La signora Nadia Somma Caiati sul suo Blog informa che secondo lei nella Liguria, e particolarmente a Sanremo, la rabbia reazionaria e la misogina stiano nuovamente dilagando.
La giornalista ritiene che il progetto del Vescovo Antonio Suetta sia l’ennesima iniziativa volta a far risuonare quotidianamente nell’aria note di disprezzo e pregiudizio verso le donne.
Noi riteniamo che non sia così. Nelle parole e nell’azione del prelato non si annida un sentimento e neppure un atteggiamento di avversione, di repulsione nei confronti delle donne ma piuttosto un sentimento di grande considerazione.
Certamente, i Cavalieri Bianchi di Seborga non sono progressisti, non sono innovatori, non sono riformisti, non sono rivoluzionari: assomigliano al Vescovo. A noi ciò che Gesù ha insegnato ci basta. La sua lezione non necessita di essere “migliorata” anche perché ciò non è possibile.
La campana che suona a Sanremo ha lo scopo di farci fermare un attimo per ascoltare e riflettere in un tempo in cui è sempre più difficile prendere coscienza di situazioni malvage. Saremmo molto delusi se il mondo femminile non considerasse l’aborto un fallimento personale e sociale.
Nel dramma dell’aborto, nella distruzione meccanica o chimica di un feto, nella soppressione di un essere vivente la giornalista non riesce a vedere altro che una “rabbia reazionaria”.
Purtroppo ella non riesce a vedere il dramma di coscienza, la necessità di una riflessione profonda, il peso di una scelta ma solo un atteggiamento ostile all’emancipazione della donna, come se la soppressione di un feto fosse un ostacolo al “nuovo che avanza.”
Far suonare una campana, pregare, non è una risposta patriarcale alla richiesta e alla pretesa di libertà delle donne e neppure una forma di discriminazione o di violenza verso il sesso femminile.
I Cavalieri Bianchi ritengono che sia un bene, una fortuna per la collettività sanremese, e non solo per quella, avere un pastore che porti alla riflessione, alla introspezione, al recupero di valori quali la difesa della vita.
