{"id":1169,"date":"2018-01-20T09:48:35","date_gmt":"2018-01-20T08:48:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sanctisepulchri.org\/?p=1169"},"modified":"2018-01-20T09:48:35","modified_gmt":"2018-01-20T08:48:35","slug":"i-legati-pontifici-assolvono-gli-alti-dignitari-del-tempio-chinon-17-20-agosto-1308","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sanctisepulchri.org\/?p=1169","title":{"rendered":"I LEGATI PONTIFICI ASSOLVONO GLI ALTI DIGNITARI DEL TEMPIO &#8211; CHINON 17-20 AGOSTO 1308"},"content":{"rendered":"<p>I Legati Pontifici assolvono gli alti dignitari del Tempio &#8211; Chinon 17-20 agosto 1308<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignright size-400 wp-image-1172\" src=\"http:\/\/www.sanctisepulchri.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/915-La-Pergamena-di-Chinon-400x420.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/www.sanctisepulchri.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/915-La-Pergamena-di-Chinon-200x210.jpg 200w, https:\/\/www.sanctisepulchri.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/915-La-Pergamena-di-Chinon-286x300.jpg 286w, https:\/\/www.sanctisepulchri.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/915-La-Pergamena-di-Chinon-400x420.jpg 400w, https:\/\/www.sanctisepulchri.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/915-La-Pergamena-di-Chinon.jpg 520w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/>In nome di Dio amen. Noi per misericordia divina Cardinali preti <strong>Berengario del titolo dei Santi Nereo e Achilleo<\/strong>, e <strong>Stefano del titolo di San Ciriaco in Termis<\/strong>, e <strong>Landolfo, cardinale diacono del titolo di Sant\u2019Angelo<\/strong>, rendiamo noto a chiunque visioner\u00e0 il presente e pubblico documento quanto segue:<\/p>\n<blockquote><p>dopo che, recentemente, <strong>il santissimo padre e nostro signore Clemente, per divina provvidenza sommo pontefice della sacrosanta e universale Chiesa di Roma<\/strong>, a causa di quanto riportato dalla pubblica voce e dalla accesa denuncia dell\u2019illustre re dei Franchi, e di prelati, duchi, conti, baroni e altri nobili e non nobili del medesimo regno di Francia fece istruire un\u2019indagine contro alcuni frati, preti, cavalieri, precettori e sergenti dell\u2019ordine della Milizia del Tempio relativa a quei fatti che riguardano tanto i frati dell\u2019ordine quanto la fede cattolica e lo stato dell\u2019ordine medesimo, e per i quali fatti essi sono stati pubblicamente diffamati, lo stesso pontefice, volendo e intendendo conoscere la pura, piena e integra verit\u00e0 sugli alti dignitari del detto ordine, cio\u00e8 il <strong>frate Jacques de Molay<\/strong>, gran maestro di tutto l\u2019ordine dei Templari, e i frati <strong>Raymbaud de Caron<\/strong>, precettore d\u2019Oltremare, e i precettori delle magioni templari <strong>Hugues de P\u00e9rraud<\/strong> in Francia, <strong>Geoffroy de Gonneville <\/strong>in Aquitania e Poitou, <strong>Goeffroy de Charny<\/strong> in Normandia, ordin\u00f2 e incaric\u00f2 noi, con mandato speciale ed impartito espressamente dall\u2019oracolo della sua viva voce, affinch\u00e8, accompagnati da notai pubblici e testimoni degni di fede, ricercassimo con attenzione la verit\u00e0 nei confronti del gran maestro e degli altri precettori sopra nominati interrogandoli rigorosamente uno ad uno.<\/p>\n<p>Noi dunque, conformemente all\u2019ordine e all\u2019incarico che ci sono stati impartiti dal predetto nostro signore e sommo pontefice, abbiamo indagato \u00a0 sui \u00a0 menzionati \u00a0gran \u00a0maestro \u00a0e \u00a0 precettori, \u00a0 interrogando attentamente i medesimi sui fatti sopra esposti e, come segue qui appresso, abbiamo fatto scrivere dai notai che si sono segnati in calce, e in presenza dei testimoni sottoscritti, le cose dette dai medesimi templari e le loro confessioni, ordinando altres\u00ec che queste venissero redatte in pubblica forma e che fossero rese ancora pi\u00f9 valide dalla garanzia dei nostri sigilli.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno millesimo trecentesimo ottavo dalla nascita del Signore, nella sesta indizione, il giorno diciassettesimo del mese di agosto e nell\u2019anno terzo del pontificato di nostro signore papa Clemente V, nel castello di Chinon, diocesi di Tours, il frate <strong>Raymbaud de Caron<\/strong>, cavaliere e precettore d\u2019Oltremare dell\u2019ordine dei Templari, costituitosi dinanzi a noi cardinali sopraddetti giur\u00f2 sui santi Vangeli di Dio, toccando il libro, di dire la pura e piena verit\u00e0 tanto su di s\u00e9 quanto su ogni singola persona e sui frati dell\u2019Ordine, nonch\u00e9 sull\u2019Ordine stesso, in particolare su quei temi che riguardano la fede cattolica e lo stato del detto ordine, le altre persone singole e i frati dell\u2019ordine stesso; interrogato attentamente da noi sull\u2019epoca e sulle modalit\u00e0 del suo ingresso nell\u2019ordine disse che, invero, sono circa quarantatre anni che divenne cavaliere, e che fu accolto nel Tempio dal frate <strong>Roncelin de Fos<\/strong>, allora precettore della provincia di Provenza, nel luogo di Richarenchis, nella diocesi di Carpentras o di Saint-Paul-Trois-Ch\u00e0teaux, nella cappella della magione templare di quel luogo. E in quella occasione il precettore non gli disse null\u2019altro che bene; ma poco dopo la detta cerimonia di accoglienza sopraggiunse un certo frate sergente di cui non ricorda il nome, poich\u00e9 \u00e8 morto da molto tempo.<\/p>\n<p>Questi lo condusse in disparte portando una piccola croce sotto il mantello; dopo che gli altri frati si furono allontanati, appena lo stesso sergente e il deponente furono soli, il sergente gli mostr\u00f2 una croce che, tuttavia, non ricorda se contenesse o meno l\u2019immagine del crocefisso, crede comunque che vi fosse, dipinta o scolpita.<\/p>\n<p>E quel frate gli disse: \u00ab <em>Conviene che tu rinneghi questo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>E il deponente, non credendo di peccare, disse: \u00ab<em>E io lo rinnego<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Allo stesso modo il sergente gli disse poi di mantenere la continenza ovvero la castit\u00e0; tuttavia, qualora non vi fosse riuscito, sarebbe stato meglio che lo avesse fatto in segreto piuttosto che in pubblico.<\/p>\n<p>Disse inoltre che quel rinnegamento che fece, lo aveva fatto non con convinzione, ma a parole.<\/p>\n<p>Disse poi che il giorno successivo lo aveva rivelato al vescovo di Carpentras, suo parente che si trovava in quel luogo, il quale gli disse che aveva agito male e che aveva peccato: per la qual cosa si confess\u00f2 allo stesso vescovo che gli ingiunse una penitenza che, a quanto a quanto ci ha detto, fece.<\/p>\n<p>Interrogato poi sul vizio di sodomia disse di non averlo mai praticato, in maniera n\u00e9 attiva n\u00e9 passiva, n\u00e9 sent\u00ec dire mai che i Templari praticassero quel vizio, tranne che tre soli tra essi, i quali, per quel vizio, erano stati condannati al carcere a vita nel castello di Ch\u00e0teau-P\u00e9lerin.<\/p>\n<p>Interrogato se i frati vengano accolti nell\u2019ordine nello stesso modo in cui fu accolto egli stesso, disse di non saperlo, dal momento che non accolse n\u00e9 vide mai accogliere nessuno, tranne che due o tre frati, dei quali non sapeva se avessero negato il Cristo o meno.<\/p>\n<p>Interrogato sui nomi di questi frati accolti disse di uno il cui nome era frate Pietro, del quale non sa il cognome. Interrogato su che et\u00e0 avesse quando divenne frate nell\u2019ordine, disse che aveva circa diciassette anni. Interrogato relativamente allo sputo sulla croce e sull\u2019idolo a forma di testa disse di non saperne nulla, aggiungendo che mai aveva sentito dire di questa testa finch\u00e9 non lo ud\u00ec dire da nostro signore papa Clemente nell\u2019anno test\u00e9 trascorso.<\/p>\n<p>Interrogato sul bacio disse che frate Rossolino, quando lo aveva accolto come frate, lo aveva baciato sulla bocca; di altri baci disse di non saperne nulla.<\/p>\n<p>Interrogato se volesse rimaner fermo su questa sua confessione, se avesse detto la verit\u00e0, e se vi avesse mescolato qualcosa di falso o avesse tralasciato qualcosa di vero, disse di volersi mantener fermo nella sua confessione ora rilasciata e di aver detto la verit\u00e0, e che in quella non aveva mescolato alcunch\u00e9 di falso, n\u00e9 omesso verit\u00e0 alcuna.<\/p>\n<p>Interrogato se avesse confessato le cose appena dette su richiesta, per denaro, gratitudine, simpatia, paura o odio o istigazione di qualcuno ovvero per paura della tortura, disse di no.<\/p>\n<p>Interrogato se dopo che fu arrestato gli fossero state poste domande o fosse stato torturato disse di no.<\/p>\n<p>E infine lo stesso frate Raymbaud, inginocchiatosi e giunte le mani chiese dinanzi a noi il perdono e la misericordia per i fatti rivelati; e poich\u00e9 era lo stesso frate Raymbaud a chiedere queste cose, abiur\u00f2 nelle nostre mani la ora rivelata e ogni altra eresia e, per la seconda volta, toccando il libro, giur\u00f2 sui santi Vangeli di Dio che egli stesso avrebbe obbedito ai precetti della Chiesa e avrebbe tenuto, creduto e osservato la fede cattolica che la Santa Romana Chiesa tiene, osserva, predica e insegna e ordina che sia osservata dagli altri, e che sarebbe vissuto e morto da fedele cristiano. Dopo tale giuramento noi cardinali, in virt\u00f9 dell\u2019autorit\u00e0 specialmente concessaci dal papa in questo luogo, abbiamo impartito allo stesso frate Raymbaud, che umilmente la chiedeva, il beneficio dell\u2019assoluzione dalla sentenza di scomunica nella quale, per le cose prima rivelate, era incorso, riammettendolo nell\u2019unit\u00e0 della Chiesa e restituendolo alla comunione dei fedeli e ai sacramenti ecclesiastici.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, lo stesso giorno, nel modo e nella forma predetti, costituitosi di persona, in presenza di noi e degli stessi notai e testimoni, il <strong>frate Geoffroy de Charny<\/strong>, cavaliere, precettore delle magioni del Tempio in tutta la Normandia, giur\u00f2 in modo simile sui santi Vangeli di Dio, toccando il libro; attentamente interrogato sulle modalit\u00e0 del suo ingresso nell\u2019ordine disse che sono circa quarant\u2019anni che fu accolto nella Milizia del Tempio dal frate Amaury de la Roche, precettore di Francia, presso \u00c9tampes, nella diocesi di Sens, nella cappella della magione templare di quel luogo, presenti il frate Jean le Franceys, precettore del Poitou e circa nove o dieci confratelli che ora, a quanto crede, sono morti.<\/p>\n<p>E, in quella occasione, terminato il rito d\u2019ingresso, postogli sul collo il mantello dell\u2019Ordine, il frate che lo aveva accolto lo trasse in disparte all\u2019interno della cappella stessa e gli mostr\u00f2 una croce sulla quale c\u2019era l\u2019immagine del Cristo: e gli disse di non credere in quello, anzi, di rinnegarlo. E allora, per ordine di quello, lo neg\u00f2 a parole ma senza convinzione. Disse anche che nel momento della sua accoglienza aveva baciato quel frate sulla bocca, sul petto, e sopra la veste, in segno di rispetto.<\/p>\n<p>Interrogato se i frati templari fossero accolti nell\u2019Ordine nello stesso modo in cui egli stesso era stato accolto disse di non saperlo. Disse anche di aver accolto personalmente nell\u2019Ordine un solo frate, secondo quella prassi per la quale egli stesso era stato accolto, e che in seguito accolse molti altri senza imporre loro il predetto rinnegamento e in modo corretto; disse anche che, per il rinnegamento del crocefisso che egli stesso aveva subito durante la sua accoglienza e imposto in quella che fece fare, si confess\u00f2 con l\u2019allora patriarca di Gerusalemme, e venne assolto da quello.<\/p>\n<p>Interrogato attentamente riguardo allo sputo sulla croce, ai baci e al vizio di sodomia e all\u2019idolo a forma di testa, disse di non saperne nulla. Interrogato disse inoltre di credere che gli altri frati vengano accolti nell\u2019Ordine nel modo in cui egli stesso vi fu accolto; disse tuttavia di non saperlo per certo, poich\u00e9 quando avvengono tali cerimonie d\u2019ingresso, gli accoliti vengono tratti in disparte in modo tale che gli altri fratelli che sono nella medesima magione non vedano n\u00e9 ascoltino cosa si faccia con essi in quella occasione.<\/p>\n<p>Interrogato su che et\u00e0 avesse quando fece ingresso nell\u2019Ordine, disse di avere avuto circa diciassette anni. Interrogato se avesse confessato le cose appena dette su richiesta, per denaro, gratitudine, simpatia, paura, odio o istigazione di qualcuno ovvero per paura della tortura, disse di no.<\/p>\n<p>Interrogato se volesse rimaner fermo su questa sua confessione, e se avesse detto la verit\u00e0 e se vi avesse mescolato qualcosa di falso ovvero se avesse tralasciato qualcosa di vero, disse che voleva rimaner fermo nella sua confessione appena detta, nella quale aveva detto ogni cosa per vera, e di aver detto la verit\u00e0, e che in quella non aveva mescolato alcunch\u00e9 di falso, n\u00e9 omesso verit\u00e0 alcuna.<\/p>\n<p>Dopo ci\u00f2 noi cardinali, secondo le modalit\u00e0 e le forme sopra scritte, ritenemmo che al medesimo frate Geoffroy, che nelle nostre mani abiurava quella appena rivelata e ogni altra eresia, e che giurava sui santi Vangeli di Dio richiedendo umilmente anche il beneficio dell\u2019assoluzione per questi fatti, fosse da impartire il beneficio dell\u2019assoluzione secondo le forme della Chiesa, riaccogliendolo nella unit\u00e0 della Chiesa e restituendolo alla comunione dei fedeli e ai sacramenti ecclesiastici.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, lo stesso giorno, costituitosi di persona, in presenza di noi, dei notai e dei testimoni sottoscritti il frate <strong>Geoffroy de Gonneville<\/strong>, attentamente interrogato sulla epoca e sulle modalit\u00e0 della sua accoglienza e sulle altre cose sopra menzionate, disse che sono circa ventotto anni che fu accolto come frate nell\u2019Ordine del Tempio da Robert de Torville, cavaliere e precettore delle magioni templari in Inghilterra, presso Londra, nella cappella della casa templare di quella citt\u00e0.<\/p>\n<p>In quella circostanza, il templare che lo accolse, dopo avergli consegnato il mantello dell\u2019ordine, gli mostr\u00f2 una croce dipinta su un certo libro e gli disse che era necessario che rinnegasse l\u2019immagine di colui che vi era raffigurato; e siccome l\u2019accolito non volle farlo, il precettore insistette assai che lo facesse.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 non voleva farlo in nessun modo, il templare, vedendo la sua resistenza, gli disse: \u00ab<em>Mi vuoi giurare che, se io ti risparmier\u00f2 dal farlo, dirai comunque di aver fatto questo rinnegamento se i confratelli te lo chiederanno<\/em>?\u00bb.<\/p>\n<p>Ed egli disse di s\u00ec, e promise che, qualora fosse stato interrogato da chiunque dei confratelli, avrebbe detto di aver compiuto il rinnegamento; pertanto, a quanto ci ha detto, non neg\u00f2 nient\u2019altro. Il templare che lo accoglieva gli disse anche che era necessario sputare sopra la croce prima mostrata; e poich\u00e9 egli non voleva farlo, il templare pos\u00f2 la mano sopra la croce e gli disse: \u00ab<em>Sputa almeno sulla mia mano<\/em>!\u00bb.\u00a0Temendo che il templare togliesse la mano e parte dello sputo potesse cadere sopra la croce, non volle sputare sopra la mano ma in terra, vicino la croce.<\/p>\n<p>Interrogato attentamente sul vizio di sodomia, sull\u2019idolo a forma di testa, sui baci e altri fatti sui quali i templari sono diffamati disse di non saperne nulla.<\/p>\n<p>Interrogato se altri frati dell\u2019ordine, sono accolti nello stesso modo in cui egli stesso fu accolto, disse di credere che, come avvenne a lui in occasione del suo ingresso gi\u00e0 ricordato, cos\u00ec avvenga anche per gli altri. Interrogato se avesse confessato le cose appena dette su richiesta, per denaro, gratitudine, simpatia, paura o odio o istigazione di qualcuno ovvero forzatamente o per paura della tortura, disse di no.<\/p>\n<p>Dopo ci\u00f2 noi cardinali, secondo le modalit\u00e0 e le forme sopra scritte, ritenemmo che al medesimo frate Geoffroy de Gonneville, che nelle nostre mani abiurava la ora rivelata e ogni altra eresia e che giurava sui santi Vangeli di Dio richiedendo umilmente anche il beneficio dell\u2019assoluzione per questi fatti, fosse da impartire il beneficio dell\u2019assoluzione secondo le forme della Chiesa, riaccogliendo egli stesso nell\u2019unit\u00e0 della Chiesa e restituendolo alla comunione dei fedeli e ai sacramenti ecclesiastici.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, il giorno diciannove del corrente mese, costituitosi personalmente in presenza di noi e dei medesimi notai e testimoni <strong>Hugues de P\u00e9rraud<\/strong>, cavaliere, precettore delle magioni del Tempio in Francia, toccando il libro, giur\u00f2 sui santi Vangeli di Dio nel modo e nella forma predetti.<\/p>\n<p>Il predetto frate Hugues, dopo che, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, ebbe giurato, interrogato sul modo del suo ingresso nell\u2019ordine, disse di essere stato accolto in Lione, nella casa templare di quella citt\u00e0, nella cappella della medesima magione, passati gi\u00e0 quarantasei anni pi\u00f9 o meno, il giorno della festa della Maddalena prossimo passatoa; e lo accolse come frate dell\u2019ordine il frate Hubert de P\u00e9rraud, cavaliere templare e suo zio paterno, visitatore delle magioni dell\u2019ordine in Francia e nel Poitou.<\/p>\n<p>Questi gli pos\u00f2 il mantello dell\u2019ordine sul collo; fatto ci\u00f2, un altro confratello di nome Giovanni, che poi fu precettore di La Muce, lo prese da parte nella cappella, e mostratagli una certa croce nella quale era dipinta l\u2019immagine del crocefisso, gli ordin\u00f2 di rinnegare l\u2019immagine di colui che vi era rappresentato: questi, a quanto ci ha detto, per quanto pot\u00e9 , si oppose. Nondimeno, alla fine, atterrito dalle intimidazioni e dalle minacce di quel frate Giovanni, rinneg\u00f2 l\u2019immagine dipinta, ma una sola volta.<\/p>\n<p>Tuttavia, seppure il detto frate Giovanni gli avesse ordinato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte di sputare sopra la detta croce, non volle farlo.<\/p>\n<p>Interrogato se avesse baciato il templare che lo aveva accolto disse di s\u00ec, ma solo sulla bocca. Interrogato sul vizio di sodomia disse che non gli fu mai imposto, n\u00e9 mai lo commise.\u00a0Interrogato se avesse ricevuto alcuni nell\u2019Ordine disse di s\u00ec: molte persone e in molti casi, pi\u00f9 di qualsiasi altro templare ancora in vita nell\u2019Ordine.<\/p>\n<p>Interrogato sul modo con cui accolse altri disse che, dopo la cerimonia d\u2019ingresso, consegnati i mantelli, imponeva a ciascuno degli accolti che negassero il crocefisso e che baciassero lui sul fondo schiena, sull\u2019ombellico e, in seguito, sulla bocca.<\/p>\n<p>Disse anche che li ammoniva di astenersi dai rapporti sessuali con le donne; e qualora non avessero potuto contenere il desiderio, di unirsi con i propri confratelli.<\/p>\n<p>Per suo giuramento disse anche che il rinnegamento che fece quando fu accolto nello Ordine e le altre prescrizioni che impose a quelli che furono accolti da lui, le aveva fatte soltanto a parole e senza intenzione.<\/p>\n<p>Interrogato perch\u00e9 mai lo avesse fatto e perch\u00e9 mai se ne dolesse, dal momento che lo faceva senza intenzione, rispose che cos\u00ec prescrivevano gli statuti ossia le consuetudini dell\u2019ordine: e da sempre aveva sperato che quell\u2019errore venisse rimosso.\u00a0Interrogato se qualcuno tra gli accoliti si rifiutasse di sputare o fare le altre riprovevoli azioni da lui stesso menzionate poco prima, disse che in pochi si rifiutavano: ma alla fine lo facevano tutti.<\/p>\n<p>Disse anche che per quanto egli stesso imponesse ai frati che accoglieva nell\u2019ordine di unirsi sessualmente tra confratelli, mai tuttavia gli accadde di farlo, n\u00e9 ud\u00ec mai di qualcuno che avesse commesso quel peccato, tranne che di due o tre frati che in Terra d\u2019Oltremare, per quel vizio, erano stati incarcerati nella fortezza di Ch\u00e0teau-P\u00e9lerin.<\/p>\n<p>Interrogato se sappia o meno se tutti i frati dell\u2019ordine siano ricevuti nel modo il cui egli stesso accolse gli altri, disse di non saperlo per certo, tranne che per se stesso e per quelli che aveva accolto personalmente, poich\u00e9 i templari vengono accolti nell\u2019ordine secondo una procedura talmente segreta che nulla si pu\u00f2 sapere, se non attraverso quelli che sono presenti alla cerimonia d\u2019ingresso.<\/p>\n<p>Interrogato se creda che gli accolti siano ricevuti in tal modo disse di credere che quella stessa prassi sia ancora mantenuta per accogliere altri, cos\u00ec come fu praticata per accogliere lui, e che egli stesso aveva osservato per quelli che aveva accolto.<\/p>\n<p>Interrogato sull\u2019idolo a forma di testa, che si dice sia adorato dai Templari, disse che lo vide, mostratogli a Montp\u00e9llier dal frate Pierre Allemandin, precettore di quel luogo; e quella testa rimase a frate Pierre.\u00a0Interrogato su che et\u00e0 avesse quando fu accolto nell\u2019ordine disse che sent\u00ec dire da sua madre di avere avuto diciotto anni.<\/p>\n<p>Disse anche che gi\u00e0 un\u2019altra volta aveva confessato questi fatti, in presenza del frate inquisitore Guillaime de Paris o di un suo commissario; e che quella confessione era stata scritta per mano dello stesso maestro che qui si sottoscrive, Amise de Orl\u00e9ans, e di certi altri notai pubblici.<\/p>\n<p>E si attiene a quella confessione come vera, e in quella, e in tutto ci\u00f2 che in questa concorda con quella, vuole rimaner fermo; e se nella medesima sua confessione fatta, come gi\u00e0 detto, dinanzi all\u2019inquisitore o al suo commissario, vi sia qualcosa in pi\u00f9, lo ratifica, lo approva e lo conferma. Interrogato se abbia confessato le cose appena dette su richiesta, per denaro, gratitudine, simpatia, paura o odio o istigazione di qualcuno ovvero per paura della tortura, disse di no. Interrogato se dopo che fu arrestato gli fossero state poste domande o fosse stato torturato disse di no.<\/p>\n<p>Dopo ci\u00f2 noi cardinali, secondo le modalit\u00e0 e le forme sopra scritte, ritenemmo che al medesimo frate Hugues, che nelle nostre mani abiurava la ora rivelata e ogni altra eresia e che giurava sui santi Vangeli di Dio richiedendo umilmente anche il beneficio dell\u2019assoluzione per questi fatti, fosse da impartire il beneficio dell\u2019assoluzione secondo le forme della Chiesa, riaccogliendo egli stesso nell\u2019unit\u00e0 della Chiesa e restituendolo alla comunione dei fedeli e ai sacramenti ecclesiastici.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, il venti del corrente mese, in presenza di noi e dei medesimi notai e testimoni, costituitosi di persona il frate <strong>Jacques de Molay<\/strong>, cavaliere e gran maestro dell\u2019ordine del Tempio, dopo che ebbe giurato, attentamente interrogato sulla forma e le modalit\u00e0 sopra riportate, disse che sono passati circa quarantadue anni dacch\u00e9 presso Beune, nella diocesi di Autun, fu accolto come frate dell\u2019Ordine, per mezzo del cavaliere templare Hubert de P\u00e9rraud, allora visitatore di Francia e Poitou, nella cappella della magione di quel luogo.<\/p>\n<p>Sulle modalit\u00e0 del suo ingresso nell\u2019Ordine disse che quello che lo aveva accolto, prima di allacciargli il mantello, gli mostr\u00f2 una certa croce, gli disse di rinnegare Dio la cui immagine era dipinta sulla croce stessa, e di sputarvi sopra: cosa che egli fece; e tuttavia non sput\u00f2 sulla croce, ma per terra, a quanto disse.<\/p>\n<p>Disse inoltre che quel rinnegamento lo fece a parole, senza intenzione. Interrogato attentamente sul vizio di sodomia, sull\u2019idolo a forma di testa e sui baci immorali disse di non saperne nulla. Interrogato se avesse confessato le cose appena dette su richiesta, per denaro, gratitudine, simpatia, paura o odio o istigazione di qualcuno ovvero per paura della tortura, disse di no.\u00a0Interrogato se dopo che fu arrestato gli fossero state poste domande o fosse stato torturato disse di no.<\/p>\n<p>Dopo ci\u00f2 noi cardinali, secondo le modalit\u00e0 e le forme sopra scritte, ritenemmo che al medesimo frate Jacques, gran maestro dell\u2019ordine, che nelle nostre mani abiurava la ora rivelata e ogni altra eresia e che giurava sui santi Vangeli di Dio richiedendo umilmente anche il beneficio dell\u2019assoluzione per questi fatti, fosse da impartire il beneficio dell\u2019assoluzione secondo le forme della Chiesa, riaccogliendo egli stesso nell\u2019unit\u00e0 della Chiesa e restituendolo alla comunione dei fedeli e ai sacramenti ecclesiastici.<\/p>\n<p>Nello stesso giorno 20 il gi\u00e0 menzionato frate <strong>Geoffroy de Gonneville<\/strong>, costituitosi alla presenza di noi e dei medesimi notai e testimoni, ha ratificato, approvato e confermato spontaneamente e liberamente la sua confessione sopra riportata, lettagli pubblicamente nella sua lingua, dichiarando che intende rimaner fermo tanto in questa confessione quanto anche in quella che gi\u00e0 un\u2019altra volta ha dichiarato, su questi fatti, dinanzi all\u2019Inquisitore o agli inquisitori, dal momento che concorda con la detta confessione fatta dinanzi a noi e ai notai e ai testi ricordati, e che intende attenersi ad entrambe le confessioni; e se nella medesima confessione fatta, come \u00e8 stato detto, dinanzi all\u2019Inquisitore o agli inquisitori, vi sia qualcosa in pi\u00f9, lo ratifica, lo approva e lo conferma.<\/p>\n<p>Nel predetto giorno 20 il gi\u00e0 menzionato frate precettore <strong>Hugues de P\u00e9rraud<\/strong>, costituitosi in presenza di noi e dei medesimi notai e testimoni, in modo e forma analoghi, spontaneamente e liberamente ha ratificato, approvato e confermato la sua confessione sopra riportata lettagli pubblicamente nella sua lingua.<\/p>\n<p>A testimonianza di tutto questo, abbiamo ordinato che le confessioni e tutti i singoli fatti sopra riportati, dinanzi a noi e agli stessi notai e testimoni e da noi stessi resi come qui sopra sono contenuti, vengano scritti e, una volta redatti in pubblica forma da Robert de Condet, chierico della diocesi di Soissons e notaio per autorit\u00e0 apostolica, che fu presente insieme a noi e ai notai e testi sotto indicati, siano munite con il peso dei nostri sigilli.<\/p>\n<p>Questi fatti si svolsero nell\u2019anno, nell\u2019indizione, nel mese, nei giorni, nel pontificato e nel luogo sopra ricordati, in presenza di noi, presenti i notai pubblici per autorit\u00e0 apostolica Umberto Vercellani, Nicolo Nicolai di Benevento, il ricordato Robert de Condet e il maestro Amise de Orl\u00e9ans detto le Ratif, e i testimoni appositamente convocati per questo: il religioso frate Raimondo, abate del monastero di San Teoffredo dell\u2019ordine di San Benedetto nella diocesi di Annecy, e gli avveduti signori Bernardo da Boiano, arcidiacono di Troia, Raoul de Boset, penitenziere e canonico di Parigi e Pierre de Soire, custode della chiesa di Saint-Gauc\u00e9ry di Cambresis.<\/p>\n<p>E io il medesimo <strong>Robert de Condet<\/strong>, chierico della diocesi di Soissons, notaio pubblico per autorit\u00e0 apostolica, ho assistito a tutti i singoli fatti sopra riportati in presenza dei reverendi padri e gi\u00e0 ricordati signori cardinali, di me, e degli altri medesimi notai e testimoni, presente per grazia degli stessi cardinali insieme ai ricordati notai e testimoni, e dietro ordine degli stessi signori cardinali scrissi il presente strumento pubblico e, su richiesta, lo ho redatto in pubblica forma apponendovi il mio segno notarile.<\/p>\n<p>E io sopra ricordato <strong>Umberto Vercellani<\/strong>, chierico di B\u00e9ziers, notaio pubblico per autorit\u00e0 apostolica ho assistito alle confessioni e a tutti i singoli fatti sopra riportati in presenza dei signori cardinali predetti e come sopra pi\u00f9 ampiamente \u00e8 riportato, presente per grazia di questi insieme ai notai e ai testimoni sopra menzionati e dietro ordine degli stessi signori cardinali, a maggiore garanzia mi sono sottoscritto in questo strumento pubblico e lo ho autenticato con il mio segno notarile.<\/p>\n<p>E io <strong>Nicola di Benevento<\/strong>, notaio pubblico per autorit\u00e0 apostolica sopra nominato, ho assistito alle confessioni e a tutti i singoli altri fatti sopra riportati in presenza dei signori cardinali predetti e come sopra pi\u00f9 diffusamente \u00e8 riportato, presente per grazia di questi insieme ai notai e ai testimoni sopra menzionati e dietro ordine degli stessi signori cardinali, a maggiore garanzia mi sono sottoscritto in questo strumento pubblico e lo ho autenticato con il mio segno notarile<\/p>\n<p>E io <strong>Amise de Orl\u00e9ans detto le Ratif<\/strong>, chierico e notaio pubblico per l\u2019autorit\u00e0 della sacrosanta Chiesa di Roma ho assistito alle confessioni ovvero deposizioni e a tutti gli altri singoli fatti in presenza dei padri e signori cardinali predetti e come sopra \u00e8 pi\u00f9 diffusamente contenuto, fui presente insieme ai notai e testimoni sopra menzionati e dietro ordine degli stessi signori cardinali a testimonianza di verit\u00e0 mi sono sottoscritto, su richiesta, in questo strumento pubblico e lo ho autenticato con il mio segno notarile.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Legati Pontifici assolvono gli alti dignitari del Tempio &#8211; 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