Domani celebreremo la Pasqua. Per molte persone la Pasqua, anche questa Pasqua, sarà un giorno uguale a tanti altri. Un fine settimana lungo, una gita fuori porta, una bella abbuffata e poi l’uovo da rompere oppure una fetta di colomba da deglutire con un po’ di vino liquoroso.
Se per alcuni la domenica di Pasqua sarà un altro giorno “ordinario” per altri la Pasqua sarà invece un giorno speciale. Un giorno, un momento, un’occasione per riflettere, per meditare, per porci quelle domande e darci quelle risposte che non amiamo, che abbiamo sempre cercato di evitare.
Per il Cavaliere di Cristo la Pasqua è l’occasione per proiettare e concentrare i nostri pensieri sulla predicazione, sulla morte e resurrezione del nostro Signore: Gesù Cristo, il Nazareno. Noi che con umiltà e impegno seguiamo la via della cavalleria spirituale, quella che fu di Hugues de Payns, di Jacques de Molay, di Ponse Lance e che cerchiamo in questa vita frenetica e vana di testimoniare la nostra fede in Cristo non possiamo dimenticare quanto Giovanni ci ha tramandato (10:16): “E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore”.
In questi giorni tormentati, di lutti, di vittime innocenti, giorni in cui l’etica, la morale paiono spazzate via, giorni in cui la millanteria, la falsità, la zizzania, il tradimento paiono imperversare ed avere posizioni predominanti, dobbiamo ricordarci che noi siamo la risposta. I Cavalieri lavorano nella Luce e per la Luce, per portare serietà, gioia, saggezza e un aiuto al mondo. Solo così riusciremo ad aiutare il nostro Signore, il nostro Pastore, il nostro Sacerdote, al fine di riunire le tante pecorelle, comprese quelle smarrite, in un solo grande gregge. A Dio piacendo, tutto ciò si realizzerà.
