STUDIARE LA CAVALLERIA O ESSERE CAVALIERE?

STUDIARE LA CAVALLERIA O ESSERE CAVALIERE?

Mentre nelle librerie sono a disposizione dei lettori alcuni testi scritti da storici, “seri professionisti” i quali analizzano  il problema della Cavalleria del Tempio “dall’esterno”, oltre a molti libri “sensazionalisti” scritti da autori improvvisati alla ricerca di facili vendite, poche sono gli scritti filtrati dall’interno.

Leggendo queste brevi note mi auguro che il lettore possa sperimentare quanto siano differenti le sensazioni le stesse sensazioni, le stesse differenze, nella modalità di scrivere e nel tipo di informazioni contenute, che si notano in altri campi quando a scrivere su un certo argomento sono persone con esperienze di vita molto diverse tra di loro.

Parlando di calcio noi potremmo leggere ad esempio un magnifico libro su questo gioco scritto da un cultore della materia il quale sicuramente sa tutto, tutte le regole, anche le più difficili e rare ma che, in buona sostanza, non si è mai messo le scarpette da calcio e non ha mai fatto un tiro in porta. Oppure, proseguendo su questa esemplificazione, potremmo leggere un libro di calcio forse meno dotto, forse addirittura semplice e banale, tuttavia scritto da un soggetto che, avendo passato anni a giocare al pallone vuoi nei cortili vuoi nei campi di calcio, ci offre una serie di informazioni diversamente difficili da ottenere.

Si tratta di due modalità di scrivere, di leggere, di conoscere e di apprendere. L’una non esclude l’altra. Colorono che scrivono qui sulla Cavalleria del Tempio lo fanno dal di dentro essendo stati investiti ritualmente nel ruolo di Cavalieri. Certamente si tratta di una modalità che pesenta limiti connessi al fatto di vsolgere,  nella vita profana, tutt’altra professione, che poco ha da spartire con lo storico o con il teologo. Ciò che ci spinge ad iniziare questa avventura narrativa è unicamente il desiderio di condividere con altri Cavalieri l’attualità di valori, concetti e finalità cui la cavalleria si ispira.

Oggi, coloro che si pongono la tunica bianca ed il mantello con croce rossa stanno facendo solo del folklore? Sono degli esibizionisti senza ritegno? Quale il senso, quale il significato dell’essere oggi un Cavaliere? E poi perché Cavaliere di Santo Sepolcro o di Seborga?

A questi interrogativi abbiamo cercato di rispondere con il nostro commento al “De Laude Novae Militiae ad Milites Templi“, testo che dopo nove secoli continua ad essere il riferimento per ogni soggetto seriamente intenzionato a percorrere la via templare.

Il testo puàò essere ordinato scrivendo a info@sanctisepulchi.org

2020-10-26T15:47:38+01:00 17 Aprile 2011|AMICI DEL V.O.S.S., CST-Giorgio Carbone, Principato di Seborga, VARIE|