SANTA PASQUA 2015: MESSAGGIO DEL MAESTRO GENERALE

SANTA PASQUA 2015: MESSAGGIO DEL MAESTRO GENERALE

Carissimi fratelli Cavalieri, carissime Dame,

la settimana della Passione è un periodo che suscita in noi Cavalieri e Dame tutta una serie di sentimenti e di emozioni. Si va dalla rabbia per il tradimento di Giuda, alla costernazione per l’ingiusto processo dinnanzi al Sinedrio , dalla ignavia manifestata da Ponzio Pilato alla sofferenza e al dolore subito dal nostro Maestro in occasione della flagellazione, del posizionamento della corona di spine e della estenuante salita al Golgota. Si passa poi dallo sconforto per la morte tremenda per croce, fino alla gioia più piena per la resurrezione del nostro Maestro, del nostro Signore, del nostro Condottiero dal regno dei Morti.

Ritengo sia utile per tutti noi meditare sulla testimonianza di coraggio che Gesù ci ha lasciato. Egli, con il comportamento tenuto in quella che per noi è la Settimana Santa, ci ha indicato come si debbano e si possano affrontare, senza disperazione, prove estreme.

Va notato che il Maestro, durante tutto quel periodo che noi definiamo di Passione, non ricorre ad aiuti esterni ma solo alla sua fede nel Padre. Così come rifiuta di assumere la mirra Egli si rifiuta di fare valere la sua natura divina anche nei momenti umanamente più cupi. Per questo Egli è il nostro Maestro, il nostro Signore, il nostro Condottiero.

Egli ci è Maestro perché ci ha indicato la via, non una via elitaria percorribile solo da qualcuno speciale, non una via esoterica, nascosta, ma una via luminosa e percorribile da chiunque abbia fede nel Padre che sta nei cieli. Si tratta di una via percorribile anche da noi, una via alla nostra portata perché già percorsa da Lui fattosi Uomo.

Picchiato, denigrato, sbeffeggiato, frustato, Egli non tradisce i suoi discepoli, non inveisce contro nessuno. Non maledice né Dio, né Pilato, né Caifa. La sua capacità il suo coraggio è quello di restare sintonizzato con il Padre che è nei cieli e dare un senso compiuto alla inutilità del dolore e della sofferenza. Nella fattispecie Gesù ci spiega come sofferenza e dolore perdono la loro inutilità quando il soggetto riesce a dare un senso compiuto a quest’esperienza e a vivere la prova con lo spirito dell’agnello sacrificale che si immola per il bene altrui. Tante cose che mancano nella nostra società e tra queste il coraggio. Ci rattrista il fatto che molti uomini, abitanti di questo paese “cattolico”, pur non essendo chiamati a prove estreme come la crocifissione, non sono in grado di manifestare neppure forme banali di coraggio.

Il coraggio cui siamo chiamati oggi è ben piccola cosa rispetto al coraggio manifestato dal Nostro Maestro. Il coraggio richiesto oggi lo definirei “minimale”. E’ quello di andare in Chiesa, di professare il Credo, di confessarsi e di prendere l’Eucarestia. Di questi tempi diventa un atto quasi eroico una cosa semplice come quella di farsi il segno della croce prima di iniziare il pasto, sia quando si è seduti con la famiglia che quando si è al ristorante con amici. Oggi dire due parole di ringraziamento per il cibo ricevuto dopo avere dato il segno suona come una cosa da impavidi e temerari.

Quanti oggi sono i pavidi? Quanti i giovani e meno giovani che non vanno in chiesa perché una sottocultura dice che “non è fico”, “non è trendy”, perché “è una cosa da vecchine rimbambite”, “perché è una perdita di tempo”, perché se uno è un intellettuale non può andare a messa.

A noi Cavalieri e Dame si richiede il coraggio di tenere i piedi in una sola scarpa e di continuare a difendere quei valori che si chiamano Vita, Famiglia, Chiesa. A noi è chiesto di difendere con parole ed opere i nostri confratelli che soffrono, specialmente in Medio Oriente, tra l’ indifferenza generale.

A noi, ricordiamocelo in questo giorno di Pasqua, più che ad altri, è richiesto coraggio. Il coraggio che ci è richiesto è soprattutto di tipo morale, quello che ci consente di resistere a quelle forze oscure che sarebbero ben liete di vedere che noi stiamo cambiando rotta. Ma noi non daremo questa soddisfazione a nessuno. Un abbraccio ed un saluto in Cristo.

 

2018-01-21T00:02:43+01:00 01 Aprile 2015|ARCHIVIO, COMUNICATI, VARIE|