IL PASSATO

IL PASSATO 2018-01-10T17:25:54+00:00

Anno 954: Viene creata la signoria Sovrana di Seborga. Il Marchese Guidone, Conte di Ventimiglia cede Seborga ad Albert, abate del Monastero di Lerins. Il vasto territorio comprende anche la Cappella di San Michele che comprende l’attuale Ventimiglia. Atto di fondazione presente in Archivio di Stato a Torino.

Anno 1079: Seborga è confermata Principato Imperiale e cioè facente parte del Sacro Romano Impero da papa Gregorio VII e dall’Imperatore Germanico Enrico IV.

Anno 1666: il Principe-Abate Cesare Barcillon decide di appaltare a Bernardino Bareste di Mougins la gestione di una nuova zecca per battere monete proprie: vengono prodotti i primi “Luigini di Seborga”.

Anno 1708: nel 1708, dopo essere nominato alla carica di Principe di Seborga, Giuseppe Antonio Biancheri, si oppone alla vendita. Biancheri si schiera con il Cavalierato del Santo Sepolcro e, unendosi al Capitolo seborghino, si pone contro la volontà di vendita continuamente tentata dal Capitolo della Triplice Congregazione che risiede sull’isolotto di St. Honorat, rallentandone la stesura dei compromessi.

Anno 1729: Il territorio di Seborga è venduto. L’atto fu sottoscritto a Parigi alla presenza dell’avvocato Francesco Lea, in rappresentanza del Re di Sardegna, e dei Padri Benoît de Benoît e Lambert Jordany, rispettivamente economo e decano dell’abbazia lerinese, in rappresentanza del Principe-Abate Fauste da Ballon.
Tale atto, che peraltro non venne mai registrato, non prevedeva esplicitamente che il Re di Sardegna avrebbe acquisito la sovranità su Seborga (tanto è che la dicitura “Principe di Seborga” non compare mai tra i suoi titoli ufficiali), ma semplicemente che il territorio di Seborga sarebbe diventato suo possedimento personale, sul quale avrebbe esercitato il ruolo di protettore (ius patronatus); non a caso, l’acquisto fu effettuato con le finanze personali del re e non con quelle del regno sabaudo.

Anno 1729: fra “le inverse dichiarazioni”, oltre ai dubbi del notaio parigino Chêvre il quale annoterà le su osservazioni nella “insinuation” (come riporta l’ultimo rigo del settimo foglio trascritto dal Capo del Comune di Parigi, il 4 febbraio del 1729), il quasi novantenne Pontefice Benedetto XIII, già frate domenicano col nome di Vicenzo Maria Orsini (al secolo Pier Francesco) e già Cardinale e Arcivescovo di Benevento assurto al pontificato nel 1724, dichiara di non aver mai autorizzato, né verbalmente né per iscritto, la cessione del Sovrano Principato di Seborga.

Anno 1748: Trattato dio Aix la Chapelle.
Questo trattato pone fine alla guerra di successione della Casa d’Austria (Francia – Spagna – Genova contro Inghilterra –Sardegna – Austria). Il Principato di Seborga non è incluso nei territori della Repubblica di Genova.

Anno 1749: Il diritto di Nullius Diocesis già accordato al Principato è confermato dal re di Sardegna Vittorio Amedeo III e dal Cardinale Delle Lanze. La Santa Sede aggiunge il diritto Ius Patromatus che la Casa Savoia trasforma in protettorato di fatto sul Principato di Seborga.