SANTO NATALE 2010, AD

SANTO NATALE 2010, AD

Cari fratelli,

il Santo Natale è una festa di coraggio. Ci va infatti coraggio a parlare di luce nel giorno delle tenebre. Sono certo che voi capirete.

Ci vuole coraggio a prendere in mano la piccola statuetta del Cristo, praticamente svestita, ed andarla a mettere lì, nel nostro presepe, nella mangiatoia, tra Maria e Giuseppe, dinnanzi al bue ed all’asinello. Dicevo che ci vuole coraggio a ripetere questo gesto perché noi sappiamo già come andò a finire l avicenda terrena di questo bambinello.

Giovanni ce lo racconta in pochi versi ma potenti: “la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” ed ancora: “Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto“. Sapendo come è andata a finire bisogna essere consci del grande atto di coraggio e di fede che si compie deponendo il bambinello nella mangiatoia. Il coraggio di sapere ri-cominciare.

Un affettuoso augurio di Santo Natale a tutti.

Da questo atto nasce la speranza. Speranza che possa venire un tempo in cui il Cristo venga compreso dai più, e non solo da pochi.

Molti oggi fanno coincidere il Santo Natale ai regali che vengono scambiati nelle famiglie, altri lo collegano ai panettoni, alle luci sfavillenti nelle strade, agli adobbi per l’appunto natalizi, ma la festa di Natale, dal punto di vista religioso, cristiano è una festa, come dicevo, “tosta”, direi quasi difficile per la dose di fede e di coraggio necessaria a comprenderla appieno. E’ difficile anche perché non è facile continuare ad essere guidati da quel flebile vagito che proviene dalla grotta in un mondo come quello odierno pervaso dal clamore della festa profana.

Festeggiare il Santo Natale significa continuare a ripetere quell’atto di amore di Dio che si fa uomo, non solo per ricordare ma piuttosto per rivivere quel ciclo che inizia proprio a Natale e terminerà a Pasqua. Dobbiamo essere consci che per ogni Natale ci sarà una Pasqua.

Il coraggio è duplice. Da una parte vi è Dio che decide di continuare a rinascere simbolicamente ogni anno in un mondo che pare fare a meno di lui, e dall’altra ci siamo noi che, accettando il Natale, riviviamo il nostro cammino di fede, riviviamo la nostra infanzia, i nostri sacramenti, la nostra vita all aluce di un messaggio di speranza.

Ma ci va ancora ulteriore coraggio. Lo vediamo quando decidiamo di puntare su Dio, di affidarci a lui, specialmente nei momenti del bisogno. Ci vuole inoltre coraggio a dire un bel no alle lusinghe del demonio, a prendere la strada in salita, difficoltosa ed abbandonare la strada bella, lastricata che porta pero all’autodistruzione.

Ecco perché cari fratelli vi dico che ci vuole molto coraggio, una reale capacità di rinascere, per ripartire da capo, per decidere dal profondo di abbandonare i vizi e seguire le virtù. Ci vuole coraggio oggi a rimanere credenti, in una società materialista, consumista, arrivista, relativista. Natale è quindi giorno di coraggio, anche per noi Cavalieri; coraggio di credere ed anche coraggio di amare.

In ginocchio davanti alla capanna del presepe, davanti al bambino Gesù, noi sappiamo che Dio è lì, con noi, anzi è lì per noi.

2018-01-16T12:59:27+01:00 24 Dicembre 2010|VARIE|