Messaggio del Priore Generale ai Cavalieri, Dame… ai Seborghini, ma non solo a loro

Cari Cavalieri e Dame del Venerabilis Ordo Sancti Sepulchri,

giunti nel Tempo Pasquale, desidero augurare a tutti voi una Buona Pasqua, ma anche offrire una riflessione sul senso di questo tempo.

            Il venerdì ogni cristiano prova la disperazione per l’ingiusta violenza perpetrata su Gesù; le torture subite, la sua morte di croce e la frettolosa sepoltura ci lasciano sgomenti.

            Arriva poi il sabato; è questo un giorno di smarrimento, di incredulità, di attesa, di silenzio e solitudine.

            Domenica è il giorno della Buona Novella: il sepolcro è vuoto, Gesù Cristo è risorto. La paura, l’incertezza, lo sgomento hanno lasciato il posto alla speranza e alla certezza: “alleluia, alleluia, alleluia“.

            Sappiamo che il popolo ebraico chiama questa ricorrenza Pesha cioè passaggio. Infatti, la Pasqua ebraica ricorda l’uscita dall’Egitto, dalla condizione di schiavitù e il lungo ritorno in Israele. Per noi Cristiani la Pasqua ci rammenta che il Signore è sceso in terra, è stato tra di noi per redimerci dalla colpa originaria.

            Per gli Ebrei la celebrazione della Pesha consiste in un pasto frugale: “Con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore”, [Es 12,11].

            Noi Cristiani commemoriamo la Pasqua per ricordare il passaggio di Cristo, e il ritorno da questo mondo al Padre che sta nei cieli: “Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. [Gv 13,1].

            Nella nostra Pasqua si celebra il sacramento dell’Eucarestia che consiste nel ricevere, sotto le specie del pane e del vino, il dono del corpo e del sangue di Gesù Cristo come alimento di vita eterna. Da questa celebrazione comprendiamo anche perché Gesù, appena nato, si trovi in una mangiatoia.

            Anche per noi la Pasqua è passaggio: è passare da uno stato profano a uno stato di comunione con Gesù Cristo. Nella Pasqua, egli ci invita a riflettere, a leggere e comprendere il senso della sua discesa terrena e ad accettare la salvezza che ci propone. Questa passa attraverso due momenti altamente toccanti e cioè il Getsemani: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia, non sia fatta la mia, ma la tua volontà». [Lc 22,42] e la croce: “Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò“. [Lc 23,46].

            In questo mondo volubile, a volte vuoto, una cosa è certa: “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia”, [Is 54,10].

            Il Signore ci offre la sua misericordia che è un tempo, un tempo per riflettere sulla nostra vita, per rileggere gli errori e porvi rimedio attraverso la preghiera e azioni concrete. Solo così sarà possibile che si compia la profezia di Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi…” [Ez 36,26-27].

            Noi Cavalieri e Dame non possiamo dimenticare che lo scopo principale del nostro Ordine e difendere la cristianità, rafforzare tra i nostri membri la pratica della vita cristiana e rinnovare il nostro impegno di fede verso Gesù Cristo, nostro Signore e nostro Maestro.

Gesù il Nazareno sulla croce è il senso stesso della Pasqua