense, che accentua il Dovere e l’Onore dell’Ordinamento equestre riconosciuto dal Concilio di Troyes.

Nel tempo, la “Nuova Milizia”, voluta e lodata da San Bernard de Clairvaux (per noi San Bernardo di Chiaravalle), che nel 1312 è stata sospesa per non chiariti comportamenti e comunque mai interdetta dalla Chiesa e che nel 1365 è stata riformata come Venerabile Ordine del Santo Sepolcro, si è disunita nella fratellanza e nelle finalità, sia per divergenze territoriali europee, sia per salvare Seborga dalla disfatta monastica dei Lerinensi, sia per l’ambiguità di certi maestri discordi e distanti, ma anche per non aver mantenuto fede alla parola data.

Dai documenti non emergono specifiche accuse sovrane o pontificie, ne gravi appigli religiosi o politici che possano avere determinato lo sfaldamento dell’Ordine, se non un dato di fatto: l’umana scusante delle debolezze terrene che mettono in ombra, da sempre, l’Obbedienza, il Dovere e l’Onore.

Eppure, un uomo d’onore il quale, dopo essersi posto in ginocchio, chiede per ben tre volte di voler essere Cavaliere prima di ottenere l’Investitura, il quale riceve la benedizione aspersoriale dal Sacerdote Cappellano, il quale accetta l’Imposizione della Spada “ in nome del Padre, della Concezione di Dio, Gesù, e dello Spirito Santo che riporta l’uomo al Padre” e il quale diventa Cavaliere per propria scelta e volontà, dovrebbe essere coscienziosamente e consapevolmente pronto a compiere i compiti e i doveri che gli spettano e ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, sia come uomo che come Cavaliere, se Cavaliere è, con se stesso, con i confratelli e davanti al mondo.

Non è vero uomo, ne vero Cavaliere colui che giostra la propria coscienza per l’individualismo e la socialità, fra il potere e il buonismo, tra la superbia e il sorriso e fra l’egoismo e la solidarietà: tale comportamento è facezia politica, è iniquità morale, è menzogna.

Cavalieri, siate umili, onesti e sinceri con i confratelli, verso il Prossimo e con Voi stessi. E ricordate: chiunque può sbagliare; l’errore è umano e si deve perdonare.

Quando, però, l’errore si accosta alla consuetudine e muta il sistema esistenziale diventando attitudine consequenziale del tragitto umano, ogni precedente volontà, promessa, intenzione e intendimento rischiano di svanire.

Non permettete alle debolezze terrene, che portiamo in noi, di ricondurre il Cavalierato alla dispersione della Fratellanza corporativa, e delle finalità espresse nei Regolamenti dei due Ordini equestri di cui fate parte.

Fra Giorgio di Seborga

2020-10-26T15:37:02+01:00 09 Agosto 2009|AMICI DEL V.O.S.S., ARCHIVIO, CST-Giorgio Carbone, ULTIME NOTIZIE, VARIE|